Quanti stranieri contribuiscono all’economia serba?

Secondo l’Ufficio nazionale per l’Impiego della Repubblica di Serbia nel corso del 2013 sono stati rilasciati 2,783 visti di lavoro nel paese. Il maggior numero di visti è stato assegnato nell’ordine a russi, cinesi, turchi, rumeni, cittadini bosniaci, tedeschi e greci. Secondo l’Agenzia delle Entrate serba uno straniero su tre è un forte contribuente del fisco serbo.

Dopo dodici anni di presenza delle banche e delle imprese straniere è possibile valutare il loro impatto sull’economia serba. Il Foreign Investment Council (FIC) dichiara che le imprese straniere hanno finora investito oltre 20 miliardi di euro e creato 95mila posti di lavoro. Oltre a questi benefici finanziari diretti, vi sono quelli indiretti collegati al fatto che gli stranieri spesso vivono con la famiglia e pagano i contributi assistenziali in Serbia. Il presidente del FIC Frederic Coin: “Sottolineo anche il costante dialogo con il governo e il fatto che in Serbia può arrivare qualsiasi manager da tutto il mondo portando il suo bagaglio di esperienze. Ogni quattro serbi che lavorano in Societè Generale uno ora lavora nella sede centrale di Parigi e hanno imparato il lavoro in Serbia”.

La moscovita Svetlana Tolmachova, direttrice generale di ProCredit Bank, banca a capitale tedesco, afferma che la crescita è visibile ma dopo le sanzioni e le guerre il punto di partenza era davvero basso. “E’ stato creato un buon sistema del credito all’interno dei nuovi regolamenti della banca centrale. La cosa più importante è che dopo il collasso delle quattro banche statale si è riusciti a riguadagnare la fiducia dei risparmiatori”.

La professoressa Zivka Prsulj dell’Accademia Bancaria di Belgrado sottolinea come l’arrivo di manager e imprenditori dall’estero abbia favorito anche la crescita dello spirito imprenditoriale dato che l’economia è un processo globale. “Importante poter oltrepassare i condizionamenti politici e permettere ai giovani di lavorare, imparare e vedere il mondo senza alcuna raccomandazione politica”.

Gli imprenditori serbi dal canto loro sottolineano come le imprese straniere nel paese possano contare su un forte supporto dei loro paesi d’origine. “Ogni catena della grande distribuzione che è arrivata in Serbia ha fruito di questi aiuti”, dice Zoran Tirnanic della catena commerciale DIS.

Certo, non sono mancate esperienze negatice, con imprenditori che hanno sfruttato dei buchi normativi all’interno del cosidetto “Balkan-style” di fare affari. Ma l’avvicinamento agli standard europei e la diffusa disponibilità di informazioni commerciali dovrebbero ridurre questi rischi.

(RTS, 09.02.2014)

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