Quando l’economia andrà meglio?

I calcoli del Consiglio Fiscale mostrano che, con le misure approvate, non vi sono possibilità che per la fine del 2017 la Serbia passi ad una fase di “rinascita”.

Secondo il Consiglio Fiscale, anche se il governo implementasse tutte le riforme previste per questo e per i due anni successivi, sarebbero ancora necessari tagli al bilancio statale per altri 300 milioni di euro. Il Consiglio Fiscale non specifica in quali ambiti bisognerebbe procedere a ulteriori risparmi, ma si appella al Governo affinché quanto prima definisca delle clausole di salvaguardia che possano aiutare a rallentare la crescita del debito pubblico.

Ovviamente le nuove misure non possono riguardare il congelamento di pensioni e stipendi fino al 2017 così come la riduzione del personale nella pubblica amministrazione. Non vi sarà neanche spazio per ulyteriori contenimenti dei costi di gestione dei ministeri, come, ad esempio, la riduzione del parco macchine. Bisogna quindi trovare altre fonti di risparmio.

Il Consiglio Fiscale prevede altresì che nei prossimi anni più persone che, per varie ragioni, perderanno il lavoro chiederanno aiuto all’assistenza dello Stato.

Secondo il Consiglio Fiscale l’ente elettricod i Stato EPS dovrà essere ristrutturato. “Il prezzo dell’energia elettrica in Serbia è più basso di ogni altro paese comparabile nella regione. Deve essere incrementato perché questa politica di prezzi sovvenzionati non consente ai cittadini d considerare ogni altra forma di riscaldamento. La stessa Srbijagas deve essere ristrutturata urgentemente, perchè non può accadere che si risparmi sulle pensioni e gli stipendi pubblici e si continui a sovvenzionare questa impresa”.

Gli esperti del Consiglio Fiscale ritengono inoltre che non possa prevedersi un incremento della domanda interna dell’1% neglia nni a venire. Al contrario, il paese deve essere pronto a un ulteriore abbassamento degli standard.

Non viene vista positivamente la posizione del Governo di rafforzare, nel corso dei prossimi anni, il cambio del dinaro nei confronti dell’euro in termini reali. Ricordiamo che il Governo aveva previsto per quest’anno nella sua strategia fiscale un cambio euro/dinaro a 120 (soglia già superata), per il prossimo anno a 121,5 e per il 2017 a 123. “Senza un cambio realistico del dinaro non si possono raggiungere esportazioni e investimenti. In questo senso credo che il deprezzamento reale del dinaro rispetto all’euro sarà del 5%, per cui nel 2015 il cambio sarà atorno ai 124 dinari per euro, nel 2016 a 130 e nel 2017 a 136”, afferma l’economista Goran Nikolic.

Negli anni passati sono state prese delle misure economiche ad hoc che oggi possono rappresentare una serie di fattori di rischio. Il Governo ha provato a ridurre il numero di dipendenti pubblici, alcuni di essi hanno lasciato il lavoro, gli sono state pagate le liquidazioni, ma poi sono state assunte altre persone. Lo stesso avvenuto con il contenimento del monte salari: la riduzione del numero dei dipendenti pubblici non ha seguito un processo di analisi delle effettive necessità nella scuola o nel settore sanitario. Inoltre la riforma delle imprese statali,s e non attuata in tempi brevi, rischia di rendere inutili tutte le altre misure di risparmio.

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