Quali condizioni porteranno i “cinque grandi” a Belgrado il 21 ottobre?

Gli emissari dei presidenti di Stati Uniti, Francia, Germania e Italia insieme a Miroslav Lajčak, rappresentante speciale dell’UE per il dialogo tra Belgrado e Pristina, arriveranno in Serbia tra nove giorni esatti.

È la seconda volta quest’anno che vengono a Belgrado e non arriveranno certo a mani vuote. Fonti del Blic indicano che proporranno alle autorità serbe un piano “prendere o lasciare” ed eserciteranno pressioni per l’attuazione dell’Accordo di Ohrid, ripristinando così il dialogo tra Belgrado e Pristina, attualmente in stallo.

“Dopo tutto quello che è successo in Kosovo e in Serbia, l’arrivo dei cosiddetti “big five” a Belgrado e Pristina era del tutto atteso. Non verranno a mani vuote, ma in parte per esaminare la situazione e credo soprattutto per presentare un piano per uscire dall’attuale crisi del Kosovo e un piano per ripristinare il dialogo, più precisamente per continuare il processo di normalizzazione delle relazioni tra le due parti, interrotto nella primavera di quest’anno”, afferma Srećko Đukić, ex diplomatico.

Igor Novaković, direttore del Centro di ricerca per gli affari internazionali e di sicurezza, afferma che il Kosovo sarà l’argomento dominante.“Penso che le relazioni tra Serbia e Kosovo saranno l’argomento dominante di discussione, così come l’ulteriore attuazione  dell’Accordo di Ohrid e l’incidente di Banjska. Non mi sembra che le sanzioni contro la Russia siano attualmente un argomento scottante”, osserva Novaković.

La data esatta dell’arrivo dei cinque diplomatici, il 21 ottobre, è stata rivelata ieri dal Presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, il quale ha affermato che la presunzione di esporre le autorità serbe a ulteriori pressioni non è una novità, poiché egli affronta quotidianamente pressioni esterne.

Ora la situazione è ulteriormente complicata dagli eventi di Banjska, quando un poliziotto albanese e tre paramilitari serbi sono stati uccisi nel conflitto nel nord del Kosovo. Igor Novaković definisce la situazione attuale in Kosovo “critica”. “La possibilità stessa di uno scoppio anche solo di un conflitto locale apre la possibilità di ricadute. Nel contesto della guerra in Ucraina e della crisi in Medio Oriente, questo è certamente uno scenario che Vučić vuole evitare. Questi sono anche i temi dell’attuale sessione del Consiglio della NATO, Ucraina, Medio Oriente e Kosovo”, afferma Novaković.

Nikola Lunić, del Consiglio per le politiche strategiche, ritiene che l’arrivo dei “big five” indichi che c’è sempre meno tolleranza e sempre più aspettative da parte della comunità internazionale. “La pressione prevista sarà esercitata sia su Pristina che su Belgrado e l’incidente di Banjska potrebbe rappresentare un punto di svolta per sanzioni o incentivi. A prescindere dai risultati delle indagini sugli eventi di Banjska, il fatto è che entrambe le parti hanno violato le disposizioni dell’Accordo di Ohrid, per il quale il Ministero degli Esteri tedesco ha recentemente dichiarato di non avere alternative. Mentre Belgrado ha fatto pressioni e votato contro l’adesione del Kosovo al Consiglio d’Europa, Pristina si è rifiutata di discutere il progetto di statuto della Comunità dei Comuni Serbi”, aggiunge Lunić.

(Blic, 12.10.2023)

https://www.blic.rs/vesti/politika/sankcije-da-ili-ne-sta-velika-petorka-donosi-u-beograd-21-oktobra/j29z95p

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