Quale futuro per la scienza in Serbia?

di Branislav Simonovic

Il giorno 27 aprile del 2014, presentando il programma del nuovo governo, Alekdandar Vucic, tra l’altro, ha dichiarato: “Una delle priorità di questo governo sarà la scienza e lo sviluppo tecnologico (…)”, ma il livello dei finanziamenti alle stesse ricerche scientifiche è sceso sotto il livello necessario affinché queste attività si mantengano, mentre una pluriennale trascuratezza dei problemi in questo settore ha generato le proteste organizzate da parte degli scienziati. Oltre al previsto aumento di investimenti nella ricerca scientifica, il governo stabilirà attraverso varie misure, come anche con delle modifiche e delle integrazioni alla Legge sulla ricerca scientifica, un nuovo modello di finanziamenti per la scienza prendendo come riferimento quello dei paesi sviluppati del mondo. L’accertamento delle condizioni che stimolerebbero gli scienziati di rimanere nel paese, l’aumento degli investimenti nella scienza, come anche la collaborazione tra la scienza e l’economia, avrebbero fornito la base per uno sviluppo economico più rapido e una generale rivitalizzazione socio-culturale.

E, ancora una volta, sono rimaste solo le promesse. Gli stanziamenti per la scienza sono rimasti allo 0,35% del Pil, con i prestiti si arriva allo 0,42 del Pil. Gli stipendi degli scienziati da diversi anni non aumentano, anzi, sono scesi con l’introduzione di nuove tasse, mentre i fondi per i costi dei materiali sono stati ridotti in modo significativo, del 30-40% rispetto al 2012. È interessante anche il fatto che il ministero paga i migliori scienziati con una somma di circa 92.000 dinari (750 euro) al mese, mentre gli stipendi delle persone non inquadrate come dirigenti all’Unità per la gestione dei progetti del Ministero ammontano a circa 95000 dinari (780 euro).

Nella proposta di bilancio statale per l’anno 2016, che attualmente si valuta in Assemblea, si prevede di ridurre gli stanziamenti per la scienza e la tecnologia di circa un miliardo di dinari (intorno a 8 milioni di euro). È in questo modo i ministri hanno pensato di dover realizzare quello che il primo ministro ha precedentemente promesso ( aumento degli investimenti nella ricerca scientifica, creazione delle condizioni per far rimanere gli scienziati nel paese, creazione delle condizioni per uno sviluppo economico più veloce…). Si pone la domanda se il primo ministro sia a conoscenza del fatto che i ministri hanno previstonel bilancio per l’anno 2016 il contrario di quello che lui stesso ha promesso nella presentazione del programma del nuovo governo.

I dati sulla competitività mondiale fanno preoccupare. La Serbia si trovava al 101 posto su 143 paesi del mondo nella valutazione nel 2013/2014, mentre nella valutazione precedente (2012/2013) si trovava al 99 posto:

http://www3.weforum.org/docs/WEF_GlobalCompetitivenessReport_2013-14.pdf

Ciò significa che ci si sta muovendo verso la coda della classifica. In questo senso la Serbia è sulla strada giusta. La direzione è buona, l’unica cosa rimasta da fare è di cambiare la direzione di 180 gradi. Per fare ciò bisogna chiamare in aiuto la scienza e la professionalità.

Se si prende in considerazione la stessa valutazione, si può osservare che “la qualità delle istituzioni di ricerca scientifica” sono al 50esimo posto della stessa lista. Quindi, la Serbia ha le condizioni reali per stare ad un posto più alto sulla lista, solo se realmente utilizzasse quello che già possiede. Nonostante i bassi investimenti nella scienza, la qualità delle istituzioni di ricerca scientifica è stata esaminata con un voto che per la Serbia è difficile realizzare nel suo complesso. Il governo doveva prendere questo in considerazione nel momento della decisione degli stanziamenti di bilancio per la ricerca scientifica.

Ma, secondo le antiche tradizioni serbe, appena uno comincia ad avvicinarsi alla vetta ( arriva al 50 posto nel mondo), bisogna riportarlo giù. I fondi per i costi dei materiali per gli scienziati sono stati dimezzati. Oppure il governo e il ministero hanno deciso di porre davanti alla comunità scientifica un altro compito impossibile da risolvere. È come chiedere di contestare i principi base della termodinamica: dal nulla non può nascere qualcosa.

(Politika, 12.12.2015)

 

 

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