Negli ultimi dieci anni, Belgrado ha registrato una media di 41,9 notti tropicali all’anno. Si tratta di poco meno della metà di tutte le notti estive. Perché sta accadendo e cosa si può fare per cambiare questa situazione?
Sia l’urbanizzazione sia il cambiamento climatico sono responsabili del riscaldamento di Belgrado, scrive il dottor Ivan Simić della Facoltà di Architettura di Belgrado. In un articolo per Klima 101, spiega come questa tendenza possa essere arrestata e persino invertita.
Il rapporto di quest’anno sullo Stato del clima europeo (State of the European Climate) ha fornito numerosi dati interessanti sui diversi impatti climatici, misurati attraverso vari indicatori. Uno di questi è lo stress termico, che può essere espresso attraverso il numero di notti tropicali, ossia le notti durante le quali la temperatura dell’aria non scende sotto i 20 °C. Tali condizioni rendono più difficile dormire e riposare, riducono il comfort quotidiano e possono persino influire sulla salute.
Secondo il rapporto, gran parte dell’Europa ha registrato nel 2025 un numero di notti tropicali vicino alla media. L’Europa meridionale, tuttavia, ha rappresentato una chiara eccezione, riferisce Klima 101.
Alcune zone dell’Europa meridionale, in particolare la Penisola Iberica e le aree costiere attorno al Mar Mediterraneo, hanno registrato fino a 30 notti tropicali in più rispetto alla media, mentre in alcune aree localizzate il numero è aumentato addirittura di 40 notti.
La Penisola Balcanica non si è discostata in misura così marcata, ma presenta comunque alcune anomalie degne di nota. Tra queste, purtroppo, vi è la regione della parte meridionale del Bacino Pannonico, che comprende la Vojvodina.
Aumento dello stress termico in Vojvodina
Il crescente stress termico in Vojvodina rappresenta uno dei segnali più evidenti del cambiamento climatico nell’Europa sud-orientale. Diversi fattori geografici e climatici che si rafforzano reciprocamente stanno facendo sì che questa regione si riscaldi più rapidamente e sperimenti uno stress da calore più intenso rispetto alla maggior parte delle altre aree dei Balcani.
Belgrado: le notti tropicali come nuova normalità
All’estremità meridionale di questa zona sempre più calda si trova Belgrado, la più grande area urbana della parte meridionale del Bacino Pannonico. Belgrado si trova quindi già in una regione che sta sperimentando aumenti di temperatura superiori alla media a causa del cambiamento climatico.
Secondo l’indicatore delle notti tropicali, nel 2025 Belgrado ha registrato almeno 10 notti tropicali in più rispetto al resto di una regione già particolarmente calda. Il rapporto sullo Stato del clima europeo mostra che il numero di notti tropicali è aumentato in quest’area durante il 2025. Tuttavia, il 2025 non è stato un evento estremo isolato: rappresenta la nuova normalità per Belgrado.
Nell’ultimo decennio, Belgrado ha registrato in media 41,9 notti tropicali all’anno, pari a poco meno della metà di tutte le notti estive. Per fare un confronto, la media tra il 1961 e il 1990 era di sole 7,3 notti tropicali all’anno. L’ultima volta che Belgrado ha registrato un numero così basso – e un tempo considerato normale – di notti tropicali è stato nel lontano 1997.
Sebbene siano necessarie ricerche scientifiche specifiche per confermare le cause esatte di un cambiamento così drastico, un probabile responsabile emerge chiaramente: l’effetto isola di calore urbana, che a Belgrado ha raggiunto dimensioni significative. Questo fenomeno amplifica lo stress termico già causato dal cambiamento climatico.
In effetti, urbanizzazione e cambiamento climatico procedono di pari passo quando si tratta dell’aumento delle notti tropicali.
Combattere il caldo attraverso una pianificazione urbana più intelligente
Poiché l’urbanizzazione è generalmente considerata un processo inevitabile, sorge spontanea una domanda: quale modello di sviluppo urbano provoca il minor aumento delle temperature e dello stress termico?
Si tratta di una questione estremamente complessa alla quale la scienza non ha ancora fornito una risposta completa e inequivocabile. Esistono numerosi punti di vista differenti, a seconda della scala considerata (Paese, regione o città) e del fatto che l’attenzione sia rivolta alla mitigazione del cambiamento climatico o all’adattamento ad esso.
La realtà è che ogni città è unica, modellata dalla propria storia e da fattori specifici, tra cui morfologia, clima, idrologia, politica, economia e sistemi energetici. Di conseguenza, le soluzioni devono variare da una città all’altra e il modello di sviluppo urbano più favorevole al clima sarà diverso in ciascun caso.
Ad esempio, un centro urbano densamente edificato intensifica l’effetto isola di calore a Belgrado. Tuttavia, una forma urbana simile – strade strette, edificazione compatta e materiali bianchi riflettenti – a Marrakech, in Marocco, garantisce ombra per gran parte della giornata ed è quindi considerata una soluzione adeguata in quel contesto.
Il clima continentale temperato di Belgrado favorisce la crescita di alberi urbani con chiome ampie, il che significa che il modo in cui viene creata l’ombra differisce notevolmente da quello adottato in luoghi come il Marocco o il Medio Oriente.
Tuttavia, un principio già scientificamente e praticamente dimostrato è chiaro: le caratteristiche della copertura del suolo e dell’uso del territorio determinano in larga misura se lo stress termico venga intensificato o ridotto.
Queste caratteristiche sono riunite nel parametro composito noto come Land Use–Land Cover (LULC). Grazie ai programmi di osservazione della Terra basati su satellite, come il sistema europeo Sentinel e il programma statunitense Landsat, i ricercatori dispongono oggi di dati dettagliati sulle temperature superficiali del terreno e sui modelli di utilizzo del suolo. Questi dati mostrano che alcune forme di sviluppo urbano contribuiscono molto più di altre allo stress termico.
Tra i modelli meno desiderabili figurano le aree industriali e brownfield, i corridoi di trasporto e gli svincoli ad alta densità di traffico, nonché i complessi residenziali e commerciali densamente edificati e privi di adeguate aree verdi.
Al contrario, le infrastrutture verdi, in particolare gli elementi di maggiori dimensioni come i parchi forestali e le zone umide, rappresentano alcune delle soluzioni di raffrescamento più efficaci.
Belgrado: un rimedio urbanistico a un problema urbanistico
L’analisi della mappa dell’isola di calore urbana di Belgrado ha mostrato che grandi spazi verdi come Košutnjak, la Foresta di Zvezdara, il Parco Ušće e le aree verdi lungo i fiumi producono l’effetto di raffrescamento più benefico e rappresentano l’unica risposta pianificatoria adeguata in condizioni di intensa urbanizzazione.
I quartieri residenziali situati vicino a queste aree verdi registrano in media da 10 a 20 notti tropicali in meno all’anno, mentre i corridoi verdi lungo i fiumi consentono all’aria più fresca presente sopra le acque di raggiungere anche le zone urbanizzate.
La copertura naturale del suolo non dovrebbe rimanere confinata a parchi, foreste e zone umide, ma dovrebbe diventare parte integrante anche degli isolati residenziali urbani.
Le normative urbanistiche di Paesi come Svizzera, Regno Unito e Paesi Bassi hanno già introdotto restrizioni agli scavi sotterranei e alla copertura delle superfici naturali del terreno per realizzare parcheggi e altre infrastrutture legate all’edilizia residenziale.
Prima di qualsiasi intervento edilizio vengono effettuate valutazioni della biodiversità e delle caratteristiche geologiche e idrologiche esistenti, affinché possano essere integrate nel processo di progettazione. Il progetto finale dovrebbe rispettare l’ambiente naturale esistente e, ove possibile, migliorarlo a beneficio dei residenti e della flora e fauna locali.
Solo attraverso approcci di questo tipo sarà possibile ridurre l’effetto isola di calore urbana e diminuire il numero di notti insopportabilmente calde a Belgrado.
Poiché il riscaldamento urbano è il risultato sia dell’urbanizzazione sia del cambiamento climatico, il problema continuerà a peggiorare in futuro, anche se domani venisse fermata ogni ulteriore costruzione che contribuisce all’aumento delle temperature.
In altre parole, non dobbiamo semplicemente arrestare questa tendenza: dobbiamo invertirla se vogliamo che Belgrado rimanga una città anche solo minimamente confortevole e piacevole in cui vivere, conclude Ivan Simić nel suo articolo per Klima 101.
(Vreme, 11.06.2026)
https://vreme.com/mozaik/beograd-tropsko-leto-tropske-noci-klimatske-promene-temperature/


