Pubblicata una mappa dell’Europa che mostra il potere d’acquisto dei cittadini

Gli ultimi dati sul potere d’acquisto in Europa confermano quanto gli economisti segnalano da tempo: il divario tra il ricco Nord e Ovest e il resto del continente non è mai stato così evidente.

La mappa, basata sulle analisi della piattaforma Statista e su indicatori economici come la parità del potere d’acquisto (PPP), monitorati da Eurostat e OECD, rivela dove in Europa si vive realmente bene e dove lo stipendio copre a malapena le spese di base.

Dove il denaro vale davvero?

I Paesi del Nord Europa continuano a occupare le prime posizioni per potere d’acquisto. Secondo i dati disponibili, Norvegia, Svezia e Finlandia registrano un indice superiore a 120, mentre la Danimarca supera addirittura quota 130. Un quadro simile si osserva in Germania (circa 130) e nei Paesi Bassi, che combinano salari elevati con prezzi relativamente stabili.

I leader assoluti sono però economie piccole ma estremamente ricche: il Lussemburgo, con un indice superiore a 180, e la Svizzera, oltre 160, secondo le analisi dell’OECD e della World Bank, presentano standard ben al di sopra della media europea. Gli economisti sottolineano che questi Paesi dispongono di vantaggi chiave: alta produttività, istituzioni solide e mercati del lavoro stabili, che consentono una crescita reale dei salari nonostante l’inflazione.

L’Occidente non è più quello di una volta: il tenore di vita ristagna

Pur rientrando ancora tra le economie sviluppate, Paesi come la Francia (circa 112) e il Regno Unito (124) registrano una stagnazione del potere d’acquisto. Secondo Eurostat, l’inflazione degli ultimi anni ha eroso in modo significativo la crescita dei salari, soprattutto nei settori dell’energia e dell’alimentazione.

Nel Sud Europa la situazione è ancora più complessa: la Spagna supera di poco l’indice 100, mentre il Portogallo, con circa 60, mostra quanto il livello reale possa essere basso anche all’interno dell’UE.

L’OECD evidenzia inoltre che le differenze all’interno dell’Unione non sono più soltanto geografiche, ma anche strutturali.

L’Europa orientale recupera, ma lentamente

I Paesi dell’Europa centrale e orientale registrano progressi, ma non un pieno allineamento con l’Occidente. La Repubblica Ceca e la Slovenia si avvicinano o superano l’indice 100, mentre la Polonia, con circa 94, mostra una crescita stabile, come confermano anche i dati della World Bank sul PIL pro capite (PPP). Romania e Bulgaria restano indietro, ma nell’ultimo decennio hanno ridotto significativamente il divario grazie agli investimenti e alla crescita dei salari. Tuttavia, come sottolinea Eurostat, il divario nel tenore di vita reale tra Est e Ovest rimane profondo.

Balcani: la crescita dei salari non si traduce in benessere reale

La regione balcanica si colloca nella parte bassa della classifica europea del potere d’acquisto. Sebbene i salari nominali siano aumentati, i dati delle statistiche nazionali e di Eurostat mostrano che l’aumento dei prezzi, in particolare per alimentari e abitazione, riduce significativamente l’effetto reale di tali incrementi. Slovenia e Croazia si distinguono come relativamente più stabili, mentre gli altri Paesi della regione restano in una fascia di basso tenore di vita.

Serbia: il potere d’acquisto più basso della regione

Secondo la mappa e i dati disponibili, la Serbia si colloca in fondo alla regione, con un indice intorno a 60, al di sotto della maggior parte dei Paesi vicini. Ciò significa che i cittadini serbi, a parità di reddito, possono acquistare molto meno rispetto a gran parte dell’Europa e anche rispetto alla regione.

Secondo i dati dell’Istituto Nazionale della Statistica e della Banca Nazionale della Serbia, negli ultimi anni l’inflazione ha colpito soprattutto le spese essenziali: alimentazione, energia e abitazione. Allo stesso tempo, la struttura economica resta concentrata su settori a basso valore aggiunto, limitando la crescita dei salari. Un ulteriore problema è che i prezzi di alcuni prodotti in Serbia sono pari o addirittura superiori alla media europea, come confermano anche banche dati internazionali come Numbeo. In pratica, ciò significa che la maggior parte delle famiglie destina la maggior parte del reddito ai bisogni primari, lasciando uno spazio minimo per il risparmio o per un tenore di vita più elevato.

Che cosa significa realmente il potere d’acquisto?

Il potere d’acquisto non è solo un indicatore economico: determina direttamente la qualità della vita. Secondo la definizione dell’OECD e della Banca Mondiale, esso indica quanti beni e servizi i cittadini possono permettersi con il proprio reddito, tenendo conto dei prezzi nel Paese. La differenza tra un indice di 130 e uno di 60 non è solo statistica: è la differenza tra una vita con sicurezza finanziaria e una in cui ogni spesa viene attentamente ponderata.

Un’Europa a due velocità

Gli ultimi dati mostrano chiaramente che l’Europa funziona come un continente a due velocità. Una parte vive in condizioni di elevato benessere e stabilità, mentre l’altra affronta costi in crescita e redditi limitati. Secondo questi indicatori, la Serbia appartiene ancora al secondo gruppo, ed è proprio qui che si trova la sfida principale per la politica economica nei prossimi anni. La questione non è più quanto guadagniamo, ma quanto quel denaro valga realmente.

(Nova.rs, 01.04.2026)
https://nova.rs/magazin/lifestyle/objavljena-mapa-evrope-koja-pokazuje-kupovnu-moc-gradjana-i-jasno-se-vidi-gde-se-najlosije-zivi-u-regionu-dok-jedni-zive-lagodno-srbija-grca/

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