Proteste “contro la dittatura”: la scissione del movimento

Dopo che le inizialmente affollate e roboanti proteste notturne contro il “regime” hanno assistito alla riduzione dei partecipanti da migliaia a circa un centinaio, è giunto anche il momento della divisione del movimento su linee ideologiche.

I coordinatori delle proteste notturne, che hanno avuto luogo in Serbia dal giorno successivo la vittoria alle elezioni presidenziali del Primo Ministro Aleksandar Vucic, si sono divisi in due gruppi principali, uno dei quali concentrato sulla critica alle politiche di Vucic e l’altro più focalizzato sulla realtà socioeconomica in Serbia.

Il gruppo che amministra la pagina originale di Facebook dei manifestanti “Contro la dittatura” ha pubblicato una dichiarazione esprimendo rammarico per la separazione in due gruppi, aggiungendo che “sperano di cooperare in futuro nella lotta contro la dittatura, che rappresenta il motivo di queste proteste”.

L’altro gruppo, invece, sebbene continui a sostenere la lotta contro l’attuale regime guidato da Aleksandar Vucic, sostiene che la ragion d’essere delle proteste dovrebbe andare al di là dell’obiettivo di sbarazzarsi di Vucic.

“Dopo le guerre degli anni ’90, i bombardamenti NATO, le aspettative fallite dalla caduta di Slobodan Milosevic, la privatizzazione, la deindustrializzazione, il crollo dell’istruzione, del benessere e della sanità, abbiamo visto cambiare le élite politiche ma la politica rimane la stessa”, ha dichiarato il secondo gruppo, che ha assunto nel frattempo il nome di “Sette richieste”, riferendosi alle richieste originali adottate all’inizio delle proteste. Il gruppo intende ulteriormente definire tali esigenze e organizzare le proprie attività.

L’elenco delle richieste è stato diffuso il 10 aprile, ad una settimana dall’inizio delle proteste. Le richieste in questione sono di carattere ampio e generale, tra cui figurano la rimozione dell'”elite politica” guidata da Vucic, ma anche il cambiamento delle politiche economiche e sociali e la protezione degli standard di vita.

Alcune richieste sono di carattere puramente politico, come quella che riguarda il licenziamento dell’autorità parlamentare Maja Gojkovic e la rimozione della gestione dell’autorità di regolamentazione per i media elettronici REM, nonchè quella per la ristrutturazione della commissione elettorale statale RIK.

Tra gli altri punti sono stati inclusi la modifica delle leggi sul lavoro, l’arresto del taglio delle retribuzioni e pensioni, l’aumento del salario minimo e altri problemi sociali.

Oltre ai due principali gruppi, ne è comparso, in modo indipendente, anche un terzo più piccolo, “Cultura contro la dittatura”, il quale ha rivelato al portale di informazione Insajder l’intenzione di formulare richieste più concrete, sulla base della constatazione che quelle esistenti appaiono “irraggiungibili”.

I motivi della contesa

Marko Stricevic, del gruppo “Sette richieste”, afferma che il suo gruppo ha voluto combattere per tutte le richieste accolte durante le prime settimane delle proteste, ma che l’altro gruppo non ha voluto spingere per la parte socioeconomica.

Secondo quanto afferma Stricevic, la richiesta relativa alla modifica della Legge sul lavoro è stata approvata in una riunione comune, ma gli attivisti “Contro la dittatura” non hanno voluto attuare la decisione. “Questo è stato un momento decisivo, ma non l’unico alla base della divisione”.

Nel corso di una riunione tenutasi a fine aprile, un gruppo ha spinto per richiedere modifiche alle leggi elettorali, mentre l’altro ha voluto concentrarsi sui cambiamenti del diritto del lavoro.

Secondo quanto accertato da BIRN, quest’ultimo gruppo è stato superato, con un margine ridotto, e le proposizioni per una battaglia su temi politici e socioeconomici sono state sconfitte.

Inoltre, “Sette richieste” si è dimostrato contrario all’organizzazione quotidiana delle proteste, e questo ha rappresentato un altro punto di contesa con l’altro gruppo: “Volevamo dedicare più tempo a collegare i manifestanti in altre città e ad arricchire la sostanza delle nostre richieste”, ha spiegato Stricevic.

In seguito alla divisione, “Contro la dittatura” ha continuato a organizzare proteste quotidiane, anche se il numero di partecipanti continua a diminuire. Il gruppo sostiene di aver valutato l’interruzione delle manifestazioni su base quotidiana, ma la “gente in strada” ha insistito per la loro prosecuzione.

“Contro la dittatura” non ha risposto, entro il momento della pubblicazione del presente articolo, alle domande di BIRN relative alle attività future, inviate via e-mail.

Sebbene nessuno dei due gruppi abbia pubblicamente manifestato il sostegno ad un partito o leader politico, sembra che siano stati stabiliti contatti con alcune figure dell’opposizione, anche prima che i coordinatori si dividessero. Prima dello scisma, infatti, alcuni membri del gruppo hanno tenuto riunioni con personalità dell’opposizione, dettaglio che sembra aver esacerbato le tensioni interne.

“Sette richieste” si oppone su tutta la linea alla collaborazione con politici dell’opposizione, insistendo sul fatto che “tutti i partiti che sono stati al potere negli ultimi tre decenni sono responsabili delle condizioni di vita esistenti”.

“Contro la dittatura”, d’altro canto, sostiene di non aver intenzione di fornire sostegno ad alcun politico o partito.

I gruppi organizzano i piani futuri

Entrambi i gruppi intanto adattano le proprie strategie alla nuova realtà, in cui le proteste stanno raccogliendo la partecipazione di sempre meno persone.

“Contro la dittatura” ha cambiato lo schema alla base delle proteste, si è riunito davanti a istituzioni e organizzazioni di media per esprimere malcontento o sostenere la comunicazione indipendente.

Il gruppo ha rilasciato una dichiarazione nella quale affermano l’intenzione di voler continuare “a combattere il sistema che consente la dittatura di Vucic”.

“L’obiettivo finale è quello di raggiungere l’accoglimento delle nostre richieste, affinché un uomo non possa detenere tutto il potere nelle sue mani”, ha dichiarato il gruppo su Facebook.

Entrambi i gruppi intendono anche combattere per altre cause, e hanno annunciato il loro sostegno ad un raduno organizzato giovedì per impedire lo sfratto forzato di una donna anziana e di suo figlio disabile.

“Sette richieste” ha annunciato inoltre la partecipazione ad un incontro a Belgrado contro il trasferimento di profughi dal parco vicino alla Facoltà di Economia, previsto lo stesso giorno.

Secondo Stricevic, il gruppo supporta anche le cause dei lavoratori e la difesa dei diritti del lavoro, con particolare attenzione alla modifica del diritto del lavoro. “Ulteriori proteste saranno coordinate con i manifestanti in altre città”, ha aggiunto.

“Sette richieste” ha ricevuto un riconoscimento dal Movimento degli studenti, che sta organizzando le proteste nella città settentrionale di Novi Sad fin dall’inizio.

Mentre le proteste sembrano affievolirsi, nessuno dei due gruppi appare in grado di attirare le migliaia di persone che hanno marciato nelle prime due settimane di aprile, tra il giorno delle elezioni e Pasqua. Il numero dei partecipanti alle proteste si è ridotto a circa un centinaio.

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(Filip Rudic, Balkan Insight, 04,05.2017)

http://www.balkaninsight.com/en/article/serbia-s-fading-protest-movement-splits-05-04-2017#sthash.gHK9gAYi.dpuf

Foto di copertina: Tanjug/Zoran Žestić

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