Protesta dei lavoratori cinesi alla “Zijin”

Una cinquantina di operai cinesi, impegnati nella costruzione di un deposito di sterili per il fabbisogno della nuova miniera di rame “Cukara Peki”, parte della compagnia cinese “Zijin”, ha protestato ieri davanti alla sede dell’azienda chiedendo migliori condizioni di lavoro.

Gli stessi hanno dichiarato di lavorare quasi senza sosta da aprile, di non avere il riscaldamento nei dormitori, di mangiare male e di avere spesso sete. Inoltre hanno affermato di non poter uscire da Bor e di sentirsi così prigionieri.

“Questa è una vergogna per la Cina. Siamo venuti in Europa per disonorare il nostro Paese. Ci vergogniamo, ci vergogniamo…”, si legge nella corrispondenza degli operai cinesi, i quali hanno annunciato una causa contro la “Zijin” al loro ritorno e hanno dichiarato di ricevere lo stipendio in Cina.

Uno dei lavoratori della fabbrica ha detto che tasse e contributi non vengono pagati ai lavoratori cinesi, mentre, allo stesso tempo, un gran numero di lavoratori serbi ha perso il lavoro in quel progetto.

“I nostri lavoratori che stanno protestando vengono inseriti nella lista nera e quindi non possono trovare più lavoro in una società che collabora con la “Zijin”. Alcuni lavorano più di 250 ore al mese e vengono pagati solo 700 euro”, ha detto uno di loro.

La protesta dei lavoratori cinesi si è conclusa senza nulla di fatto e oggi ne è prevista una nuova.

Kineski radnici u Rakiti u štrajku: Ziđin bruka ime naše zemlje, tužićemo ga

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