Da tempo il popolo serbo si oppone a uno dei progetti minerario-industriali più controversi della storia contemporanea della Serbia. Secondo numerose analisi, il progetto risulta tecnicamente ed ecologicamente incerto, economicamente svantaggioso per il Paese, socialmente e giuridicamente inaccettabile e por
tatore di rischi incalcolabili per la salute umana e per le risorse naturali.
Il 29 gennaio si è tenuta la presentazione della monografia “Progetto Jadar: la catastrofe del litio e del boro” (“Projekat Jadar: Litijumsko-borna katastrofa”), pubblicata dalla casa editrice Akademska knjiga, e realizzata da oltre venti autori, tra docenti universitari ed esperti di vari rami. L’opera offre l’analisi professionale più dettagliata finora dedicata al progetto minerario previsto nella valle del Jadar.
I contributi raccolti nella monografia consentono al grande pubblico di valutare con maggiore consapevolezza se, nello specifico contesto della valle del Jadar, sia possibile realizzare un’attività mineraria ecologicamente sostenibile nelle condizioni attuali e se essa, come sostengono i promotori del progetto, possa essere svolta senza arrecare danni all’ambiente.
Alla presentazione sono intervenuti alcuni degli autori e curatori dell’opera: Vera Dondur (curatrice e autrice), Zoran Stevanović (autore, geologo), Radmilo V. Pešić (curatore e autore), Melita Kosanović (autrice) e Sreten Đorđević (autore, avvocato).
L’obiettivo della pubblicazione è presentare in modo sistematico la complessità e l’insieme degli aspetti legati al progetto di estrazione e trattamento del minerale di jadarite che la società Rio Tinto intende realizzare nell’area del Jadar. Basata su fonti nazionali e internazionali, l’analisi prende esamina gli effetti chimici, tecnologici, biologici, tossicologici, idrologici, meteorologici, giuridici, economici, sociali e internazionali che l’attuazione del Progetto Jadar potrebbe avere sugli ecosistemi, sulla salute umana e sull’economia della Serbia.
Il fermo sostegno delle autorità al progetto
L’oceanica manifestazione di protesta contro il progetto Jadar tenutasi a Belgrado il 10 agosto 2024.Secondo Vera Dondur, professoressa ordinaria in pensione della Facoltà di Chimica Fisica, “ciò che rende questo progetto particolarmente atipico è il forte sostegno ricevuto dalle istituzioni della Repubblica di Serbia, e in particolare dal Presidente della Repubblica. Tale sostegno si è manifestato attraverso l’adeguamento del quadro normativo, la firma di un memorandum d’intesa tra la Repubblica di Serbia e la Commissione europea, nonché attraverso l’appoggio fornito al progetto per la sua candidatura a progetto strategico dell’Unione europea, insieme a una serie di altre iniziative. In un determinato momento, il Governo ha persino deciso di mettere le risorse di diversi ministeri al servizio del progetto e della società.“
La professoressa Dondur sottolinea inoltre che non si è mai verificato, in nessuna parte del mondo, che a un’azienda sia stato consentito di definire autonomamente aspetti fondamentali quali i parametri di processo della miniera e della produzione, le quantità di minerale da estrarre e la durata dell’attività estrattiva, svolgendo una serie di attività esclusivamente nel proprio interesse.
Solo un progetto minerario o qualcosa di più?
Il punto centrale, afferma la professoressa Dondur, è che le autorità statali continuano a presentare il Progetto Jadar come un semplice progetto minerario. Tuttavia, esso va ben oltre questa definizione. Se si trattasse esclusivamente di una miniera di litio e boro, essa produrrebbe un minerale grezzo privo di mercato, poiché non esistono nel paese soggetti in grado di acquistarlo e trasformarlo. Anche qualora il minerale venisse trasformato in un concentrato con una maggiore percentuale di litio e boro, tale prodotto non potrebbe essere commercializzato, dal momento che non esistono impianti nel mondo capaci di trattarlo. Di conseguenza, il progetto implica necessariamente non solo l’estrazione, ma anche la lavorazione e la produzione industriale di composti chimici di di litio e boro.
Il litio rappresenta il componente economicamente più rilevante del minerale, essendo più costoso del boro e determinando quindi la capacità produttiva complessiva. La società prevede una produzione di 58.000 tonnellate di carbonato di litio, che costituisce soltanto una materia prima di base per la realizzazione dei materiali destinati alle batterie al litio, ben lontana dunque dalle batterie stesse e dalla loro applicazione nei veicoli elettrici. La quantità di boro, che dovrebbe essere prodotta per ottenere tale volume di carbonato di litio è cinque volte superiore a quella del litio, generando così un sottoprodotto in quantità enormi, in un mercato già fortemente saturo e privo di una domanda effettiva.
Il ruolo dell’Unione europea
La Commissione europea ha dichiarato il progetto di importanza strategica, classificandolo tuttavia esclusivamente come progetto minerario, circostanza che solleva numerosi interrogativi e criticità.
Nonostante le proteste della comunità accademica serba, che ha invitato la Delegazione dell’Unione europea a non includere il progetto nell’elenco dei cosiddetti progetti strategici extra-UE, l’Unione europea ha comunque adottato tale decisione, pur in assenza dei requisiti fondamentali previsti dal Critical Raw Materials Act (CRMA).
Il contesto territoriale del progetto
Il giacimento si trova nel bacino del fiume Jadar, in un’area particolarmente ricca di risorse idriche. Il complesso occuperebbe circa 400 ettari per quanto riguarda le infrastrutture di superficie della miniera, gli impianti di trattamento e quelli chimici, nonché le discariche di materiali inerti. La miniera sotterranea, definita dalle autorità e dalla società Rio Tinto una “miniera verde”, si estenderebbe su circa 840 ettari nel sottosuolo, con la possibilità di un’ulteriore espansione.
L’intero sistema coinvolge 22 villaggi, nei quali la popolazione vive prevalentemente di agricoltura, coltiva i campi e risiede in un territorio in parte coperto da aree boschive. La distanza tra il complesso industriale e le discariche di materiali inerti è di circa 14 chilometri, interessando complessivamente una superficie di circa 290 chilometri quadrati.
I sostenitori del progetto affermano che al di fuori di quest’area non vi saranno conseguenze. Secondo Vera Dondur, ciò è irrealistico, poiché il complesso non sarà ermeticamente isolato dall’ambiente circostante.
Impatto ambientale
Litio e boro sono gli elementi su cui si fonda l’intero progetto. Pur essendo rilevanti per alcune applicazioni industriali, essi risultano estremamente dannosi per l’ambiente. Un’attività produttiva di questo tipo genererebbe enormi quantità di materiale sterile e altri residui, poiché richiederebbe l’uso massiccio di sostanze chimiche – in primo luogo acido solforico – oltre a ingenti quantità di energia elettrica e di altre forme di energia, dando così origine a un vasto complesso minerario-industriale.
Melita Kosanović, una delle autrici, ha presentato la parte della monografia dedicata a piante e animali e alle conseguenze che questo progetto avrebbe sugli ecosistemi. Ha ricordato che il boro e il litio, una volta immessi nell’ambiente, non possono essere facilmente rimossi a causa delle loro proprietà chimiche. Gli studi sulle specie vegetali e animali nell’area dello Jadar, condotti da esperti della Facoltà di Biologia e di istituzioni affini, indicano la presenza di circa 500 specie e sottospecie vegetali, alcune tutelate dalla normativa nazionale e altre da convenzioni internazionali. Le ricerche hanno inoltre evidenziato la presenza di diverse categorie di fauna – insetti, farfalle, coleotteri, specie acquatiche – e che in ciascuna di esse figurano specie protette o strettamente protette.
Le conclusioni indicano che le conseguenze delle attività legate allo sfruttamento della jadarite sarebbero irreversibili, comportando la completa distruzione degli habitat e dell’ecosistema. Le eventuali conseguenze reversibili sarebbero quelle connesse alla contaminazione, che determinerebbe comunque una significativa riduzione della biodiversità nell’area.
Effetti drastici riguarderebbero anche le colture agricole – cereali, coltivazioni agricole e frutticole – a causa dell’aumento delle concentrazioni di litio e boro nel suolo e nelle acque. L’irrigazione anche con basse concentrazioni di boro nell’acqua, a causa dell’effetto cumulativo, potrebbe provocare effetti tossici sulle piante. In tal modo, elementi tossici entrerebbero nella catena alimentare attraverso gli animali, fino a raggiungere l’uomo.
Kosanović ha inoltre ricordato che nel 2021 il Comitato per la valutazione dei rischi dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha classificato tre composti del litio – carbonato di litio, cloruro di litio e idrossido di litio – come tossici per la riproduzione, nella categoria 1A, ossia sulla base di evidenze scientifiche riferite all’uomo. Gli effetti nocivi riguarderebbero la fertilità, lo sviluppo del feto e la funzione sessuale. Inoltre, nel 2008 la Commissione europea ha classificato alcuni composti del boro – in particolare l’acido borico e il borato di sodio – come tossici per la riproduzione nella categoria 1B, indicando che i dati derivano da studi sugli animali ma sono considerati pertinenti anche per l’uomo. Anche in questo caso si tratta di tossicità riproduttiva.
La conclusione degli autori di questa parte della monografia è che la misura più efficace per la tutela della biodiversità consista nella sospensione della realizzazione del progetto e nel suo definitivo abbandono.
Gli effetti economici del progetto
Radmilo Pešić, professore ordinario in pensione della Facoltà di Agraria di Belgrado, presentando la parte della monografia dedicata agli effetti economici del progetto, ha evidenziato i seguenti aspetti principali:
- Secondo le proiezioni della compagnia Rio Tinto, lo Stato serbo percepirebbe entrate trascurabili dal progetto: complessivamente 17,4 milioni di euro annui, pari a 2,6 euro pro capite all’anno.
- Per le esigenze della Rio Tinto, la Repubblica di Serbia finanzierebbe autonomamente l’intera infrastruttura necessaria, stimata in diverse centinaia di milioni di euro (strade, ferrovia, gasdotto, rete elettrica). Inoltre, la Repubblica di Serbia non disporrebbe di alcuna quota di proprietà nel progetto.
- Rio Tinto avrebbe la piena disponibilità del litio e del boro estratti. Anche nell’ipotesi di una partecipazione del 20% al capitale del progetto da parte della Serbia, le entrate resterebbero limitate (27 milioni di euro annui, ovvero 4,1 euro pro capite).
- In caso di catastrofe ambientale (alluvioni, fuoriuscita di sterili minerari, ecc.), la Serbia dovrebbe sostenere ingenti costi di bonifica, potenzialmente pari a centinaia di milioni di euro e, secondo alcune stime, persino a diversi miliardi. Tali oneri graverebbero interamente sullo Stato, poiché il progetto non prevede alcun fondo di garanzia.
- Il Governo della Serbia aveva inoltre previsto di concedere 419 milioni di euro di sovvenzioni per la costruzione di una fabbrica di batterie elettriche alla società slovacca InoBat, poco conosciuta e priva di esperienza nella produzione industriale su larga scala di batterie. Va inoltre ricordato che Rio Tinto figura tra gli azionisti di InoBat.
Nel complesso, quanto illustrato in questa sezione evidenzia un esito fortemente favorevole per la compagnia e benefici estremamente limitati per la Serbia, sia in termini di imposta sugli utili sia di canoni minerari – particolarmente modesti – nonché salari, che peraltro potrebbero riguardare in larga misura manodopera straniera.
Nel migliore dei casi, in 40 anni di attività la Serbia incasserebbe 696 milioni di euro a valori attuali. Tuttavia, includendo nel calcolo i costi infrastrutturali, il progetto Jadar non genererebbe alcun beneficio finanziario per il Paese, poiché le spese per la realizzazione delle infrastrutture supererebbero con ogni probabilità tali ipotetici 696 milioni.
Pešić sottolinea che tali analisi sono state elaborate in un periodo in cui il prezzo del carbonato di litio sul mercato mondiale era pari a 15,6 dollari al chilogrammo. Dal 2023 il prezzo è in calo; nel 2025 ha registrato una fase di stagnazione e ulteriore diminuzione, scendendo in alcuni mercati fino a circa 8 dollari al chilogrammo. Dal picco di 80 dollari al chilogrammo si è dunque registrato un crollo significativo. Attualmente si osserva una lieve ripresa dei prezzi tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello in corso, principalmente legata alla domanda per esigenze militari, soprattutto in Asia, ma senza prospettive realistiche di ritorno ai livelli precedenti.
Tutte queste analisi non includono i costi ambientali, i danni agli ecosistemi, né le spese per la depurazione delle acque e dell’aria. Non comprendono inoltre i costi legati alle emissioni di gas a effetto serra e alla conseguente tassa transfrontaliera sul carbonio, che al momento della redazione dello studio non era ancora in vigore ma che oggi risulta pienamente attuale.
Alla luce di tutti questi elementi, si giunge alla conclusione che il progetto non solo non apporterebbe benefici alla Repubblica di Serbia e ai suoi cittadini, ma comporterebbe esclusivamente perdite.
Il ruolo delle leggi nella realizzazione del progetto
Dell’evoluzione del quadro normativo nei settori della geologia e dell’industria mineraria, nonché in materia di tutela dell’ambiente, diritti di proprietà ed espropriazione, ha parlato l’avvocato Sreten Đorđević. Secondo le sue parole: “Dal 2011 è in corso un processo deliberatamente pianificato di modifica della normativa in materia mineraria e in ambiti giuridici correlati, finalizzato alla realizzazione di progetti estrattivi. Si individuano chiaramente disposizioni legislative che potremmo definire mirate, concepite per garantire una posizione più favorevole alle compagnie minerarie nei procedimenti amministrativi, inclusa la Rio Tinto”.
Đorđević ritiene che “la semplice applicazione della legislazione vigente in Serbia sarebbe stata sufficiente affinché questa compagnia, sin dal suo arrivo nel Paese nel 2003/2004 e dalla richiesta di autorizzazione per le ricerche geologiche, non potesse ottenere neppure il permesso per effettuare la prima perforazione”.
Per quanto riguarda l’adozione della nuova legge sulla valutazione di impatto ambientale e della legge sulla valutazione ambientale strategica del 2024, approvate nel corso di una seduta parlamentare segnata da gravi disordini e scontri fisici, senza dibattito né presentazione di emendamenti, egli sottolinea che i testi successivamente pubblicati nella Gazzetta Ufficiale differivano dal disegno di legge originariamente presentato in Parlamento, sul quale non era stato formalmente proposto alcun emendamento. Si tratterebbe dunque, a suo avviso, di una violazione dell’ordine costituzionale: un testo normativo introdotto nella procedura parlamentare senza obiezioni né modifiche da parte dei deputati viene poi pubblicato in una versione alterata.
È stato inoltre evidenziato un sistematico mancato rispetto della legge sulla tutela dei terreni agricoli coltivabili. Dall’analisi delle disposizioni di tale legge risulta che le ricerche geologiche applicate, ad eccezione di quelle relative alle risorse non metalliche, sono vietate; ciò implica che Rio Tinto non avrebbe potuto ottenere alcuna autorizzazioni per le singole particelle catastali comprese nell’area del progetto Jadar.
Đorđević ha inoltre richiamato una parte della monografia, a firma di Aleksandar Matković (ricercatore presso l’Istituto delle Scienze Economiche di Belgrado), dedicata allo sviluppo delle economie neocoloniali. Matković si chiede in che modo tale modello si realizzi oggi. La risposta, secondo l’autore, è semplice: sostituendo il concetto di “colonizzatore” con quello di “investitore straniero”. Lo sviluppo di un’economia neocoloniale di questo tipo presuppone autorità cooperative e una rapida modifica del quadro normativo. Questo processo di trasformazione legislativa viene definito una “mutazione del sistema giuridico”. Secondo l’autore, è quanto avvenuto negli ultimi decenni in Serbia: una mutazione e degenerazione dell’ordinamento giuridico che ha prodotto un sistema duale di Stato di diritto – un diritto per le multinazionali e un altro per i cittadini.
Cosa dice il popolo in Serbia?
Il progetto di apertura di una miniera di litio nella valle dello Jadar dal punto di vista dell’opinione pubblica serba è stato analizzato dal politologo Đorđe Vukadinović. La sua conclusione è che il trend di progressivo spostamento dell’opinione pubblica in senso contrario al progetto Jadar appare ormai sostanzialmente irreversibile. Al momento della redazione dello studio, il 19% dei cittadini serbi si dichiarava favorevole al progetto, mentre il 63,5% si esprimeva in senso contrario.
Contro la realizzazione del progetto si sono svolte oltre 120 proteste organizzate dai cittadini, con la partecipazione di decine di migliaia di persone. Migliaia di cittadini hanno firmato petizioni indicando nome, cognome e codice identificativo personale.
Secondo Sreten Đorđević le multinazionali non temono i regimi, non temono le autorità, non temono la povertà; temono il popolo organizzato. “Finché questo popolo rimarrà organizzato e si schiererà in massa contro il progetto, le possibilità di Rio Tinto saranno minime”, afferma.
Il ritiro di Rio Tinto: reale o solo apparente?
Sreten Đorđević ritiene che Rio Tinto si sia ritirata dal progetto sul territorio solo temporaneamente, in attesa della modifica della legge mineraria e sulle ricerche geologiche. “Il Governo della Repubblica di Serbia, e in particolare il Ministero delle Miniere, nel mese di novembre ha presentato le basi per la redazione di una nuova legge mineraria. Nel 2021, l’intera industria mineraria e i lobbisti del progetto sostenevano che quella fosse una delle migliori leggi al mondo, mentre oggi sentono la necessità di elaborarne una nuova. Nei documenti preliminari si legge che la nuova legge viene redatta per essere pienamente conforme al Regolamento europeo sulle materie prime critiche. Il punto chiave di questo regolamento europeo riguarda il fatto che ogni progetto minerario, in particolare quelli con status di progetto strategico, è subordinato alle norme del regolamento stesso. Quando un progetto viene dichiarato di massimo interesse nazionale, ciò esclude qualsiasi valutazione comparativa degli interessi. Non c’è bisogno di ponderare se sia più importante proteggere la natura, la salute o l’ambiente, se la legge stabilisce che il progetto minerario è di massimo interesse nazionale. A mio avviso, questa rappresenta la più grande minaccia per la Repubblica di Serbia: la possibilità di armonizzare la legge mineraria con la direttiva europea. Se ciò accadrà, possiamo dimenticare la partecipazione pubblica nel procedimento di rilascio delle autorizzazioni minerarie e la possibilità che la scienza influenzi il processo, sottolineando l’importanza della tutela dell’ambiente, della natura e della salute pubblica”.
Intervista a Zlatko Kokanović, attivista ecologista dell’Associazione “Non cediamo il Jadar” (“Ne damo Jadar”)
Zlatko è agricoltore, allevatore e veterinario, originario di Gornje Nedeljice. È anche padre di quattro figlie e un figlio. Quando la compagnia Rio Tinto ha annunciato l’intenzione di sfruttare il litio proprio in questa zona della Serbia, per Zlatko non c’è stato alcun dubbio. Una potenziale catastrofe ambientale, la trasformazione dei terreni agricoli in miniere e la costruzione di discariche su terreni fertili: tutto ciò è inaccettabile per Zlatko e molti abitanti locali, per il semplice motivo che senza la terra non esiste il senso della vita.
Come si è sentito all’inizio di tutto questo?
All’inizio tutto era avvolto dal segreto. Solo quando abbiamo cominciato a indagare sul progetto e quando è stato pubblicato il piano urbanistico, abbiamo capito quali problemi ci aspettavano. Siamo rimasti tutti sbalorditi.
Qual è il suo rapporto con lo Stato, con le autorità? È deluso?
Non sono deluso nello specifico dallo Stato, non posso dirlo, ma il sistema di Aleksandar Vučić cerca di prendere tutto. Sono soprattutto deluso dalle istituzioni che non sono indipendenti e che sono cadute sotto il controllo del potere di Aleksandar Vučić.
Ha mai fatto parte del partito di governo o dell’opposizione?
Non sono mai stato membro di alcun partito. Sono un uomo comune, un allevatore, e mi interessa solo il bene di questa terra e di questo popolo.
Qualcuno della Rio Tinto l’ha mai contattata?
Sì, sono stato contattato dall’avvocato della Rio Tinto, che mi ha chiesto se volevo vendere la mia proprietà. Ho rifiutato e nessuno mi ha più chiesto di vendere la terra.
È mai stato arrestato? Per quale motivo?
Sono stato convocato per colloqui informativi presso la BIA, quando è stato installato a mia insaputa un dispositivo di sorveglianza sul mio telefono. Sono stato portato via più volte durante le proteste e mi sono stati imputati reati come aggressione a pubblico ufficiale, messa in pericolo del traffico con azioni o strumenti pericolosi…
Ha mai pensato, in qualche momento, di arrendersi?
Assolutamente no, non ho intenzione di arrendermi. Questa battaglia continua, sono al fianco degli studenti e continueremo fino alla fine!
Emilija Rozgić
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