Pristina aumenta la tassa sui prodotti importati dalla Serbia e dalla Bosnia

Le istituzioni provvisorie di Pristina hanno deciso di aumentare la tassa sulle merci provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia del 10% in risposta a una campagna contro il Kosovo, scrive “Koha ditore”.

Il commercio tra Serbia e Kosovo rggiunge circa 500 milioni di euro all’anno e cresce annualmente del 5%.

“I serbi con il Kosovo hanno dei scambi commerciali sviluppati, dal momento che i kosovari importano una grande quantità di cibo e prodotti da noi. Una parte di queste esportazioni avviene illegalmente, ma ciò che è chiaro è che tale decisione è stata presa per motivi politici e non economici. L’aumento del 10%  significa che solo i prodotti serbi sui loro scaffali saranno del 10% più costosi, che porterà gli acquirenti a cercare un’alternativa più economica”, dice l’economista Ljubodrag Savic e aggiunge che questo porterà la Serbia totalmente fuori dal mercato kosovaro.

Secondo l’economista Savic, la Serbia i questa situazione non sarebbe in grado di rispondere allo stesso modo, e comunque non è affatto consigliabile agire inn questo modo.

“La Serbia non importa molto dal Kosovo, quindi le contromisure non avrebbero molto senso. Si potrebbero aumentare del 5% i costi del pedaggio per il trasporto dal Kosovo, ma questo non sarebbe opportuno, perché in tal modo andrebbe distrutto l’accordo CEFTA, il che non è buono per entrambe le economie”, spiega Savic.

Come è stato affermato ieri dal giornale di Pristina, l’aumento delle tasse si applicherebbe su tutti i prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia. Questa misura è stata proposta dal ministro kosovaro del Commercio Endrit Shala, ritenendo tali mosse da prassi internazionale, e che la sua decisione è stata sostenuta dal vice primo ministro del Kosovo, Enver Hoxhaj. 

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Il primo ministro del “cosiddetto” Kosovo Ramush Haradinaj, con un post su facebook, ha confermato che questa decisione è stata approvata per “proteggere i prodotti locali”. “Al fine di proteggere i prodotti locali, durante l’ultima riunione del governo abbiamo adottato la decisione di imporre queste misure ai beni impportati dalla Serbia e dalla Bosnia”, ha scritto Haradinaj su fcebook.

Il vice primo ministro del “cosidetto” Kosovo Bedzet Pacoli conferma che questa è una decisione politica e non economica. “E’ da tempo che diciamo che è necessario porre fine al comportamento scandaloso e antieuropeo della Serbia e che la nostra pazienza è ai limiti”, ha annunciato Pacoli.

La parte serba ha reagito violentemente a questa decisione, e il Ministro del Commercio, del Turismo e delle Telecomunicazioni Rasim Ljajic ha commentato dicendo che questa mossa delle autorità di Pristina è allarmante e che richiede una risposta immediata da parte della Commissione europea.

“Se questa notizia è vera, vuol dire che l’accordo CEFTA non è più valito, perché oltre a tutte le barriere non tariffarie che fino ad ora il Kosovo ha introdotto alle altre economie e i paesi dei Balcani occidentali, questa loro decisione drastica significa che le istituzioni temporanee del Kosovo hanno optato per un classico protezionismo. Pertanto, questo richiede una immediata risposta dell”Unione Europea, che da sempre ha protetto l’accordo CEFTA”, stimao Ljajic.

L’Unione europea ha reagito con urgenza, chiedendo una spiegazione alle autorità del Kosovo per questa innaspettata decisione.

“Queste decisioni prese dalle autorità kosovare sono una chiara violazione degli obblighi che il Kosovo ha all’interno del CEFTA. L’UE si aspetta che il Kosovo, dove attualmente presiede il CEFTA, si allinei pienamente con i suoi obblighi”, riferisce Maja Kocijancic.

https://www.blic.rs/biznis/privreda-i-finansije/skandalozan-potez-pristina-hoce-da-eliminise-srbiju-sa-kosovskog-trzista/61vhqht?fbclid=IwAR194aYMyYfcjmTLF3whKCTpNl7VWFb96XOYSHHORwGxm_Uv6V30iGAWyZU

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