Prelec: Motivi per cui lo scambio di territori dovrebbe essere appoggiato

L’Europa ha una paura intensa e comprensibile riguardo al cambiamento dei confini nazionali, ma i colloqui sullo scambio di territorio del Kosovo e della Serbia meritano il sostegno dell’Occidente, stima Marko Prelec, professore presso la Scuola per la Politica Pubblica presso l’Università dell’Europa centrale.

Nel testo per “Politiko” dal titolo “Cambiamento dei confini nei Balcani che l’Occidente dovrebbe appoggiare”, Prelec ha detto che, nonostante i rischi entrambe le parti beneficerebbero dello scambio di territori. “Non esiste una soluzione per la questione del Kosovo senza un accordo che entrambe le parti appoggino sinceramente, e lo scambio di territorio è la chiave per un tale accordo”, ha detto Prelec.

Il Kosovo scambierà i comuni del nord in cui vivono per lo più serbi, con i comuni sudoccidentali della Serbia, dove vivono per lo più albanesi.

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Il professore poi risponde alla domanda sul perché la Serbia dovrebbe acconsentire ad un simile accordo: “Perché dimostrerebbe che la politica dell’UE e degli Stati Uniti con loro non ha avuto successo. Il Kosovo si è separato sotto la supervisione internazionale e con il presupposto che la Serbia dovesse in definitiva riconoscere la sua indipendenza e integrità territoriale. Lo scambio di territorio serve alla Serbia per dire: “Avete tentato di risolvere la questione senza di noi e non ci siete riusciti. Tali affermazioni sono potenti, specialmente quando i paesi hanno a che fare con argomenti sensibili come la storia, l’identità e il territorio”, scrive Prelec.

D’altro canto, il Kosovo diventerebbe un membro a pieno titolo della comunità internazionale e avrebbe un percorso più chiaro verso l’adesione all’UE, e potrebbe immediatamente aderire al Consiglio d’Europa, aggiunge Prelec. Dichiara anche che, finché dura la “posizione di pattuglia”, né il Kosovo né la Serbia hanno una reale possibilità di aderire all’UE.

“Bruxelles ha chiarito a Belgrado che deve risolvere la questione del Kosovo prima che diventi membro dell’Unione europea”, aggiunge Prelec.

Il professore si chiede allora perché ci sia così tanta opposizione a questa soluzione e ricorda la recente dichiarazione della Cancelliera tedesca Angela Merkel: “ci sono tentativi per parlare di confini, ma questo non possiamo farlo”.

“L’obiezione principale è che il cambiamento dei confini minaccerebbero altri confini nella regione”, ha detto Prelec, citando esempi di Macedonia e Bosnia. Riguaro la Macedonia, Prelec dice che ora il paese è molto più stabile, ha un governo progressista e multietnico e che già l’anno prossimo potrebbe diventare un membro della NATO. “La popolazione albanese (in Macedonia) è pragmatica ed è felice di vivere in un paese con buone prospettive di integrazione europea”, scrive Prelec.

Secondo lui, la Repubblica Srpska è tutta un’altra questione, perché la leadership e molti cittadini vogliono davvero la separazione, ma sanno che è impossibile. “Guardate la mappa geografica. La loro regione è divisa in due metà: La parte povera al confine orientale con la Serbia e la parte più prosperosa ai confini con la Croazia. I serbi un domani potrebbero dichiarare l’indipendenza, ma due terzi o più della loro gente verrebbero tagliati a ovest, senza essere connessi con territorio amico. La Costituzione della Bosnia ed Erzegovina offre già alla regione un’autonomia molto ampia, che verrebbe probabilmente persa se la secessione non avesse successo “, ha affermato Prelec.

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