Il tentativo della Commissione europea di rilanciare il processo di adesione della Serbia all’Unione europea attraverso l’apertura del cluster 3 difficilmente otterrà il necessario sostegno degli Stati membri. Diversi Paesi, infatti, guardano con scetticismo a questa iniziativa e i Paesi Bassi sarebbero pronti a porre il veto, hanno riferito a Politico cinque diplomatici e funzionari.
Il disaccordo riflette un dibattito più ampio sul significato dell’allargamento dell’UE. Secondo due funzionari, la Commissione europea considera sempre più l’allargamento uno strumento geopolitico volto a incoraggiare i Paesi vicini all’Unione a rafforzare i propri legami con l’Europa e ad allontanarsi dalle potenze rivali.
Alcuni Stati membri temono, tuttavia, che i Paesi candidati possano essere premiati prima di aver compiuto progressi sufficienti nelle riforme democratiche e del sistema giudiziario.
L’apertura del terzo cluster darebbe avvio ai negoziati sull’allineamento della normativa serba relativa ai servizi transfrontalieri al mercato unico dell’UE, comprese le disposizioni sul riconoscimento delle qualifiche professionali e le misure volte a facilitare le attività economiche oltre frontiera.
La Commissione europea raccomanda da tempo l’apertura del cluster, ma la decisione richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri. I progressi della Serbia sono stati finora bloccati a causa delle preoccupazioni riguardanti la situazione dei diritti umani.
I Paesi Bassi continueranno a opporsi all’avanzamento del percorso di adesione della Serbia, mentre diplomatici di altri due Stati membri dell’UE ritengono improbabile che, nel prossimo futuro, venga rilanciata la pressione per aprire un nuovo cluster.
Promuovere il percorso di adesione di un Paese che mantiene stretti rapporti con la Russia, ha affermato uno di loro, invierebbe un messaggio sbagliato, soprattutto considerando che l’Ucraina e la Moldavia non hanno ancora aperto tutti i rispettivi cluster negoziali.
La decisione di trasformare l’allargamento in uno “strumento geopolitico” per mantenere la Serbia sul percorso europeo, ha dichiarato un diplomatico critico nei confronti del piano, funziona soltanto “finché il Paese non aderisce realmente all’Unione; dopo, diventa un problema geopolitico di enormi proporzioni”.
In un documento interno circolato tra gli ambasciatori prima della riunione di mercoledì, visionato da Politico, la Commissione ha affermato che “la Serbia ha recentemente dato seguito a importanti impegni” e ha evidenziato di aver “superato il regresso verificatosi” con l’adozione delle controverse leggi approvate a gennaio.
Tuttavia, solo poche settimane prima, in un rapporto riservato sulla Serbia ottenuto da Politico, la Commissione aveva espresso forti preoccupazioni riguardo alla situazione dei diritti umani, avvertendo che “la pressione sulle organizzazioni della società civile e sui giornalisti si è intensificata, comprese campagne diffamatorie contro individui e organizzazioni impegnati nella difesa dello Stato di diritto e nella lotta alla corruzione”.
L’analisi rilevava inoltre che “non sono stati registrati progressi in una serie di casi di corruzione di alto livello”, comprese le indagini sul crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad, tragedia nella quale hanno perso la vita 16 persone e che ha dato origine a proteste in tutto il Paese.
In assenza di una decisione sull’apertura del cluster, la Commissione prenderà in considerazione altre modalità per premiare Belgrado per le modifiche legislative adottate, hanno riferito due funzionari.
Secondo le stesse fonti, è attualmente in fase di elaborazione un elenco di possibili opzioni, che difficilmente sarà però presentato prima delle elezioni previste nei prossimi mesi.
(Danas, 06.07.2026)
https://www.danas.rs/vesti/politika/diplomate-politiko-srbija-klaster-3/
