“Please, Kill The Mainstream”: l’arte ha ancora un’anima?

Dal 28 aprile al 10 maggio a Belgrado una mostra di galleristi napoletani alla Galerija Zecevic offre una riflessione sui meccanismi oggi dominanti nell’arte contemporanea.

Nell’epoca del turbocapitalismo globale si può ancora contestare lo stato di cose presenti attraverso l’arte o essa è stata definitivamente fagocitata da un sistema che la usa come una componente, come tante altre interscambiabile, della speculazione finanziaria?

In tante espressioni dell’arte contemporanea l’effetto di straniamento viene raggiunto più come mero calembour visuale e concettuale che come tentativo di aprire nuove prospettive e suscitare nuove idee sulla condizione umana. Così, nell’arco di poco più di un secolo dal vecchio “Épater la bourgeoisie”  si è passati all’istituzionalizzazione della provocazione, che diventa la convenzione stessa entro cui si muove tanta arte contemporanea.

paper-planes-copyBlue & Joy, Paperplane, 2013

La mostra “Please, Kill The Mainstream”, che si è aperta ieri a Belgrado presso la Galerija Zecevic (Cara Urosa, 18) con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado, è al contrario il tentativo di rimettere in discussione i parametri entro cui si sono mossi e si muovono tanti artisti contemporanei, basati sul processo anticonformismo-istituzionalizzazione-speculazione. “Animalisti in pelliccia“, li chiamano i curatori Giusepe Ruffo e Pietro Tatafiore nel libretto di presentazione della mostra, rimarcando in sintesi il senso del loro approccio “Oggi ci si chiede se l’arte contemporanea possa ancora preservare un’anima e corrispondere a un valore morale che non sia unicamente oggetto di speculazione“.

La mostra, presentata a Napoli nel dicembre 2013 cui seguirà l’appuntamento londinese alla Red Gallery nel prossimo luglio, raccoglie esperienze di artisti napoletani, coreani, serbi e inglesi, e rappresenta anche un primo incontro tra le riflessioni di giovani galleristi e artisti basati su Napoli con il mondo artistico della Serbia: due identità forti, come Napoli e la Serbia, certamente distanti dal Mainstream per motivi culturali come anche economici, ma con forti legami con esso e quindi capace di guardare con distacco, forse anche con irrisione, agli esiti paradossali del mercato globale dell’arte.

Marta-Jovanović-Pionirka-2011Marta Jovanovic, Pionirka, 2011

Nelle intenzioni dei curatori si intuisce una tensione civica, ovvero la convinzione che l’arte contemporanea possa ancora parlare a tutti gli abitanti del globo della loro condizione oltre le distanze fisiche e culturali, evitando di rinchiudersi in un mercato autoreferenziale riservato ai nuovi ricchi globali nel grande luna park delle aste milionarie. E forse le elaborazioni migliori per rilanciare questa idea alternativa di arte potranno venire solo dai territori dove il Mainstream ancora non prevale, come Napoli e la Serbia.

Biagio Carrano

Mostra “Please, Kill The Mainstream”
Galerija Zecevic, Cara Urosa, 11 Belgrado
Dal 28 aprile al 10 maggio 2014
A cura di Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore
Opere di: Maria Giovanna Ambrosone, Blue & Joy, Arturo Ianniello, Choi Jaeyong, Corrado La Mattina, Cindy Hinant, Marta Jovanovic, Hye Joo Jun, Pasquale Napolitano, Daniela Politelli, Aria Secca, Changan Son, Zero-T.

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