Più di 1.300 studenti hanno firmato una petizione contro la presenza dei vertici dello Stato a Srebrenica

“La petizione degli studenti serbi, con  la quale si richiede al  presidente e al primo ministro della Serbia di non andare a Srebrenica l’11 luglio, finora è stata firmata da circa 1.300 di loro”, ha detto Nenad Uzelac, studente della Facoltà di Scienze Politiche di Belgrado.

“Saranno i rappresentanti serbi a considerare il nostro atteggiamento, noi non lo sappiamo. Cercheremo un incontro con il primo ministro Aleksandar Vucic e vedremo cosa ci dirà per quanto riguarda la nostra petizione. Quello che si sa con certezza è il fatto che la petizione ha risvegliato le persone e che ha influenzato molto l’atteggiamento della gente nei confronti dei rappresentanti serbi verso Srebrenica e che la partenza sicuramente non passerà senza conseguenze per loro e senza ribellione della gente, perché non si può fare qualcosa contro la volontà del popolo senza conseguenze”, ha detto Uzelac.

Uzelac ha detto al  giornale elettronico di Andrićgrad “Iskra”, che uno degli elementi dell’ “occupazione culturale e spirituale della regione” è “convincere la gente serba di essere colpevole per tutte le guerre e per tutte le vittime degli anni Novanta”.

“L’Occidente, iniziatore principale di tutte le guerre, e il principale colpevole per le centinaia di migliaia di morti e per milioni di sfollati , doveva trovare i serbi colpevoli per nascondere il suo ruolo in questi eventi. In questo processo, l’importante è convincere la gente in Serbia che era l’unico colpevole e che, pertanto, deve sopportare le conseguenze e accettare tutto ciò che l’Occidente sta facendo contro i suoi interessi nazionali “,ha detto Uzelac, aggiungendo inoltre che “l’Occidente investe milioni di euro nel cosiddetto settore non governativo e nel settore dei media , il cui ruolo è quello di ” mettere a confronto” il popolo serbo con la sua presunta colpevolezza.”

“Per quanto riguarda il discorso dei media in Serbia, oggi, il ruolo principale ce l’hanno le organizzazioni minori, ma con un grande potere, le quali ricevono milioni di dollari e di euro da alcune organizzazioni occidentali. Queste ONG sono, infatti, le organizzazioni, soprattutto del governo americano”,  sostiene Uzelac, aggungendo che in un così controllato discorso pubblico è difficile spiegare alla gente la verità sulle guerre degli anni Novanta ed è molto facile sviluppare manipolazioni. La nazione perde il senso di orgoglio e di dignità, rimanendo in silenzio e soffrendo. Qualsiasi tentativo di lottare per le proprie vittime e per la verità su questi eventi viene impedito, subito dopo comincia la stigmatizzazione, si difonde la paura di qualche tipo di nazionalismo e si torna agli anni Novanta. Si sono dati il diritto di vietare al popolo serbo di parlare della loro sofferenza, vietando inoltre ogni discorso sulle aggressioni subite, lo ignorano o lo vietano” ,ha detto Uzelac.A suo parere, questa situazione quasi insopportabile può essere cambiata solo da un risveglio e dall’ “unificazione dei giovani in Serbia e dal loro lavoro attivo sul ripristino della dignità e dell’orgoglio della gente, perché grazie alla rinascita spirituale si raggiunge quella materiale.”

Gli studenti della Repubblica di Serbia e della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, circa 400 di loro, il 23 giugno hanno mandato una  lettera aperta al presidente Tomislav Nikolic, come anche al primo ministro della Serbia Aleksandar Vucic, con la quale sono invitati a non partecipare all’ ”attuale demonizzazione della gente serba tramite la visita potenziale a Potocari, il 11 luglio, la quale potrebbe avere conseguenze di vasta portata per la gente serba”.

Nella lettera aperta si legge che questa visita a Srebrenica del presidente e del primo ministro significherebbe la partecipazione all’impatto diretto sulla Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, con l’obiettivo finale di abolirla come “entità basata sul presunto genocidio”.

Gli studenti dicono che la gente serba è ferita dal fatto che tutti coloro che oggi stanno parteciperanno alla sua demonizzazione non vedono oppure deliberatamente non vogliono vedere le più di 3.000 vittime serbe uccise a Srebrenica nel periodo dal 1992 al 1995.

(Blic, 29.06.2015)

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