Piccole imprese: se ne aprono 7000, chiudono 6000

I consuntivi finali per il 2014 non sono ancora pronti ma in base ai dati ufficiali l’anno appena passato non è stato un buon anno per i piccoli imprenditori: fino a novembre erano state aperte circa 7000 microimprese, ma nello stesso periodo di tempo avevano chiuso l’attività 6000 imprese similari.

Aleksandra Popovic aprì nel 2005 una società di disegno di capi di vestiario di moda. E’ riuscita a sopravvivere alla prima ondata della crisi mondiale e anche a lavorare con successo mentre la crisi economica mondiale distruggeva tante imprese. Tuttavia dal sogno di creare capi di moda molto presto ha dovuto affrontare la realtà del mercato e convertirsi alla produzione di capi e uniformi da lavoro. “Il modello di business pensato nel 2005 di disegnare capi di abbigliamento e brand non si è rivelato profittevole: le case di moda destinano almeno il 10% del loro budget per la creazione di nuovi articoli e in questa cifra c’era spazio per tenere a bada la concorrenza, incontrare i clienti e restare in un’attività che amo molto”, dice Aleksandra Popovic della società NAG doo, che tuttavia è riuscita a sopravvivere a differenza di oltre 7000 microimprese serbe che sono riuscite a resistere il sesto anno consecutivo di crisi. Tra di esse ci sono anche grandi imprese commerciali ma nel 2014 è toccato anche a imprese di produzione.

“La struttura di questo settore è composta per il 30% da imprese commerciali, per il 16% da imprese di trasformazione, per il 7% le costruzioni, l’1,8% l’agricoltura e l’11% attività innovative. I dati mostrano che le attività produttive hanno sofferto di più”, dice Aleksandar Gracanac della Camera di Commercio di Serbia.

Per sopravvivere anche nel nuovo anno, che si preannuncia difficile, le piccole e medie imprese chiedono finanziamenti agevolati e la riduzione delle tasse e di altre imposte. “Vi sono 499, dico 499 varie forme di tasse e imposte, che in alcuni casi vengono pagati più di una volta nel corso dell’anno, di cui la metà sono puro racket” afferma Slavenko Grgurevic dell’Unione dei datori di lavoro.

Così nel 2015  per coloro che lasceranno l’attuale posto di lavoro sarà l’anno della scelta se investire la liquidazione nelle spese ordinarie o aprire una loro attività. Chi ha già affrontato questa scelta consiglia di indirizzarsi verso settori che sembrano avere un futuro, quali l’agricoltura biologica, l’information technology e l’energia da fonti rinnovabili ma il segreto per avere successo è assicurarsi di avere un compratore per i propri prodotti.

(B92, 06.01.2015)

 

 

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