Perché Trump vuole la Serbia nella coalizione anti-Huawei?

La cinese “Huawei” è uno dei maggiori fornitori di “Telekom Srbija” e l’accordo firmato di recente a Washington potrebbe portare il Paese balcanico nella coalizione di Paesi che vogliono invece espellere l’azienda dai propri mercati. Un punto dell’accordo, come riportato dal portale “Slobodna Evropa”, fa riferimento infatti alla realizzazione di infrastrutture per la rete internet 5G.

“Entrambe le parti vieteranno l’uso della rete 5G all’interno della loro infrastruttura di rete, che è stata acquistata da clienti inaffidabili”, dice l’accordo. Si aggiunge che entrambe le parti si impegnano a rimuovere tempestivamente tali apparecchiature e ad adottare altre misure necessarie laddove siano già presenti.

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“Entrambe le parti si impegneranno verso il progresso della tecnologia e la prevenzione di attività illegali, applicando sistemi di screening e di informazione, tra cui PISCES, APIS, ATS-G e SRTP”.

“Huawei” fornisce già a “Telekom Srbija” vari segmenti di rete fissa, dispositivi di accesso fissi, rete IP / MPLS, rete di trasporto ottico, e piattaforme per servizi di payTV.

Non ci sono stazioni 5G funzionanti in Serbia, sebbene i teorici della cospirazione abbiano collegato il 5G con la diffusione del coronavirus. Nell’aprile 2020, l’Agenzia di regolamentazione delle comunicazioni elettroniche (RATEL) ha annunciato di aver rilasciato quattro licenze individuali temporanee per l’uso delle frequenze radio allo scopo di testare la rete 5G nella città di Belgrado; una a “Telenor” e tre a “Telekom Srbija”.

Dopo aver completato i test e raggiunta la scadenza delle licenze temporanee, le stazioni radio base menzionate sono state disattivate. L’asta per la vendita dello spettro per il 5G avrebbe dovuto tenersi quest’anno, ma è stata rinviata al prossimo anno.

In Serbia, il produttore cinese è il benvenuto e la cooperazione non è mai stata messa in discussione. L’azienda “Huawei” nel Paese ha accordi con diversi ministeri e l’accordo più problematico è con il Ministero dell’Interno, che ha consentito l’installazione di 1000 telecamere di riconoscimento facciale “Huawei”.

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