Perché il presidente ha mentito sulla riduzione delle accise del 60%?

È mai esistita l’intenzione di ridurre le accise sui derivati del petrolio del 60%, come il Presidente della Serbia, Aleksandar Vučić, ha affermato in modo inequivocabile il 20 marzo, sostenendo peraltro che ciò sarebbe avvenuto immediatamente? Oppure si è trattato di una promessa funzionale alla campagna elettorale in vista delle elezioni locali in dieci comuni serbi, una campagna che, per intensità, ha ricordato quella delle elezioni politiche?

Anche ammesso che tale intenzione ci fosse, cosa ha impedito ad Aleksandar Vučić di trasformare la promessa in realtà? Va ricordato che, a quasi un mese di distanza, le accise sono state ridotte del 25%, ben lontano dal 60% annunciato.

Si è trattato di un ostacolo di natura giuridica? Oppure di un problema fiscale, dal momento che una riduzione delle accise comporta minori entrate per il bilancio pubblico? Oppure la questione è legata agli accordi con il Fondo Monetario Internazionale, soprattutto considerando che una missione dell’FMI arriverà a fine mese per colloqui con le autorità fiscali e monetarie serbe?

Una soluzione di compromesso

Il Governo serbo, alla vigilia delle festività pasquali, ha deciso di ridurre le accise sui derivati del petrolio del 25%, ossia di cinque punti percentuali in più rispetto alla correzione iniziale, e oltre quanto consentito dalla Legge sulle accise.

Secondo quanto pubblicato nella Gazzetta ufficiale, il Governo ha adottato un decreto integrativo relativo al provvedimento che limita i prezzi dei derivati petroliferi. Il decreto si applica dal 10 al 24 aprile e stabilisce che le accise sulla benzina senza piombo ammontino a 54 dinari, mentre per i gasoli a 55,53 dinari.

Nello stesso giorno, il Governo ha anche adottato una decisione che abroga il precedente provvedimento sulla riduzione temporanea delle accise sui derivati del petrolio, adottato a metà marzo. Tale misura, che prevedeva una riduzione del 20% – il massimo consentito dalla normativa vigente – sarebbe dovuta restare in vigore fino al 15 aprile. Questa volta, proprio a causa del limite previsto dalla legge, la misura non ha potuto essere prorogata né ulteriormente ampliata senza violare la Legge sulle accise. Al suo posto, è stato utilizzato come base giuridica l’articolo 39 della Legge sul commercio, richiamato dal Governo Macut nel nuovo decreto. In altre parole, attraverso un provvedimento normalmente utilizzato per intervenire sui prezzi dei carburanti, il Governo è intervenuto questa volta anche sul livello delle accise.

Una questione giuridica

Secondo quanto appreso da Forbes Serbia da fonti vicine al Governo, proprio la Legge sul commercio e, in particolare, il discusso articolo 39, hanno rappresentato il principale ostacolo che ha ritardato la decisione di ridurre le accise oltre il limite legale del 20%. La fonte definisce questa soluzione come “giuridicamente complessa”, pur sostenendo che alla fine sia stata ritenuta ammissibile.

Il testo dell’articolo prevede che:
“Al fine di prevenire perturbazioni del mercato o di eliminarne le conseguenze dannose per l’approvvigionamento di beni e servizi di importanza vitale per la vita e la salute delle persone e per il funzionamento delle imprese, delle istituzioni e di altre organizzazioni di interesse generale, il Governo può adottare misure temporanee riguardanti determinate categorie di beni e servizi, operatori economici, fornitori di servizi o consumatori, orari di lavoro, l’adempimento di obblighi derivanti da accordi internazionali, i prezzi e altre condizioni per l’esercizio dell’attività commerciale, ad eccezione delle misure relative all’importazione e all’esportazione di beni”.

Si precisa inoltre che tali misure devono essere proporzionate agli obiettivi e ai risultati attesi e non possono avere una durata superiore a sei mesi, salvo diversa disposizione di legge o obblighi derivanti da accordi internazionali.

Interpretazioni divergenti

I giuristi interpellati da Forbes Serbia offrono interpretazioni differenti di questa disposizione. Tuttavia, concordano su un punto: la norma è formulata in modo talmente ampio da poter essere interpretata sia come base legale per modificare anche le accise in caso di squilibri di mercato, sia in senso opposto, ossia come incompatibile con la normativa specifica che disciplina esclusivamente le accise.

Oltre agli aspetti giuridici, è stato preso in considerazione anche l’impatto sui conti pubblici. Secondo alcune stime, una riduzione significativa delle accise comporterebbe una perdita di circa 40 milioni di euro al mese, pari a oltre 900 milioni di euro su base annua, ovvero circa l’1% del PIL serbo.

Tuttavia, poiché non si prevede che una simile misura resti in vigore per un intero anno – ed è ormai evidente che la riduzione non raggiungerà il 60% – questo fattore non viene considerato determinante dalle fonti consultate.

Anche alla luce dell’imminente visita della missione del Fondo Monetario Internazionale a Belgrado, durante la quale le accise saranno probabilmente uno dei temi discussi, nel contesto della sostenibilità delle finanze pubbliche e degli obiettivi di deficit concordati.

Una promessa elettorale non mantenuta

Resta il fatto che Aleksandar Vučić non ha detto la verità quando, il 20 marzo, ha annunciato una riduzione delle accise del 60%. Secondo fonti informate citate da Forbes, una simile misura non è mai stata realmente pianificata. La percentuale annunciata viene interpretata come una promessa rivolta agli elettori in vista delle elezioni locali tenutesi nove giorni dopo.

In altre parole, una riduzione delle accise superiore alla metà del loro valore non ha mai fatto parte di un piano concreto. La correzione attuata la scorsa settimana sì, ma il presidente e il Ministero delle Finanze si sono poi trovati di fronte a ostacoli giuridici che hanno rallentato anche l’ulteriore riduzione del 5%.

Di conseguenza, la decisione è stata adottata solo una ventina di giorni dopo l’annuncio di Vučić, che aveva invece promesso un intervento immediato.

(Forbes, 20.04.2026)
https://forbes.n1info.rs/novac/istrazujemo-sta-je-zakocilo-smanjenje-akciza-za-60-odsto-zasto-je-predsednik-slagao/

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