Perchè i media italiani odiano tanto Novak Djokovic?

Ha iniziato il Corriere della Sera: “C’è una strana magia che circonda Novak Djokovic”, l’incipit della prima charachter assassination apparsa il 6 gennaio a firma di Andrea Sereni, secondo il quale questo strambo giovane serbo che vive in un “cerchio magico” deve per forza avere qualche rotella fuori posto. Sereni parte evidenziando l’insospettabile adorazione che i genitori hanno per il figlio, il tennista più vincente della storia; e stupisce che un giornalista che vive in un paese di mammoni e di genitori iperprotettivi ne resti tanto sconcertato. Dopo aver raccontato delle uscite, anche scomposte, di un padre che deve tutto al figlio e che tutto ha fatto per lui, compresi debiti e sacrifici incomprensibili in Italia, in anni quando a Belgrado si viveva con stipendi da 3 marchi tedeschi al mese e il giorno dopo l’incasso quello stipendio era carta straccia, l’ineffabile Sereni non manca di dedicare un passaggio alla moglie di Djokovic, laureata alla razionalissima Bocconi ma che avrebbe postato un video su Covid-19 e 5G successivamente cancellato (e dunque, disconosciuto e non verificabile). La chiusura del pezzo vorrebbe evidenziare ancora una volta le stranezze del personaggio: pensate che Djokovic, invece di svegliarsi frustrato e incazzato, tranguggiare di fretta un caffé e uscire trafelato per andare al lavoro come tutti gli italiani normali, è “un uomo particolare” perché “La sua routine quotidiana inizia con un saluto al sole che sorge, una sessione di abbracci, canto e yoga. Con un rapporto di connessione col mondo vegetale, come un albero di fichi con cui diceva di avere una relazione intima: «Mi piace scalarlo e sentirmici in contatto». Parole che farebbero la felicità del professore Stefano Mancuso, il quale, meno di un mese fa, dichiarava, proprio sul Corriere che lo presentava “tra i maggiori studiosi di botanica “«Le piante sono intelligenti, io rivolgo loro frasi d’amore”. Ma tant’è. Questa volta al primo quotidiano italiano anche questo afflato di Djokovic verso il mondo vegetale fa comodo al fine di presentare il campione serbo come poco meno che uno spostato.

Di per sé l’articolo di Sereni poteva essere un pezzo occasionale, un esercizio di stile del classico redattore precario per confermare il vecchio aneddoto in cui il caporedattore chiede al giovane giornalista di scrivere un pezzo su san Francesco d’Assisi e il giovane ambizioso risponde: “ A favore o contro?”. Ma l’insistenza e il livello delle firme con cui il Corriere è tornato sull’argomento indica qualcosa di molto pianificato.  Insomma, si tratta di costruire il paria della giornata, l’originale da irridere, il deviante da biasimare, il superstizioso da rieducare, l’incosciente da criticare, l’ignorante da additare, il cattivo esempio da neutralizzare, ma anche l’incosciente che mette a repentaglio la salute pubblica, l’arrogante che si crede al di sopra del buon senso comune (a tal proposito il gran sacerdote del banale Massimo Gramellini maramaldeggia “Novax Djokovic”), il privilegiato contro cui scatenare le persone comuni e far così guadagnare alla testata un bel po’ di Like da parte di un po’ di odiatori telematici con l’apparato neuromotorio concentrato nel proprio pollice. 

E invece, in un escalation che indica una chiara scelta redazionale, oggi 9 gennaio intervene anche un altro editorialista-killer del Corriere, Aldo Cazzullo, il quale scrive che “La ferocia del serbo attinge dallo stesso pozzo buio da cui vengono le follie antiscientifiche, le pallate al giudice di linea, la tigna no-Vax” e non poteva mancare l’accenno all’identità slava e il colpo basso perché “dietro l’orgoglio della patria serba, dell’appartenenza slava, dell’irriducibilità del battitore libero, ci sia uno dei tanti furbacchioni che portano la residenza fiscale a Montecarlo per non pagare le tasse” certo, come gli italiani Berrettini, Sinner, Musetti, l’austriaco Zverev, il russo Medvedev, il greco Tsitsipras. 

Di fronte a tali operazioni è difficile negare che non esista una regia mediatica indirizzata a denigrare coloro che mettono in discussione la gestione dell’emergenza pandemica, l’efficacia dei provvedimenti adottati, gli abusi che molti governi stanno mettendo in atto nell’eterna dialettica tra volontà di controllo da parte dei poteri e istanze di libertà degli individui. Dunque il presunto novax Djokovic va disciplinato, per esempio invocando, come fa Open, la testata web di Enrico Mentana, pur in assenza di qualsiasi iniziativa ufficiale dei suoi sponsor, la perdita di 50 milioni di euro di sponsorizzazioni annuali per il solo fatto di avere una posizione critica sui vaccini. Lo stesso Open poi sguinzaglia sul web il cacciatore di bufale David Puente per dimostrare che il 17 dicembre (il giorno dopo l’asserito contagio) Djokovic andava in giro per eventi a Belgrado senza mascherina. Essì, David Puente, in Serbia la mascherina è consigliata ma non obbligatoria, parola di chi in Serbia ci vive, si è vaccinato tre volte e usa regolarmente la mascherina nei luoghi chiusi. 

A fronte di attacchi tanto violenti e orchestrati, si potrebbe pensare a una qualche insopportabilità di un personaggio fin troppo vincente.  Al contrario, gli attacchi a Djokovic sono invece cresciuti in maniera abnorme rispetto alla vicenda, allargando le critiche al popolo serbo e al loro inestirpabile nazionalismo. E così, a ruota del Corriere e a conferma di un indirizzo coordinato, è arrivato l’8 gennaio Michele Serra, l’aedo della sinistra conformista e compiaciuta (del proprio patrimonio), che definisce “penosa avventura” le vicissitudini in Austrialia di Djokovic, “una parodia involontaria del nazionalismo slavo” (e te pareva?) e chiude affermando che trattasi di “buffonaggine (…) questa levata di scudi “patriottica” in un pezzo di terra nel quale a causa delle Piccole Patrie, dei nazionalismi (tutti) e dell’uso bellicoso della religione, si è consumata, appena trent’anni fa, un’atroce guerra etnica. Niente insegna mai niente a nessuno, che tristezza”. E così basta il ricordo monodirezionale delle stragi incrociate tra serbi ortodossi, croati cattolici e bosgnacchi mussulmani per stendere un velo di infamia su un giovane serbo di successo. Ora, cosa c’entra uno sportivo di certo legatissimo al suo paese e impegnato in innumerevoli iniziative di solidarietà e aiuto internazionale con il famigerato Zeljko Raznatovic, detto Arkan, il boia della guerra in Bosnia arricchitosi deprendando le famiglie mussulmane e i depositi di carbone della Serbia? Chiedetelo a Massimo Nava, già corrispondente dai Balcani in guerra, il quale nel commento “Covid, Djokovic si ricordi di Arkan” oggi 9 gennaio fa associazioni fuori da ogni logica pur di infamare un tennista, collegando il suo nome e i suoi dubbi sui vaccini con il nome del criminale di guerra serbo degli Anni Novanta. Nava rinfaccia ai leader politici serbi di essersi schierati con il loro concittadino: in effetti la logica di Nava pretendeva che i politici serbi invitassero i giudici australiani a rinchiudere sine die Djokovic, l’uomo più amato del loro paese, nel centro per richiedenti asilo dove ora si trova privato della libertà. Immaginiamo ora che in una situazione simile si fosse trovato Berrettini, che per essere arrivato in finale a Winbledon (persa proprio contro Djokovic) è stato accolto come un eroe nazionale da Mattarella: dubbi sulle proteste il mondo politico italiano avanzerebbe, a partire da Salvini e la Meloni, per richiedere l’immediato rilascio del tennista romano con residenza a Montecarlo? Nava accusa Djokovic di aver “confuso il ruolo di gloria nazionale con un malinteso e pericoloso patriottismo”. A parte che Nava nemmeno coglie cosa ha rappresentato per l’autostima dei serbi l’avvento della stella di Djokovic quindici anni fa, quando il paese era frustrato dalla povertà e dalle guerre perse e con un immagine internazionale simile a quella di un paria, l’esimio commentatore del Corriere dei poteri forti non sa che Djokovic interviene nella politica del suo paese, piaccia o meno, in maniera del tutto fuori dagli schemi politici: dagli appelli contro l’indipendenza del Kosovo in cui si trova a fianco dell’attuale governo di destra, alla recente posizione contro la realizzazione di una enorme miniera di litio da parte dell’australiana Rio Tinto, invece avallata dall’attuale governo. 

Questo resta un punto poco esplorato in Italia, che incrocia il fallimento delle politiche biosecuritarie del governo australiano, il pasticcio della federazione tennistica australiana in merito ai pass per partecipare agli Open e le enormi proteste popolari contro gli investimenti in Serbia dell’australiana Rio Tinto. Ma questi aspetti geopolitici interessano poco ai media italiani, che si fermano a un usuale “trattamento” di delegitimazione del presunto no-vax Djokovic, somministrato già ad altri che hanno osato mettere in discussione l’idea che vi sia un’unica modalità per affrontare la pandemia. Il mondo no-vax non deve riconoscere eroi, men che meno un serbo che dichiara di sentirsi italiano. Nel caso di Djokovic poi,  si attiva poi inevitabilmente il razzismo nei confronti del mondo balcanico, visto come origine di congenita ferocia e testarda irrazionalità e che consente ad Aldo Cazzullo di rimarcare come il “feroce” Djokovic nel mondo del tennis sia rispettato ma non amato

Da parte nostra avanziamo un’interpretazione, che per nulla intende solleticare lo sciovinismo dei serbi: se Nadal e Federer sono il Messi e il Cristiano Ronaldo del tennis contemporaneo (libero ognuno di attribuire ai due l’una o l’altra similitudine), Djokovic con il suo anticonformismo è una specie di Maradona salutista del tennis, un talento che non si limita a giocare, guadagnare e fare beneficienza, ma si espone socialmente e politicamente, e, a torto o a ragione, non deflette dal presentare e promuovere cause e principii lontani dall’ordinario. 

Proprio per questo Djokovic è odiato e al contempo ammirato per la sua capacità di uscire dalle convenzioni, di denunciare argomenti che opportunismo, ignoranza e quieto vivere la gran parte degli sportivi nemmeno sfiora. Un tale personaggio potrebbe mai essere apprezzato da un mondo conformista e screditato quale l’attuale giornalismo italiano?

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3 Replies to “Perchè i media italiani odiano tanto Novak Djokovic?”

  1. Alan ha detto:

    Complimenti per l’articolo. Imparino i bamboccioni pennivendoli perbenisti italici. Il popolo italiano però è altra cosa.

  2. tiziano griggio ha detto:

    Buonasera, da parte mia non odio Novak (ho un nipote al quale il padre Serbo ha messo il nome ) nipote meraviglioso, ma l’atteggiamento confermato dal mio viaggio in Serbia nel quale questa nazione scarica tutti i suoi guai sugli occidentali.Ma quando avevano Tito (grande macellaio) erano tutti buoni e tranquilli.Se un paese non e’ capace di camminare con i suoi piedi avra’ sempre bisogno di un dittatore che lo comanda.

  3. Giuseppe ha detto:

    Bravo Biagio, pienamente d’accordo con la tua analisi!

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