Perché i grandi capitali privati nazionali continuano a tenersi alla larga dalle startup serbe?

Lo sviluppo e il successo dell’ecosistema delle startup di un Paese dipendono in larga misura dalla partecipazione e dal ruolo delle grandi aziende nazionali, poiché, oltre al capitale, queste apportano un sostegno qualitativo sotto forma di canali distributivi, accesso a un vasto numero di utenti, infrastrutture e conoscenza del settore.

Mentre negli ecosistemi più sviluppati, come quelli degli Stati Uniti, di Israele o dei Paesi scandinavi, le aziende tradizionali investono attivamente nelle startup, in Serbia questo rapporto si limita per lo più a sponsorizzazioni di competizioni o conferenze di rito, invece di tradursi in veri investimenti e partnership strategiche.

La mancanza di capitale corporate crea la cosiddetta “valle della morte” nelle fasi iniziali e intermedie dello sviluppo delle startup nazionali, e il suo ingresso porterebbe cambiamenti sistemici.

In Serbia sono disponibili alcuni capitali per le fasi iniziali, come i finanziamenti del Fondo per l’innovazione e quelli dei business angel, e per le fasi molto avanzate, come i fondi internazionali di venture capital (VC), ma manca il capitale privato nazionale necessario alla crescita nella fase intermedia.

Uno dei maggiori problemi per gli investitori in Serbia è il fatto che raramente ci sia qualcuno disposto ad acquistare una startup nazionale. Se le aziende nazionali iniziassero ad acquistare startup per la loro tecnologia o per il loro team, ciò attirerebbe anche molti più fondi VC stranieri, che saprebbero che in Serbia esiste un mercato in cui poter vendere.

D’altra parte, la collaborazione con startup agili porterebbe alle industrie tradizionali serbe, che sono in ritardo sul fronte della digitalizzazione, una maggiore competitività a livello internazionale.

“Qui non abbiamo ancora un settore privato disposto a investire nell’ecosistema delle startup. È positivo che lo Stato crei un contesto favorevole e che esistano alcuni programmi di sostegno della Banca mondiale e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, e questi sono effettivamente destinati alla fase iniziale. Ma finché avremo solo la fase iniziale, non potremo andare oltre. Abbiamo 40 grandi aziende e nessuna, di fatto, collabora con l’ecosistema delle startup”, dichiara a Biznis.rs Dušan Obradović, direttore dell’acceleratore SEE UP.

A parte alcuni singoli e quasi romantici tentativi, non abbiamo ancora questo tipo di sostegno da parte del settore privato nazionale, sotto forma di capacità, contatti, conoscenze e risorse, sottolinea Obradović, spiegando che il motivo principale è che le aziende sono ancora concentrate sulle proprie attività. “Le aziende hanno i loro problemi. Quando ci si occupa di venture capital, significa avere la voglia, il denaro e la volontà di farlo, essere pronti a mettersi in gioco e ad assumersi dei rischi, dai quali può derivare anche una grande ricompensa. In questo momento penso che tutti si siano irrigiditi a causa delle varie sfide dell’ambiente imprenditoriale. E anche gli immobili continuano a essere il principale strumento per parcheggiare il capitale in eccesso”, afferma Obradović.

Le esperienze delle startup locali dimostrano che il principale ostacolo per le giovani imprese consiste nel convincere una grande azienda a provare il loro prodotto. La prassi nei Paesi sviluppati prevede che le grandi aziende che investono nel prodotto di una startup diventino il suo primo cliente pilota, dando così alla startup un’enorme credibilità agli occhi degli altri potenziali acquirenti. D’altra parte, la startup ottiene accesso a dati, team legali, logistica, reti di vendita globali o impianti produttivi che da sola non potrebbe permettersi per anni. Un grande vantaggio per le aziende alle prime armi è il fatto che, avendo una grande azienda alle spalle, possono permettersi di aspettare più a lungo per vedere i risultati rispetto ai tradizionali fondi VC, che cercano un ritorno sull’investimento rapido, entro un periodo di cinque-sette anni.

Obradović non è particolarmente ottimista riguardo a una rapida attivazione del capitale privato nazionale e ritiene che l’ecosistema delle startup serbe non cambierà molto nei prossimi cinque-dieci anni. “Di tanto in tanto ci sono singoli tentativi, ma a livello strategico le cose non cambieranno rapidamente. Ci vorrà ancora molto tempo prima che qui si crei un contesto in cui esista un percorso chiaro all’interno dell’ecosistema. Ciò significa che, se una startup è valida, non ci sarà modo che non passi attraverso tutti i possibili tipi di sostegno, da parte dell’economia nazionale e delle aziende straniere, delle organizzazioni internazionali, delle istituzioni finanziarie e dello Stato stesso”, ritiene Obradović.

La collaborazione con le startup non è una strada a senso unico e non porta vantaggi soltanto alle giovani aziende: anche le grandi aziende ne traggono numerosi benefici. Uno dei più importanti è la possibilità di fare ricerca e sviluppo al di fuori della propria struttura, poiché per loro è spesso difficile e troppo costoso innovare all’interno delle proprie procedure macchinose. È molto più economico e rapido acquistare o investire in una startup che ha già sviluppato una soluzione.

Paradossalmente, proprio nei vantaggi elencati si nascondono anche i maggiori rischi che possono compromettere il successo della collaborazione tra una grande azienda e una startup. Si tratta innanzitutto della lentezza delle aziende e dei lunghi tempi decisionali, che possono essere fatali per il funzionamento di una startup, ma anche della predominanza del grande capitale nel rapporto tra le due parti, a scapito dello spirito imprenditoriale e della libertà.

Gli esperti del settore ritengono che, per favorire l’ingresso delle aziende nazionali nel mondo delle startup, siano necessarie un’ulteriore formazione dei proprietari e del top management, agevolazioni fiscali che lo Stato potrebbe offrire a tale scopo, ma anche una maggiore conoscenza dei casi di successo in cui questo tipo di collaborazione ha portato alla realizzazione di progetti di successo.

Obradović ritiene che il lavoro in corso sulla nuova Strategia per lo sviluppo dell’ecosistema delle startup rappresenti una buona opportunità per creare le condizioni affinché le aziende private nazionali contribuiscano maggiormente allo sviluppo delle imprese alle prime armi.

Fonte: Biznis.rs, 17.08.2026

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