Perché è irrealistico credere che lo stipendio medio in Serbia sia di 1.000 euro?

Il presidente Aleksandar Vučić si è affrettato martedì scorso, un giorno prima dell’Istituto di statistica della Repubblica di Serbia (RZS), a essere il primo a comunicare ai cittadini la buona notizia che lo stipendio medio a dicembre ha superato per la prima volta nella storia i 1.000 euro, annunciando inoltre che tra il 6 e il 10 marzo presenterà un presunto nuovo piano di sviluppo “completo ed estremamente complicato”, chiamato Serbia 2030–2035. 

Al posto del primo ministro, il presidente – che formalmente non è responsabile di tali questioni – aveva già annunciato in passato piani simili, che in realtà il governo non ha mai adottato formalmente. La prima volta è stata nel dicembre 2019, quando ha promosso il presunto piano “Serbia 2025”; nel gennaio 2024 ne ha presentato la versione 2.0, “Salto nel futuro – Serbia 2027”; e presto presenterà un terzo piano, “Serbia 2030–2035”. Resta da vedere quante decine di miliardi di euro le autorità intendano investire questa volta in grandi progetti e quali stipendi prometteranno ai lavoratori se l’SNS resterà al potere per altri cinque o dieci anni. 

Il giorno dopo, dopo che qualcuno apparentemente aveva “sussurrato” l’informazione al presidente affinché potesse informare per primo i cittadini, l’RZS ha annunciato ufficialmente che lo stipendio medio netto a dicembre è stato di 124.089 dinari, ovvero 1.057 euro. Nello stesso comunicato, tuttavia, ha anche precisato che il salario netto mediano, percepito da più della metà dei lavoratori, era di 90.819 dinari, cioè poco meno di 774 euro. Evidentemente nessun funzionario ha ritenuto quell’informazione abbastanza attraente, per cui è stata semplicemente ignorata. 

Stipendi da 1.400 euro non si vedono da nessuna parte 

Ciò è piuttosto logico, considerando che quasi 1,2 milioni di persone – ovvero ogni secondo dei 2,32 milioni di lavoratori formalmente occupati in Serbia – dovranno aspettare almeno altri tre anni prima che i loro stipendi superino la “soglia dei sogni” dei 1.000 euro. Anche se i loro salari crescessero al doppio della velocità rispetto all’aumento del 5,1 per cento introdotto nel settore pubblico il 1° gennaio, la loro media salirebbe quest’anno a 853 euro, l’anno prossimo a 940 euro e raggiungerebbe i 1.036 euro solo nel 2028. Se invece gli stipendi crescessero del 5,1 per cento quest’anno e negli anni successivi, quella soglia dei mille euro non verrebbe raggiunta neppure entro il 2030. 

Il ministro delle Finanze Siniša Mali lo sa certamente. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, a meno di dieci mesi dal 2027, né lui né il presidente Vučić menzionano più così spesso la promessa che lo stipendio medio avrebbe raggiunto i 1.400 euro già l’anno prossimo. È come se si fossero accontentati del fatto che sia stata appena superata la “soglia dei sogni” dei 1.000 euro. 

Oppure forse anche loro hanno capito che durante i primi undici mesi di quest’anno lo stipendio medio resterà più o meno a quel livello e che a settembre, ottobre o novembre di quest’anno non sarà significativamente più alto rispetto a dicembre scorso. Per fare previsioni del genere non serve una sfera di cristallo, ma basta una rapida analisi dei dati ufficiali – gli stessi dati che l’RZS fornisce al presidente un giorno prima che a tutti gli altri. 

Queste banche dati mostrano chiaramente che nel dicembre 2023 lo stipendio medio netto era di 95.093 dinari e che nei successivi undici mesi è aumentato nominalmente solo del 2,2 per cento, arrivando a 97.215 dinari. Oppure che nel dicembre 2022 i lavoratori in Serbia hanno ricevuto 84.227 dinari, per poi dover accontentarsi fino al novembre dell’anno successivo di una media superiore solo dell’1,1 per cento, pari a 85.175 dinari. Anche se avevano un po’ più dinari in tasca, il loro potere d’acquisto in quei undici mesi è stato in realtà inferiore rispetto al dicembre dell’anno precedente, perché nel frattempo i prezzi al consumo sono aumentati del 7,5 per cento, mentre i prodotti alimentari e le bevande analcoliche sono rincarati dell’8,2 per cento. 

“Anomalia” o regola non scritta 

Un ulteriore problema è che dal 2019 in poi lo stipendio medio di dicembre è stato superiore alla media dei successivi undici mesi in ben quattro casi. In particolare, nel dicembre 2019 i lavoratori guadagnavano in media 59.772 dinari, mentre nei successivi undici mesi hanno ricevuto 257 dinari in meno. Che non si trattasse di un’eccezione ma quasi di una regola è confermato anche dal fatto che lo stipendio medio nel dicembre 2020 era di 1.034 dinari superiore rispetto al periodo da gennaio a novembre 2021. Non bisogna inoltre dimenticare che nel 2020 la crisi causata dalla pandemia di coronavirus era al suo apice e che quell’anno il PIL della Serbia è diminuito in termini reali dell’uno per cento. 

Che questa “anomalia” non sia solo una delle conseguenze delle crisi sempre più frequenti si vede anche dal fatto che una situazione simile si è ripetuta altre due volte: lo stipendio medio nel dicembre 2021 è stato di 551 dinari superiore rispetto ai successivi undici mesi, mentre nell’ultimo mese del 2024 era di 173 dinari inferiore rispetto alla media da gennaio a novembre dello stesso anno. 

Tutto ciò indica che ci sono poche possibilità che entro dicembre di quest’anno la media sia significativamente più alta di 1.057 euro. E se il buon giorno si vede dal mattino, non è escluso che in alcuni mesi possa perfino essere più bassa. Ciò è ancora più probabile se si considera che la produzione industriale a gennaio è stata del 9,1 per cento inferiore rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e addirittura del 14,4 per cento al di sotto della media dello scorso anno. Questo calo è stato in gran parte causato dai produttori di coke e derivati del petrolio, prodotti alimentari, sostanze chimiche e prodotti chimici, computer, prodotti elettronici e ottici, nonché prodotti e preparati farmaceutici di base. Sarebbe quindi davvero sorprendente se i lavoratori di questi settori ricevessero a gennaio più denaro di quanto ne abbiano ricevuto a dicembre. 

Gli insegnanti restano ancora indietro rispetto alla media 

Un’analisi un po’ più dettagliata dei redditi per settore indica anche problemi strutturali più profondi. Lunedì, al Kopaonik Business Forum, il ministro Mali ha annunciato che l’aumento degli investimenti nell’istruzione e nell’intelligenza artificiale farà parte integrante del nuovo piano “Serbia 2030–2035”. Tuttavia, i dati ufficiali certamente non vanno a favore né suo, né del ministro dell’Istruzione Dejan Vuk Stanković, né soprattutto del presidente Vučić, poiché dimostrano che negli ultimi anni l’istruzione non è stata particolarmente in alto nella lista delle priorità delle autorità attuali. 

Se fosse stato altrimenti, i lavoratori dell’istruzione non avrebbero ricevuto a dicembre 11.390 dinari, cioè quasi 100 euro, in meno rispetto alla media nazionale. Gli insegnanti in passato hanno anche scioperato chiedendo che i loro stipendi fossero almeno pari alla media nazionale. Evidentemente ciò non accadrà neppure entro la fine di quest’anno, anche se a novembre, durante un’apparizione nel programma televisivo Ćirilica, Vučić ha dichiarato che “i lavoratori dell’istruzione, nonostante il malcontento di una parte dei dipendenti del settore, hanno ricevuto significativi aumenti salariali dall’inizio dell’anno e che entro la fine dell’anno avranno un aumento cumulativo addirittura del 28,6 per cento”. 

Tuttavia, in seguito si è scoperto che in quel calcolo era incluso anche l’aumento del 5,1 per cento di quest’anno, perché lo stipendio medio netto nel settore dell’istruzione tra dicembre 2024 e dicembre 2025 è passato da 92.420 a 112.699 dinari, cioè è aumentato del 21,9 per cento. Sebbene i loro salari siano cresciuti nominalmente più velocemente rispetto a quelli di altri settori, gli insegnanti a dicembre hanno comunque ricevuto circa il dieci per cento in meno rispetto alla media di tutti i lavoratori e restano ancora più indietro rispetto ai colleghi dell’amministrazione statale e delle imprese pubbliche di proprietà della Repubblica di Serbia, rispettivamente di 13.291 e 21.665 dinari. Poiché a gennaio gli stipendi nell’intero settore pubblico sono stati aumentati della stessa percentuale, continueranno a restare indietro. Questo nonostante l’ex primo ministro e attuale presidente dell’Assemblea nazionale abbia dichiarato il 30 gennaio dello scorso anno che “il contratto collettivo speciale firmato con i rappresentanti dei sindacati dell’istruzione rappresentativi garantisce che lo stipendio iniziale di un lavoratore dell’istruzione non sarà mai più inferiore alla media nazionale”. 

La Vojvodina indietro di 640 euro 

Tenendo conto di tutto ciò, è comprensibile che i rappresentanti delle autorità mettano in evidenza i dati relativi a tre comuni di Belgrado – Stari Grad, Vračar e Novi Beograd – che guidano la classifica con stipendi medi superiori ai 200.000 dinari. Per ragioni completamente diverse non menzionano invece che gli stipendi in Vojvodina sono inferiori di 6.276 dinari rispetto alla media nazionale, anche se nella ex Jugoslavia la Provincia autonoma della Vojvodina era subito dietro Slovenia e Croazia per livello dei salari. 

Oggi, invece, i residenti della Vojvodina ricevono ogni anno 640 euro in meno rispetto ai loro colleghi della Serbia centrale. Molti di loro guadagnano anche molto meno, soprattutto nei comuni dove lo stipendio medio non ha ancora raggiunto i 100.000 dinari. Tra questi ci sono Apatin, Kula, Odžaci, Bela Crkva, Kovačica, Opovo, Bač, Bački Petrovac, Srbobran, Titel, Ada, Čoka, Bačka Topola, Mali Iđoš, Žitište, Nova Crnja, Novi Bečej, Sečanj e Irig. 

Stipendi medi inferiori ai 100.000 dinari si registrano anche ad Arilje, Bajina Bašta, Nova Varoš, Priboj, Sjenica, Čajetina, Mionica, Krupanj, Loznica, Ivanjica, Jagodina, Despotovac, Svilajnac, Ćuprija, Aleksandrovac, Varvarin, Trstenik, Ćićevac, Vrnjačka Banja, Novi Pazar, Raška, Batočina, Knić, Lapovo, Rača, Topola, Veliko Gradište, Žabari, Kučevo, Knjaževac, Sokobanja, Leskovac, Niška Banja, Aleksinac, Babušnica, Bela Palanka, Velika Plana, Smederevska Palanka, Vranje, Vranjska Banja, Vladičin Han, Surdulica, Trgovište, Prokuplje, Žitorađa e Kuršumlija. 

Gli abitanti di Golubac, Osečina, Bogatić e Petrovac na Mlavi guadagnano solo poche centinaia di dinari in più rispetto ai 90.000, mentre i redditi a Prijepolje, Vlasotince, Koceljeva, Rekovac, Tutin, Malo Crniće, Bojnik, Lebane, Crna Trava, Gadžin Han, Doljevac, Merošina, Ražanj, Svrljig, Bosilegrad, Bujanovac e Blace sono al di sotto di questa soglia. Di gran lunga il più basso è lo stipendio medio a Preševo, pari a soli 78.411 dinari, cioè meno di 668 euro. 

Nuovo obiettivo, nuova distanza 

Anche il ministro Mali ha giocato la carta della memoria selettiva quando al Kopaonik Business Forum, davanti a quasi 1.500 imprenditori e banchieri, ha dichiarato che le autorità hanno mantenuto tutte le promesse fatte. Come esempio ha citato il fatto che nel dicembre 2019 lo stipendio medio ha superato per la prima volta i 500 euro. Probabilmente sperando che nessuno si ricordasse che Vučić, allora primo ministro, aveva promesso per la prima volta quello stipendio di 500 euro già a Natale del 2016. All’epoca sosteneva che sarebbe stato raggiunto entro la fine del 2017; poi, nel novembre dello stesso anno, ha spostato la scadenza alla fine del 2018, e così via. Infine, nel dicembre 2019 si è vantato che lo stipendio medio di quel mese aveva raggiunto i 508 euro, soprattutto grazie alla decisione del governo di aumentare gli stipendi nel settore pubblico nel dicembre 2019 invece che nel gennaio 2020. 

Naturalmente nessuno dei funzionari ha pensato di commentare pochi mesi dopo, quando nel febbraio 2020 la media è scesa temporaneamente a 494 euro, né di osservare che dall’inizio di quell’anno fino alla fine di novembre la media era stata di 506 euro, cioè tre euro in meno rispetto al dicembre 2019. Proprio per questo non è escluso che quest’anno assisteremo alla replica dello stesso film, indipendentemente da come apparirà il nuovo scenario “Serbia 2030–2035” che Vučić e Mali presenteranno nei prossimi giorni. 

Ed è proprio per questo che il primo ministro informale Vučić e il suo principale tesoriere Siniša Mali hanno bisogno di una nuova strategia, Serbia 2030, o ancora meglio Serbia 2035. Quando la presenteranno tra pochi giorni potranno spostare l’orizzonte di cinque o dieci anni in avanti. E chi si ricorderà allora di ciò che avevano promesso all’inizio di marzo 2026? 

(Radar, 06.03.2026) 

https://radar.nova.rs/ekonomija/pumpanje-rekordnih-decembarskih-plata/

 

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