Per cosa i giovani consultano più spesso l’intelligenza artificiale?

Quasi il 40 per cento dei membri della Generazione Z utilizza l’intelligenza artificiale ogni giorno. Per alcuni è un aiuto nello studio e nei compiti scolastici, mentre altri le affidano anche questioni molto più personali: dai dubbi sentimentali ai problemi con amici e familiari.

Per i giovani, l’AI è diventata molto più di un semplice strumento, ma allo stesso tempo si pone la questione di dove si trovi il confine tra una tecnologia utile e un sostituto della conversazione reale. In parole semplici: l’AI è il consulente della Generazione Z. Ma per cosa, più precisamente, i giovani la consultano più spesso?

Aleksandar Đorđević dell’agenzia UM ha spiegato a Newsmax Balkans che circa il 60 per cento degli utenti ha abbandonato Google per passare agli strumenti di AI nella ricerca di informazioni, ritenendo che offrano risposte più dirette e complete. Lui sottolinea che l’AI viene utilizzata sia nell’istruzione sia nel lavoro, e che il suo principale vantaggio consiste nel permettere di svolgere i compiti in modo più rapido ed efficiente, aumentando quindi la produttività. “Tuttavia, la questione non finisce qui. Un terzo delle persone la utilizza per consulenze personali: sia per risolvere problemi quotidiani, sia per ricevere supporto emotivo nei rapporti con amici e partner”, ha dichiarato Đorđević.

Per cosa le donne usano l’AI e per cosa la usano gli uomini

Una ricerca condotta dalle agenzie McCann Beograd e UM mostra che i giovani non accettano l’intelligenza artificiale senza riserve. Più di due terzi degli intervistati verifica le informazioni ottenute dall’AI. Si fidano, ma non completamente. Dallo studio emerge anche che la Generazione Z non è omogenea: le ragazze sono più scettiche e utilizzano l’intelligenza artificiale in modo diverso rispetto ai ragazzi.

Katarina Pribićević dell’agenzia McCann afferma che le donne utilizzano più spesso l’AI per consigli emotivi, medici e legati all’alimentazione, mentre gli uomini la impiegano principalmente per consulenze finanziarie. “Inoltre, le donne condividono molte cose con l’AI, ma allo stesso tempo sono anche molto più prudenti“, ha aggiunto Pribićević.

“I genitori restano al primo posto per fiducia”

L’elevato livello di utilizzo, ma anche la marcata diffidenza nei confronti dell’intelligenza artificiale, rappresentano un ulteriore paradosso di una generazione cresciuta con la tecnologia. Sebbene siano costantemente connessi al mondo digitale, i giovani continuano a riporre la maggiore fiducia nei propri genitori.

Pribićević spiega che l’intelligenza artificiale è stata confrontata con altre istituzioni e persone di cui i giovani si fidano. Secondo lei, i risultati hanno mostrato che i genitori restano al primo posto per fiducia, seguiti dagli amici, mentre l’intelligenza artificiale si colloca soltanto al quinto o sesto posto, a seconda dell’argomento. “Questo dimostra in quale tipo di mondo vivono e quale tipo di mondo desiderano“, ha sottolineato Pribićević.

Ed è proprio qui il limite che nemmeno l’algoritmo più intelligente è ancora riuscito a superare. L’intelligenza artificiale può essere un interlocutore, ma non un amico. Può offrire una risposta, ma non comprensione. Priva di responsabilità per le parole pronunciate e incline a confermare ciò che vogliamo sentirci dire, l’AI può facilmente diventare sia un alleato sia un cavallo di Troia.

(Newsmax Balkans 13.05.2026)
https://newsmaxbalkans.com/info/drustvo/46740/koliko-mladi-veruju-vestackoj-inteligenciji/vest

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