Patrizio Dei Tos (Labor Legno), nuovo presidente di Confindustria Serbia: intervista esclusiva

L’assemblea generale di Confindustria Serbia è stata un’occasione per intervistare il suo nuovo presidente, entrato in carica lo scorso dicembre. Patrizio Dei Tos. 57 anni, patron del gruppo Labor Legno leader italiano del parquet (tra i marchi ITLAS e Legni del Cansiglio), è il nuovo presidente di Confindustria Serbia. In Serbia dal 2015 con la La Labor SRB che compra il 50% della produzione di rovere della Serbia, Dei Tos è uno straordinario esempio di imprenditore partito dal nulla e arrivato a internazionalizzare la sua impresa grazie alla Serbia, all’inizio solo per acquisire la materia prima e poi sempre più consapevole del potenziale di avere una fabbrica capace di produrre in Serbia il prodotto finito.

Arrivare alla presidenza degli industriali italiani in Serbia è un traguardo segno non solo di successo imprenditoriale, ma anche di stima e prestigio da parte dei colleghi industriali e delle istituzioni. Ci racconti il suo percorso.

Ho iniziato il mio percorso nel 1985, avviando una segheria. L’anno dopo a Cordignano – in provincia di Treviso, nel Veneto – ho fatto nascere Labor Legno, la mia prima azienda della quale sono ancora amministratore, per la produzione di pavimenti in legno massiccio. Nel 1990 ho dato vita a Itlas, iniziando a produrre pavimenti prefiniti in legno. Un’azienda che negli anni ha saputo guardare avanti, anticipando le esigenze del mercato nazionale e internazionale e diventando leader italiana di settore.

In quello stesso anno ho iniziato a viaggiare molto alla ricerca di un legno di buona qualità. In quel periodo il mercato era particolarmente attratto dal legno esotico, da qui la scelta – fino al 2002 – della Nigeria, del Congo, l’ex Zaire, la Costa d’Avorio e il Camerun.

Oggi Itlas, che conta un centinaio di dipendenti diretti e duecento indiretti con oltre trecento clienti attivi, produce pavimenti in legno secondo progetti ecologici e sostenibili.

Perché ha scelto di investire in Serbia? Quali sono i lati positivi e anche quelli negativi di questa scelta?

Inizialmente sono arrivato in questo Paese perché, proprio come avevo fatto nei miei primi anni di attività imprenditoriale, ero alla ricerca di una materia prima di qualità e certificata per i miei prodotti. E il rovere di questa terra è unico. Così nel 2015 ho avviato uno stabilimento di segheria a Sremska Mitrovica per la prima lavorazione dei tronchi di rovere acquistati direttamente dall’autorità forestale dello Stato. Tre anni dopo alla segheria è stato affiancato uno stabilimento produttivo che oggi costituisce il punto di riferimento per il mercato dei pavimenti prefiniti in legno nei Balcani occidentali, con oltre quaranta dipendenti.

Si tratta di una scelta che considero molto positiva, soprattutto relativamente all’accoglienza che mi è stata riservata in questo Paese fino dal primo giorno. La Serbia guarda con grande attenzione agli imprenditori italiani: al nostro impegno quotidiano e alla nostra serietà progettuale. Certo, qualche ostacolo c’è. Diciamo che la difficoltà maggiore è il sacrificio di dover essere lontano dalla propria famiglia.

Quali sono gli indirizzi sui quali vuole impostare la sua presidenza di Confindustria Serbia?

Mi sono presentato con un programma ambizioso ma pienamente realizzabile da qui al 2022. Prima di tutto sto cercando di rafforzare la nostra rappresentanza territoriale, creando contatti diretti fra Confindustria Serbia e le associazioni italiane di categoria grazie ad incontri mensili in ambasciata a Belgrado per poterci coordinare al meglio. Sempre sul piano della rappresentanza, una delle priorità è la creazione di relazioni sempre più concrete e ampie fra i mondi dell’imprenditoria, con l’interazione fra Confindustria Serbia, Confindustria Italia, Confindustria Est Europa e le territoriali italiane.

Credo inoltre che in questo momento storico sia di fondamentale importanza creare contatti diretti ed esclusivi con le dogane, con l’agenzia delle entrate e con tutti gli enti statali di riferimento così da agevolare l’operato delle nostre aziende, specie dal punto di vista burocratico.

Altri punti per me strategici per riuscire a raggiungere velocemente ed efficacemente gli obiettivi che ci poniamo sono il “fare rete” e la formazione.

Quanto mai fondamentale – infine ma non certo da ultimo – è il rapporto di collaborazione con le istituzioni e con i ministeri competenti, soprattutto per la tutela delle maestranze delle nostre imprese, per la tutela fiscale delle associate e per il loro sviluppo. E il mio impegno è iniziato da qui: dalla tessitura di relazioni personali e dalla promozione di partnership pubblico-private.

Una cosa che storicamente spaventa gli imprenditori italiani rispetto alla Serbia è il paventato rischio di instabilità politica. Quali sono le sue considerazioni a riguardo?

Posso rispondere che l’instabilità politica non è certo un problema che riguarda in particolare la Serbia. Da italiano faccio presente che l’Italia ha il primato dell’instabilità politica…

Da imprenditore che ha fatto una scommessa oggi vincente sulla Serbia cosa si sente di dire a chi pianifica di investire nel Paese ma ha ancora dubbi?

Di non avere paura di scegliere di investire all’estero, anche se non si tratta di una scelta facile. E di essere consapevoli che, nonostante anche qui siamo spesso chiamati a districarci nei balzelli della burocrazia, la Serbia è un Paese capace di apprezzare e supportare il nostro fare impresa.

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