“Omaggio a Leonardo Sciascia”, da oggi all’Istituto Italiano di Cultura

“La Sicilia, il suo cuore” è il titolo della mostra fotografica che celebra i cent’anni dalla nascita di Leonardo Sciascia da oggi aperta al pubblico negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura (Kneza Milosa, 54, dalle ore 10 alle 18, il venerdì dalle 10 alle 15). 

Nei ritratti di grandi fotografi, compresi molti del figlio putativo Ferdinando Scianna, appare la quotidianità dello scrittore di Racalmuto, profondamente legato alla sua terra, alla sua famiglia, agli amici di una vita. La mostra non rammemora grandi eventi e a uno sguardo disattento potrebbe assomigliare a un album di famiglia di ottima fattura. Poi nelle foto si riconoscono scrittori, pittori, fotografi, giornalisti, registi, docenti universitari, politici ed emerge così, di riflesso, la consapevolezza dell’importanza che ha avuto Sciascia nella vita politica e culturale del secondo Novecento italiano. Sciascia è stato un intellettuale tanto siciliano e italiano quanto europeo, capace di tenere assieme Racalmuto e Parigi, la corda pazza pirandelliana e l’impegno illuminista, la valorizzazione delle tradizioni sicialiane e il dialogo con gli intellettuali jugoslavi e dell’est Europa, l’impegno per la giustizia sociale e la tutela dei diritti fondamentali delle persone, primo fra tutti il diritto a non essere perseguitati, a Praga come a Roma. Dai classici degli esordi come Il giorno della Civetta e A ciascuno il suo fino al suo ultimo gioiello Porte Aperte, passando per Todo Modo e La scomparsa di Majorana, Sciascia ha sempre rappresentato uno scrutinio interiore insoumise, direbbero i francesi tanto amati da Sciascia, ovvero la ribellione alle convenienze, alle opportunità, alle ingiustizie del conformismo e del potere. 

Il nipote Vito Catalano, presente all’inaugurazione, ci ha ricordato l’aforisma autobiografico che il nonno fu tentato di far incidere sulla sua tomba: “Contraddisse e si contraddisse”. La contraddizione non è la protesta gratuita e conformista o lo sfogo epidermico di un emoticon. La contraddizione richiede impegno, di riflessione quanto di lessico, il coraggio di oltrepassare le stesse persuasioni che ci hanno finora accompagnato, la sfida della ragione e dell’etica al potere, con la consapevolezza che ogni sfida non è vinta in partenza e può essa stessa finire in un labirinto di contraddizioni. Che si mostri sotto forme burocratiche dell’amministrazione della giustizia o dei servizi pubblici, o anche in quelle felpate della finanza o della diplomazia oppure vesta i panni dell’esperto scientifico insmentibile o si manifesti come senso comune, il potere non ama mai essere contraddetto. E l’esercizio di un atteggiamento critico non garantisce mai la verità, la quale non è che un altro nome del potere. Eppure la lezione etica di Sciascia sta proprio in questo costante appello a non accettare passivamente le idee e i fatti per come ci vengono presentati.

La Sicilia di Sciascia non è quella di un generico relativismo, semmai una metafora di quanto è o potrebbe accadere al resto del mondo: “Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno” e queste radici, ben rappresentate dalle immagini della mostra, propongono una testimonianza di libertà intellettuale, di diritto alla contraddizione, di cui tanto vi è bisogno oggi, in Italia come in Serbia. 

Biagio Carrano 

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