“Ogni decisione sul Kosovo deve passare attraverso un referendum”

Gli esperti di diritto costituzionale sono concordi nel dire che la questione del Kosovo e Metohija richieda la decisione dei cittadini attraverso una consultazione diretta.

Se un referendum o le elezioni su ciò che dovrebbe fare la Serbia, pressata dalle richieste occidentali circa il Kosovo e Metohija, è una questione che ha diviso gli stessi vertici statali. Il presidente Nikolić sostiene già da lungo tempo l’idea per la quale debbano essere i cittadini ad esprimersi attraverso un referendum, mentre il premier Vučić ha recentemente detto che a causa del tentativo di determinare anticipatamente il risultato del dialogo di Bruxelles chiederà al popolo “cosa e come” qualora non ci fossero cambiamenti sulla negoziazione del capitolo 35, che al momento contiene delle soluzioni peggiori di un riconoscimento formale del Kosovo. Non ha precisato cosa questo significhi, ma considerato che in questi giorni avrebbe informato circa l’eventualità di elezioni anticipate, nessuno ha nemmeno pensato che parli di un referendum.

La consulente per i media del Presidente, Stanislava Pak, ha ripetuto a TV Pink che la Serbia non adempirà alla condizione inerente il riconoscimento della cosiddetta “indipendenza” del Kosovo e Metohija, e che “il presidente ha dichiarato che su questa cosa sarebbe giusto che si arrivasse ad un consenso quanto più largo possibile e che alla fine si chieda ai cittadini cosa ne pensano”. Ha dichiarato anche che il presidente e il premier parleranno di nuovo di questa cosa, ma ha ricordato le parole del presidente che, qualora i cittadini della Serbia dovessero riconoscere il Kosovo, la domanda è se lui rimarrebbe in carica.

Gli esperti di diritto costituzionale sono categorici sul fatto che ogni eventuale decisione riguardante il Kosovo debba passare per un referendum, perché questo è quanto prescritto dai più importanti documenti in materia. “Ci sono questioni che non necessitano del referendum costituzionale, ma non questa questione. Quindi, tutte le questioni riguardanti un ridimensionamento territoriale, la forma dell’ordinamento statale e la forma di governo richiedono una decisione dei cittadini attraverso  una consultazione diretta” afferma il professor Ratko Marković, aggiungendo che qualunque altra decisione porterebbe ad una violazione costituzionale. Egli ricorda inoltre che in caso di nuove elezioni i partiti in campagna elettorale dovrebbero passare attraverso il “purgatorio elettorale” con chiare prese di posizione (per esempio, noi siamo per l’ingresso in EU anche a costo di perdere il Kosovo oppure siamo per la regionalizzazione della Serbia ecc.) e presentarsi così davanti ai cittadini.

“Nei paesi democratici i cittadini vengono interrogati attraverso i referendum oppure si vanno alle elezioni e in tal modo i cittadini vengono direttamente chiamati ad esprimersi. Questo sarebbe come se i cittadini venissero interrogati su questa scelta politica. Quindi il partito vincitore alle elezioni è legittimato a condurre tale politica”, dice Marković.

“Considerato che la Serbia è uno dei tanti piccoli stati che insieme ai rappresentanti parlamentari prevede l’iniziativa popolare e il referendum come forma di governo equivalente”, afferma il professor Vladan Kutlešić, “tutto ciò che riguarda il Kosovo va affrontato con il referendum”. “Ovviamente, non è obbligatorio il referendum per tutte le questioni costituzionali, ma in alcuni casi lo è, come nel caso del Kosovo e Metochia. Questo è previsto nel preambolo della Costituzione. Alcune altre disposizioni si possono cambiare con la maggioranaza dei due terzi del parlamento serbo, per esempio,” spiega Kutlešić.

D’altro canto, coloro che si occupano di teoria del diritto costituzionale, come Kutlesic, hanno molte riserve circa il valore del referendum come forma di governo, soprattutto al giorno d’oggi, in quanto i referendum vengono condotti con l’utilizzo dei media con i quali si può ottenere il risultato desiderato dal governo.

La decisione risultante dal referendum è obbligatoria e il professor Kutlešić si chiede, per esempio, che ne sarebbe se in questo caso risultasse il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.”Tale decisione sarebbe vincolante, ma contraria alla Costituzione. E tutti coloro che formano il Parlamento hanno prestato giuramento di fedeltà al testo costituzionale impegnandosi a rispettarlo”, aggiunge Kutlešić.

Ricorda inoltre che solo un piccolo numero di costituzioni al mondo prevede forme di consultazione diretta, tra cui il referendum. Coloro che prevedono questa possibilità la utilizzano comunque poco, a parte, per esempio, la Svizzera, dove i referendum si tengono quasi una volta al mese sulle questioni più disparate. Ma, ricorda, la Svizzera è un miracolo dal punto di vista sistemico e costituzionale e qualunque paragone con essa non è rilevante. Loro hanno una cultura di consultazione referendaria, che è parte specifica della loro cultura politica.

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