OFAC rinnoverà la licenza a NIS?

La compagnia NIS ha richiesto il 9 aprile all’OFAC una nuova licenza speciale che consenta il regolare svolgimento delle attività operative anche dopo il 17 aprile, data di scadenza della precedente licenza rilasciata il 20 marzo.

“Per quanto ne so, si tratterà ancora una volta di un’estensione di un mese. Dobbiamo prima attendere la conferma dell’OFAC“, afferma Jasna Petrović Stojanović, caporedattrice della sezione economica del quotidiano Politika. Sottolinea che una simile prassi rappresenta un problema serio. “Un’estensione di un mese alla volta è una situazione logorante per la Naftna industrija Srbije (N.d.T. Industria Petrolifera della Serbia), per la Serbia in generale e per gli automobilisti. NIS non può pianificare attività a lungo termine, né acquistare petrolio con contratti di lungo periodo. Tutto ciò aumenta i costi e complica le operazioni“, spiega Petrović Stojanović. Aggiunge che una soluzione più favorevole sarebbe un rinnovo più lungo. “Sarebbe ideale ottenere almeno un’estensione fino alla fine di ottobre, come nel caso di Lukoil, ma naturalmente tutto dipende dall’OFAC“, osserva l’interlocutrice.

Negoziati con MOL e scadenza del 22 maggio

La direttrice del portale Energija Balkana, Jelica Putniković, afferma di sperare che questa volta l’OFAC tenga conto della situazione della Serbia, considerando che la licenza di NIS per i colloqui relativi a possibili modifiche della struttura proprietaria della società scade il 22 maggio. “Se esiste già una licenza, cioè se NIS dispone di una licenza fino al 22 maggio, sarebbe logico concederne una di due mesi per permettere la conclusione dei negoziati con MOL, dato che abbiamo già sentito, sia da parte ungherese sia da parte serba, che in linea di massima è tutto concordato e che restano solo alcuni dettagli da definire“, dichiara Putniković in un’intervista a Ružica Vranjković.

Tuttavia, anche un’eventuale firma non rappresenterebbe una soluzione definitiva. “Anche se l’accordo venisse firmato, non sarebbe affatto definitivo. Sarebbe solo uno dei passaggi verso un accordo finale. Resta quindi da vedere se ADNOC, che negli ultimi due mesi è stato meno presente, naturalmente a causa degli sviluppi in Medio Oriente, sia ancora interessato all’intera operazione e se arriveremo finalmente a una soluzione o continueremo a prorogare l’accordo con l’OFAC“, sottolinea Petrović Stojanović.

Geopolitica e interessi delle grandi potenze

Le interlocutrici evidenziano inoltre che l’esito non dipende soltanto da fattori economici. “Agli americani non interessa quanto a noi che la questione si risolva rapidamente“, afferma Putniković, aggiungendo che il pubblico non ha accesso alle condizioni chiave: “Non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione – né i cittadini né le imprese; in sostanza dipendiamo dalla volontà degli Stati Uniti“.

Per quanto riguarda i negoziati con MOL, il Ministro delle Finanze Siniša Mali ha annunciato l’arrivo in Serbia di una delegazione della compagnia ungherese.

“Per quanto riguarda i rapporti tra Serbia e Ungheria, ovvero tra MOL e NIS, ciò su cui la nostra parte dovrebbe insistere nei negoziati è che la raffineria di Pančevo continui a operare. Ritengo che il modo migliore per garantire ciò sia evitare la costruzione di un oleodotto per prodotti raffinati tra Ungheria e Serbia, perché se venisse realizzato, MOL potrebbe nel tempo chiudere la raffineria, e questo sarebbe negativo per la Serbia“, aggiunge Putniković.

Il cambio di governo in Ungheria influirà sulla soluzione per NIS?

Le opinioni sono divise su quanto un eventuale cambiamento di governo in Ungheria possa influire sulla risoluzione della questione NIS.

“Il giorno dopo la sconfitta di Orbán alle elezioni si è parlato di un possibile blocco dell’intera operazione, non perché MOL non fosse più interessata ad acquistare NIS, ma perché i russi, che hanno dichiarato pubblicamente che l’Ungheria è un Paese ostile, non vogliono più negoziare né accettano che l’Ungheria diventi il nuovo proprietario di NIS. D’altra parte, il vincitore delle elezioni, Péter Magyar, ha affermato che nulla cambierà sotto questo aspetto e che non intende chiudere le porte alla Russia, nonostante le pressioni di Bruxelles e dell’Unione europea per interrompere completamente la cooperazione con le risorse energetiche russe. Resta quindi da vedere“, afferma Petrović Stojanović.

Aumento dei prezzi del petrolio e conseguenze sul mercato

Negli ultimi giorni il prezzo del petrolio è in crescita e si avvicina alla soglia dei 100 dollari al barile. Tuttavia, gli andamenti del mercato restano imprevedibili.

“Si tratta di speculazioni che vanno avanti dal 28 febbraio, quando è iniziato il conflitto in Medio Oriente. Si parlava di 150 o addirittura 200 dollari al barile, ma non ha mai superato i 120. Da questa mattina è leggermente più alto, ma i trader dicono che non reagisce più a ogni mossa di Trump: quando ci si aspetta un aumento, il prezzo resta stabile o addirittura scende“, spiega Petrović Stojanović. Sottolinea che al momento la priorità è garantire un approvvigionamento stabile. “La cosa più importante per noi è avere carburante e il fatto che lo Stato abbia ulteriormente ridotto le accise – misura oggi criticata da alcuni – è a mio avviso appropriato in questa fase, perché altrimenti il diesel costerebbe 225 dinari“, aggiunge.

Nonostante la crisi, Putniković ritiene che non vi sia rischio di carenze. “Potremo comunque acquistare petrolio anche se il conflitto in Iran dovesse proseguire e se sul mercato globale venisse a mancare quella quota di un quinto del greggio: si comprerà altro petrolio, si stipuleranno nuovi contratti. È fondamentale che NIS disponga della licenza operativa e possa importare greggio, perché è molto più economico rispetto all’acquisto di prodotti raffinati“, afferma Putniković.

Ricorda inoltre che il Paese dispone di riserve per due o tre mesi, un periodo sufficiente affinché il conflitto si concluda e il mercato si normalizzi almeno in parte. “Vedremo se Zelensky manterrà la promessa di riaprire il flusso del petrolio attraverso l’oleodotto “Družba” entro la fine di aprile, il che avrebbe un impatto significativo sull’approvvigionamento“, conclude Petrović Stojanović.

(Telegraf, 17.04.2026)
https://biznis.telegraf.rs/info-biz/4309499-hoce-li-ofak-produziti-licencu-nis-u-to-je-mucenje-i-za-naftnu-industriju-srbije-i-za-srbiju-i-za-vozace

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