Di Biagio Carrano
Soglie di classificazione dimensionale più elevate, rendicontazione sulla sostenibilità, regole più rigide per le agenzie di contabilità: una guida pratica per manager e professionisti della finanza a una riforma che è ancora una bozza, ma alla quale conviene prepararsi fin d’ora.
La Serbia sta riscrivendo il quadro normativo che disciplina il modo in cui le aziende tengono la contabilità e presentano i propri risultati. Se siete proprietari o gestori di un’azienda in Serbia, oppure state pianificando di aprire una società o una filiale, dovete sapere che il Ministero delle Finanze ha elaborato una nuova Legge sulla contabilità destinata a sostituire quella del 2019, procedendo parallelamente a una nuova bozza di Legge sulla revisione contabile. Il pacchetto di riforme mira ad avvicinare il Paese agli standard europei di rendicontazione in vista dell’adesione all’Unione europea. Il testo è stato sottoposto a consultazione pubblica tra la fine di aprile e la metà di maggio 2026, e il Ministero ha successivamente pubblicato il rapporto sui commenti ricevuti.
Prima di qualsiasi pianificazione, è importante chiarire un punto: si tratta ancora di una bozza. Non è stata ancora adottata, il testo potrebbe subire modifiche – soprattutto nelle parti più contestate – e le scadenze sono provvisorie. Tuttavia, la direzione della riforma è abbastanza chiara da consentire ai team finanziari di iniziare a prepararsi. La maggior parte delle nuove disposizioni dovrebbe applicarsi dal 2027, mentre gli obblighi più onerosi entreranno in vigore solo dal 2030. Ecco gli aspetti a cui i manager dovrebbero prestare attenzione.
Rivedere la categoria dimensionale della propria azienda
La legge suddivide le imprese in micro, piccole, medie e grandi, e questa classificazione determina il livello di rendicontazione richiesto, gli standard contabili applicabili e l’eventuale obbligo di revisione dei bilanci. La bozza modifica il sistema di classificazione sotto due aspetti.
Innanzitutto,
aumentano le soglie relative ai ricavi: i limiti vengono portati rispettivamente a circa 900.000 euro, 10 milioni di euro e 50 milioni di euro, mentre aumentano anche le soglie relative all’attivo patrimoniale. In secondo luogo, e questo aspetto è più facile da trascurare, cambia il parametro utilizzato per la classificazione. Essa si baserebbe sui “ricavi operativi netti” – ovvero esclusivamente sulla vendita di beni, prodotti e servizi – escludendo sovvenzioni, variazioni delle rimanenze e lavori capitalizzati. Per molte aziende, questa definizione più ristretta, combinata con soglie più elevate, potrebbe comportare il passaggio a una categoria inferiore e quindi un onere di rendicontazione più leggero.
Tuttavia, esiste un elemento da considerare. La bozza della Legge sulla revisione contabile non innalza la soglia per l’obbligo di revisione, che rimane fissata a ricavi complessivi superiori a 4,4 milioni di euro. Un’azienda potrebbe quindi scendere di categoria dimensionale e, allo stesso tempo, rimanere soggetta all’obbligo di revisione dei bilanci. Le due domande – “qual è la mia categoria dimensionale?” e “devo sottopormi a revisione?” – dovranno quindi essere valutate separatamente.
Quali standard contabili si applicheranno
La struttura a livelli degli standard contabili rimane sostanzialmente invariata. Le grandi imprese, le società quotate e gli enti di interesse pubblico, così come le società capogruppo che redigono bilanci consolidati, applicheranno gli IFRS completi. Le piccole e medie imprese utilizzeranno gli IFRS per le PMI, con la possibilità di adottare gli IFRS completi. Le microimprese e alcune altre categorie seguiranno un regolamento contabile nazionale basato sui principi contabili generali, con la possibilità di utilizzare gli IFRS per le PMI. Per la maggior parte delle aziende di medie dimensioni, quindi, il quadro normativo già conosciuto resterà invariato.
Arrivano la rendicontazione sulla sostenibilità e la trasparenza fiscale – ma non ancora
La principale novità riguarda la rendicontazione sulla sostenibilità. Seguendo la Direttiva europea sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD), le grandi imprese e gli enti di interesse pubblico dovranno comunicare informazioni ambientali, sociali e di governance secondo il principio della “doppia materialità” – ossia indicando sia il modo in cui le questioni legate alla sostenibilità influenzano l’azienda, sia il modo in cui l’azienda influenza le persone e il pianeta. Parallelamente, i grandi gruppi multinazionali saranno soggetti alla rendicontazione pubblica Paese per Paese relativa alle imposte sul reddito.
L’aspetto rassicurante per la maggior parte delle aziende riguarda le tempistiche: entrambi gli obblighi entreranno in vigore solo con i bilanci relativi al 2030. Si tratta quindi di un periodo di preparazione piuttosto ampio. Le società che non dovrebbero però considerare questo termine troppo lontano sono le filiali serbe di gruppi dell’Unione europea già soggetti alla CSRD a livello di gruppo. Per loro, la soluzione più opportuna è iniziare ora a individuare quali dati ESG saranno necessari e chi sarà responsabile della loro raccolta, affinché l’obbligo locale, quando entrerà in vigore, possa integrarsi nella rendicontazione del gruppo senza creare sovrapposizioni o difficoltà operative.
Se affidate la contabilità a un’agenzia esterna, aspettatevi cambiamenti
Molte aziende serbe – soprattutto quelle di dimensioni più ridotte – affidano la propria contabilità a fornitori esterni. Ed è proprio questo il punto in cui la bozza risulta più rigorosa e più contestata. Le nuove disposizioni imporrebbero ai fornitori di servizi contabili un’assicurazione obbligatoria per la responsabilità professionale, con un importo minimo di copertura assicurativa determinato sulla base dei compensi percepiti nell’anno precedente; controlli periodici obbligatori per verificare il mantenimento dei requisiti per la licenza, a loro carico; formazione professionale continua presso organismi autorizzati; e la presentazione di ulteriori dati relativi ai loro clienti.
Per le aziende che si trovano dall’altra parte di questi contratti, la conseguenza pratica è semplice: questi costi tenderanno a riflettersi sulle tariffe. Le imprese che esternalizzano la contabilità dovrebbero quindi rivedere per tempo i propri contratti e i propri budget. È inoltre importante sapere che queste disposizioni rappresentano il principale punto critico dell’intera riforma: Le associazioni professionali sostengono che introducano nuovi oneri senza affrontare le problematiche strutturali del settore e che siano difficilmente conciliabili con i principi europei di proporzionalità, minimizzazione dei dati e divieto di richiedere alle imprese le stesse informazioni più volte. Proprio perché sono le norme più controverse, sono anche quelle che potrebbero essere maggiormente riviste prima dell’adozione definitiva della legge.
Cambiamenti operativi più piccoli, ma concreti
Alcune modifiche avranno un impatto sulla gestione quotidiana. I bilanci dovranno essere firmati non solo dal rappresentante legale, ma anche dalle persone responsabili della loro predisposizione, aumentando così la responsabilità personale all’interno della funzione finanziaria. Il termine per la consegna e la registrazione dei documenti contabili passerà da cinque a otto giorni lavorativi. Inoltre, vengono definiti chiaramente i periodi di conservazione: i bilanci e le relazioni annuali dovranno essere conservati per 20 anni, il libro giornale e il libro mastro per 10 anni, mentre i registri ausiliari per cinque anni.
Cosa fare ora
Anche se il testo non è ancora definitivo, quattro azioni richiedono pochi sforzi e permettono alle aziende di prepararsi adeguatamente:
- ricalcolare la propria categoria dimensionale sulla base dei dati 2025-2026 utilizzando il nuovo parametro dei “ricavi operativi netti” e verificare separatamente la soglia di 4,4 milioni di euro per l’obbligo di revisione;
- se si appartiene a un gruppo dell’Unione europea già soggetto alla rendicontazione CSRD, iniziare a mappare i dati ESG necessari e le relative responsabilità in vista del 2030;
- se la contabilità è affidata all’esterno, rivedere contratti e budget in previsione di possibili aumenti delle tariffe;
- preparare la funzione finanziaria interna alla doppia firma dei bilanci e al nuovo termine di otto giorni per la registrazione dei documenti.
In sintesi
La riforma contabile della Serbia è concreta, guidata dal processo di allineamento con l’Unione europea e, per la maggior parte delle aziende, gestibile: soglie più elevate e l’introduzione posticipata al 2030 della rendicontazione sulla sostenibilità attenuano l’impatto sulle imprese più piccole. Tuttavia, il testo è ancora una bozza e gli aspetti che avranno maggiore rilevanza per ciascuna azienda sono proprio quelli ancora in fase di discussione. Le imprese che riusciranno a trarne il massimo vantaggio saranno quelle che seguiranno attentamente il testo definitivo e inizieranno fin d’ora una preparazione graduale, invece di intervenire solo dopo l’entrata in vigore della legge. Per ulteriori informazioni è possibile contattare eastCOM Consulting all’indirizzo e-mail klijenti@eastcom.it.
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