Niš e dintorni tra natura e cultura

La città più popolosa del sud della Serbia affonda le proprie radici nella storia. Qui è nato l’imperatore Costantino e di qui – lungo la strada tra Istanbul e l’Europa occidentale – sono passati innumerevoli eserciti e carovane. I dintorni, poi, offrono paesaggi spettacolari e la possibilità di attività sportive.

costantino

La zona, abitata già nella preistoria, vede lo sviluppo di un centro militare (proprio dove si trova la fortezza in cui si svolge il festival Nišville, accanto al fiume Nisava) nel I sec. a.C. ad opera dei Roma, che danno il nome di Naissus alla colonia. Posta sulla cosiddetta via militaris, la città diviene ben presto un importante centro commerciale. Qui, nel III sec. d.C., nasce il futuro imperatore Costantino il Grande, che arricchisce la città natale (numerosi resti di sculture e decorazioni si trovano al locale Museo nazionale), rendendola uno dei principali centri amministrativi della Mesia Superiore: l’influenza dell'”imperatore cristiano” è ancora oggi talmente forte sull’immaginario locale, che l’anno scorso – in occasione delle celebrazioni del millesettecentesimo anniversario dalla pubblicazione dell’Editto di Milano – la città ha dedicato numerosi eventi alla memoria del personaggio storico. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, l’invasione unna apre una parentesi di decadenza per la città, che rinasce sotto l’Impero bizantino. Ma è con la dominazione turca (iniziata nel 1386 e protrattasi per quasi cinque secoli) che Nis si afferma come uno strategico centro militare e commerciale ai piedi della Stara Planina: la fortezza locale, nel XVIII secolo, è considerata la più bella postazione militare turca nei Balcani; oggi si presenta come un ordinato e ben tenuto parco in cui sono presenti alcuni locali tra cui uno negli spazi dell’antico hamam. Dopo la liberazione del 1878, la città assume una conformazione urbanistica più europea, pur mantenendo il proprio carattere turco, mentre ben più evidenti sono gli interventi di matrice socialista del secondo Dopoguerra.

Oggi Niš è un centro moderno e pieno di vita, ricco di parchi, gallerie e musei; i monumenti che testimoniano la ricca storia cittadina si alternano a costruzioni contemporanee che attestano in chiave moderna la plurisecolare vocazione commerciale della città; i toponimi e i cognomi, in cui è evidente l’origine turca, danno nome a spazi e persone che animano un centro pienamente europeo, come evidenziato da centri commerciali, gelaterie, caffè e ristoranti. La città, negli ultimi anni, ha però vissuto un forte declino, dovuto soprattutto alla chiusura delle fabbriche legate alla produzione della Yugo.

L'ingresso della fortezza turca

Dal punto di vista turistico, il sito di maggior interesse è la fortezza turca, che oggi si presenta come un ordinato e ben tenuto parco in cui sono presenti alcuni locali tra cui uno negli spazi del vecchio hamam. Il ponte che si trova di fronte all’ingresso della fortezza porta nel cuore della città. A destra si distende via Generala Milojka Lešjanina, in cui si trovano – oltre alla sede locale della Società Dante Alighieri – la moschea di Islam-Agi (l’unica tuttora utilizzata per funzioni religiose) e il piccolo edificio neoclassico dell’Orchestra sinfonica cittadina. Oltre alla piazza dedicata ai liberatori della città nella Seconda Guerra Mondiale, si trova invece una via pedonale ricca di negozi e poi un nuovo slargo: qui è presente un curioso gruppo bronzeo che raffigura il celebre scrittore Stevan Sremac, esponente della corrente realista di fine XIX secolo, seduto a un tavolo intento ad ascoltare i racconti di un contadino, in compagnia di un cane.

Il kazandzijsko sokace

Proseguendo oltre il monumento, si snoda il breve Kazandzijsko sokace, un vicolo dell’antico quartiere artigianale turco, in cui ora si trovano numerosi locali, tra cui ristoranti di cucina internazionale e kafane che propongono menù tipici.

cele-kula

Fuori del centro cittadino, il monumento più famoso è senz’altro la Čele kula (la “torre dei teschi”), eretta nel 1809 come monito per la popolazione locale dai turchi, i quali utilizzarono i resti degli insorti serbi guidati da Stevan Sinđelic. Un paio di chilometri oltre la torre si trova il sito archeologico romano di Mediana, attualmente chiuso. Dall’altra parte della città, invece, potete visitare il Parco monumentale di Bubanj, dedicato alle oltre diecimila vittime dei nazisti, che istituirono un campo di concentramento nel quartiere Crveni Krst (anch’esso visitabile, si trova lungo la strada che porta all’autostrada per Belgrado).

Spostandosi più lontano, una decina di chilometri a est della città si trova Niska Banja, centro termale  famoso per le sue acque calde e radioattive (Niska banja, topla voda è una celebre canzone tradizionale che ricorda tali virtù). Proseguendo sulla stessa strada, si giunge alla frazione di Jelasnica, in cui gli amanti dell’arrampicata libera troveranno una parete su cui praticano gli appassionati di tutto il Paese. Nella frazione si trova la kafana Brka (“Il Baffo”), rinomata per le proprie pite e altre specialità locali.

Per gli appassionati di montagna e per gli amanti della natura, una destinazione d’obbligo è il Parco nazionale delle Stara Planina (ovvero delle Antiche Montagne, detti anche Monti Balcani), il cui massiccio montuoso si estende tra Serbia e Bulgaria e conta vette attorno ai 2.000 metri. Prendendo la strada che passa per Svrljig, dopo la località di Kalna ai visitatori si apre un magnifico paesaggio alpino di strette valli e rigogliosi boschi. Una delle destinazioni più suggestive all’interno del parco è il Babin Zub, rilievo roccioso che deve il nome (“Dente della nonna”) alla propria peculiare forma. Alla base dello sperone si trova l’omonimo hotel Babin Zub (che ha al proprio interno anche una kafana), un ottimo punto di partenza per un’escursione a piedi sul monte più alto della Serbia, il Midzor (2.196m.), la cui vetta è raggiungibile in circa due ore. stara_planina

Il parco nazionale è stato instituito nel 1997 su una superficie di 142.000 ettari ed è uno degli scrigni che custodiscono la biodiversità della Serbia e dell’intera Europa. Qui hanno il loro habitat circa 1200 specie di piante, 116 specie di farfalle, 18 specie di anfibi e rettili, 203 specie di uccelli e circa 30 specie di mammiferi. Al parco si può accedere da Zajecar, da Pirot o da Dimitrovgrad. All’interno del parco alcune strade si riducono a un tracciato di pietrisco disomogeneo e con molte buche per cui è fondamentale usare automobili dal pianale alto. L’audacia tuttavia viene ricompensata da panorami arcadici e dall’incontro con le poche ospitali persone che Bushehanno deciso di rimanere a vivere in questo territorio per tutelarne la natura e le razze autoctone, che vivono gran parte dell’anno all’aperto. Grazie alla passione di pochi allevatori in Stara Planina si possono ancora trovare greggi di pecore karakachan, bardoka e pirotska; mandrie di mucche “busha”, la “vacca illirica” dei Balcani occidentali, sull’orlo SAMSUNGdell’estinzione poiché troppo piccola per lo sfruttamento industriale; si trovano anche gli asinelli balcanici, poco più alti di una cane di taglia media.

Una settantina di chilometri a est di Nis, lungo la strada per Sofia, si trova la cittadina di Pirot, celebre per la lavorazione dei cilimi, i tappeti famosi per il fatto di avere le due facce completamente uguali l’una all’altra. Pirot è anche celebre per due tipiche specialità gastronomiche: il pirotski kachkavalj, probabilmente il miglpeglanaior formaggio di latte di mucca a pasta semidura dei Balcani occidentali, e la peglana kobasica, insaccato fatto con carne bovina delle Stara Planina con l’aggiunta di varie spezie e poi schiacciata usando una bottiglia come matterello per farle perdere aria e farle assumere la tipica forma a ferro di cavallo.

SAMSUNG

L’approfondimento sulla Stara Planina è di Biagio Carrano, presidente di Slow Food Serbia

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

scroll to top