Dopo anni di attività redditizia, l’Industria Petrolifera della Serbia (NIS), sottoposta a sanzioni statunitensi a causa della maggioranza azionaria russa, registra una perdita.
Lo dimostrano gli ultimi bilanci finanziari pubblicati per il 2025. Il bilancio relativo alla società capogruppo NIS, pubblicato sul sito dell’Agenzia per i registri delle imprese, evidenzia una perdita netta di circa 104 milioni di euro.
NIS, fino alla chiusura di questo articolo, non ha risposto alle domande di Radio Free Europe su quali fattori abbiano determinato la perdita e in quale misura le sanzioni degli Stati Uniti ne siano responsabili.
Dopo diversi rinvii, l’applicazione delle sanzioni nei confronti della più grande compagnia petrolifera in Serbia – l’unica che estrae e raffina petrolio ed è a maggioranza russa – è iniziata il 9 ottobre. L’obiettivo delle sanzioni statunitensi è impedire che la Russia finanzi la guerra in Ucraina attraverso i profitti derivanti dall’energia.
Il Gruppo NIS, oltre alla società capogruppo, comprende anche altre società controllate nel Paese e all’estero. Tra queste figurano Petrohemija Pančevo e le società attraverso cui NIS opera in Bosnia ed Erzegovina, Romania e Bulgaria.
Il bilancio relativo all’intero Gruppo NIS, pubblicato dalla società all’inizio di febbraio, mostra che il Gruppo ha registrato una perdita quasi dimezzata – pari a circa 47,8 milioni di euro.
Da dove deriva la differenza negli importi?
La differenza negli importi, spiega l’economista e professore della Facoltà FEFA Goran Radosavljević, indica che il Gruppo NIS ha realizzato profitti altrove, compensando così la perdita della capogruppo. Radosavljević sottolinea a Radio Free Europe che dai bilanci non emerge chiaramente in che modo NIS abbia compensato parte della perdita, né che le sanzioni statunitensi abbiano danneggiato l’azienda in misura tale da comprometterne l’attività. “Le hanno solo impedito di realizzare utili più elevati, come accadeva negli anni precedenti, quando NIS registrava profitti per centinaia di milioni di euro”, afferma Radosavljević.
Secondo Radosavljević, un impatto più significativo delle sanzioni è ancora atteso, soprattutto nel caso in cui i negoziati sulla vendita della quota russa in NIS si protraggano. La russa Gazprom Neft e il gruppo ungherese MOL attendono ancora il “via libera” delle autorità statunitensi sull’accordo quadro per la vendita della partecipazione russa in NIS, raggiunto a metà gennaio. “Credo che in questo momento gli Stati Uniti abbiano questioni più importanti. Inoltre, mi sembra che la parte russa stia guadagnando tempo e non abbia intenzione di uscire da NIS”, valuta Radosavljević.
Cosa rivelano i bilanci?
Nel bilancio pubblicato sul sito dell’Agenzia per i registri delle imprese, NIS afferma che le sanzioni possono avere “un impatto negativo sull’accesso ai mercati finanziari internazionali e sulle transazioni in dollari statunitensi”.
Praticamente fin dall’inizio dell’applicazione delle sanzioni, nelle stazioni di servizio NIS in Serbia è possibile pagare solo in contanti o con carte di pagamento nazionali.
Le sanzioni possono inoltre comportare, come indicato, “potenziali riduzioni dei ricavi e della redditività a causa delle limitate attività commerciali”.
In quali condizioni opera NIS?
Quasi quattro mesi di applicazione delle sanzioni e la crisi del mercato globale del petrolio e dei derivati petroliferi, dovuta ai conflitti in Medio Oriente iniziati a fine febbraio: sono queste le condizioni in cui si trova attualmente la principale compagnia petrolifera della Serbia.
Tuttavia, l’aumento globale del prezzo del petrolio, afferma Radosavljević, non incide su NIS, poiché un terzo o un quarto del petrolio utilizzato per la raffinazione proviene da giacimenti nazionali sfruttati in Vojvodina, nel nord della Serbia. “Estraggono petrolio domestico da cui ottengono il maggior profitto. Il prezzo sul mercato globale non influisce sul prezzo del petrolio nazionale. Anzi, con l’aumento del prezzo del petrolio a livello globale, essi valorizzano ulteriormente il petrolio domestico”, spiega Radosavljević. Aggiunge che anche la decisione dello Stato di limitare il prezzo dei carburanti alle stazioni di servizio dal 20 marzo non ha inciso sull’attività della società, poiché contemporaneamente sono state ridotte le accise. I prelievi statali, che comprendono accise e imposta sul valore aggiunto (IVA), prima della riduzione delle accise rappresentavano oltre la metà del prezzo al dettaglio dei carburanti.
A che punto sono i negoziati?
I negoziati sulla vendita della quota russa in NIS al gruppo ungherese MOL proseguono dopo la firma dell’accordo quadro, trasmesso alle autorità statunitensi a metà gennaio. La scadenza iniziale dei negoziati, fissata al 24 marzo, è stata prorogata al 17 maggio. Nel frattempo, a NIS è stata più volte prorogata la licenza operativa. Quella attualmente in vigore scade a metà aprile.
Le autorità statunitensi, a causa delle turbolenze del mercato, hanno temporaneamente sospeso le sanzioni sul petrolio russo in mare, con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi energetici dovuto alla guerra in Iran. Ciò significa che la Russia può vendere senza ostacoli il petrolio già caricato sulle petroliere ai clienti di tutto il mondo. La decisione ha suscitato forti critiche da parte dell’Ucraina e degli alleati europei, mentre Mosca ha accolto con favore la scelta delle autorità statunitensi.
Gazprom Neft e il gruppo MOL non hanno risposto alle precedenti richieste di Radio Free Europe se e in che misura i nuovi sviluppi geopolitici influenzino i negoziati su NIS.
(Radio Free Europe, 03.04.2026)
https://www.slobodnaevropa.org/a/poslovanje-nis-srbija-sankcije/33723316.html
