Miscevic: “Nemmeno l’Unione Europea sa cosa ci sarà nel capitolo 35”

“La Serbia ha l’ambizione di aprire i negoziati di adesione all’Unione Europea su più capitoli”, ha dichiarato la responsabile della squadra di negoziatori serbi Tanja Miscevic sottolineando che il raggiungimento degli obiettivi dipende tanto da Belgrado che da Brussels, con un messaggio agli euroscettici: “Quello che si perderà sarà meno di quanto si guadagnerà attraverso l’adesione all’UE”.

La Miscevic ha detto che a gennaio inizierà l’analisi del capitolo 35 e sarà la prima volta che si entrerà concretamente nei suoi contenuti poiché “al momento né l’Unione Europea né la Serbia sanno come essi si presenteranno”. Nell’intervista la Miscevic specifica che il piano della Serbia consiste, oltre che nell’apertura dei negoziati sul capitolo 35 che riguarda la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina, anche nell’iniziare i negozieti sui capitoli 23 e 24, inerenti il rafforzamento dello stato di diritto, e i diritti fondamentali quali giustizia, libertà e sicurezza, assieme ad altri capitoli meno impegnativi.

“Se avremo un rapporto collaborativo potremo trovare un bilanciamento per cui si apriranno in contemporanea capitoli complessi assieme a capitoli dove ci sono meno regolamenti europei da armonizzare così che avremo in ogni caso la percezione che il processostia facendo passi in avanti”. Secondo la Miscevic la Serbia è ancora lontana dal momento in cui si apriranno le negoziazioni sui capitoli 23 e 24 poiché solo ad aprile arriverà il rapporto sulla valutazione dei parametri sulla base dei quali procedere. “Il nostro calendario, per quanto sia pieno di entusiasmo per il suo inizio anticipato, è condizionato dal calendario europeo”, ha precisato la Miscevic

Il processo negoziale nel 2014 inizierà il 21 gennaio con la conferenza intergovernativa che darà formalmente inizio ai negoziati mentre nei giorni immediatamente seguenti vi sarà il monitoraggio del capitolo 35 con la relativa discussione dei contenuti.

“Il tema della normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina è posto nel capitolo 35 e né Serbia né EU sanno su cosa verterà in concreto ma in ogni caso ci sarà il tema dell’implementazione degli accordi raggiunti e il piano per proseguire nella normalizzazione dei rapporti”. I negoziati saranno seguiti dall’Ufficio europeo per la politica estera mentre dal lato serbo ci sarà il sottogruppo negoziale guidato dal ministro per il Kosovo Aleksandar Vulin. “La controparte europea illustrerà quelli che per essa sono i contenuti del capitolo, mettendo l’enfasi sulle parti degli accordi non ancora pienamente implementati come l’amministrazione della giustizia. Da parte nostra presenteremo come secondo noi deve continuare il processo di normalizzazione delle relazioni a seguito del primo accordo di Brussls”. Tanja Miscevic ha chiarito che nel corso del 2014 si prevedono circa 50 tra monitoraggi e rapporti analitici sull’ottemperanza all’ “acquis communitaire” e per ogni capitolo seguirà un rapporto della Commissione Europea sul monitoraggio in cui verranno definiti i principi sulla base dei quali iniziare i negoziati per ogni singolo capitolo.

“A prescindere da quando inizieremo i negoziati di adesione questo non implica che vengono meno i meccanismi di controllo. Ogni anno a ottobre la Commissione presenterà un “Progress report” ma il fatto che non saremo più un paese terzo implica che le verifiche verranno effettuate su ogni capitolo. Le verifiche e i controlli diventeranno più stringenti”.

Per quanto riguarda gli aspetti finanziari del processo di adesione la Miscevic ha comunicato che quest’anno verrà redatto il primo bilancio di previsione dei costi per l’integrazione europea. Il bilancio farà parte del Piano Nazionale per l’Adozione dell’Acquis communitaire dove, oltre agli aspetti contabili, verranno descritte tutte le necessità che avrà per tale obiettivo l’amministraone pubblica serba.

In merito agli euroscettici che ritengono che i costi di adesione sopravanzeranno i benefici la Miscevic ha sottolineato che è interesse dell’Unione Europea che il paese candidato si rafforzi economicamente: “Non è interesse dell’Unione farci ritrovare in perdita”, ha concluso la Miscevic.

(B92, 02.01.2014)

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