Natalità: pioggia di critiche per la campagna di stato

Una campagna di stato volta ad incrementare il basso tasso di natalità della Serbia è stata oggetto di aspre critiche a Belgrado, tra cui la condanna da parte della Prima Ministra del paese e dalla vice primo ministro responsabile per l’Organismo di coordinamento dell’uguaglianza di genere del governo.

La campagna si basa su slogan per incoraggiare le donne ad avere figli, ma è stata ampiamente derisa sui social media dal momento in cui i vincitori di un concorso per slogan nazionale sono stati annunciati il 14 febbraio: la vice primo ministro Zorana Mihajlovic ha definito offensivi per le donne gli slogan vincenti, “Partorisci, non rimandare!” e “L’amore e i bambini sono le prime cose di cui abbiamo bisogno!”. Mihajlovic ha manifestato il proprio disappunto anche nei confronti dello slogan classificatosi secondo: “Basta parole! Lasciate sentire le grida dei bambini “. “Ho avvertito più volte che nessuno ha il diritto né di ordinare alle donne di partorire né di biasimarle per il basso tasso di natalità trattandole come una specie di macchine da riproduzione”, ha affermato Mihajlovic in una nota, chiarendo che, secondo il proprio punto di vista, tali slogan metterebbero pubblicamente in imbarazzo le donne, travisando il ruolo delle donne in Serbia e nelle politiche demografiche.

La Prima Ministra Ana Brnabic ha osservato che “gli slogan non possono aumentare il tasso di natalità”, obiettivo per raggiungere il quale sarebbe necessaria piuttosto “una migliore assistenza alle donne incinte e alle neomamme”. Secondo Brnabic, lo stato dovrebbe concentrarsi sul rendere più tempestivi i pagamenti dell’assistenza sociale alle donne incinte e eliminando la burocrazia che devono affrontare.

Tuttavia, la Ministra senza portafoglio Slavica Djukic-Dejanovic, membro della Commissione statale che ha selezionato gli slogan vincenti, continua a difendere la scelta, affermando di no reputare gli slogan offensivi per le donne. Djukic-Dejanovic, che si occupa di politiche demografiche di stato, è in disaccordo anche con coloro secondo i quali lo slogan “Partorisci, non rimandare” avrebbe un tono paternalistico e autoritario.

La popolazione della Serbia ha continuato a diminuire di migliaia di persone ogni anno dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia nel 1992: infatti, è diminuita di oltre 20.000 persone all’anno dal 1998 e ad una media di circa 36.000 persone all’anno dal 2005. Nel 2016, 100.834 persone sono morte, mentrei nuovi nati sono stati solo 64.734. Nel frattempo, influsice negativamente anche la “fuga di cervelli” dei giovani istruiti che lasciano il paese per studiare o lavorare in paesi più prosperi.

Il Capo della Chiesa ortodossa serba, il Patriarca Irinej, ha incontrato il Presidente Aleksandar Vucic nel mese di ottobre per discutere delle preoccupazioni relative al “tasso di natalità molto basso” del paese. La Chiesa ortodossa serba si oppone all’aborto e sostiene che dovrebbe essere reso illegale. Il Vescovo Amfilojije ha accusato pubblicamente le donne serbe di diventare assassine di massa di bambini non nati, sostenendo che “uccidono più bambini nei loro ventri in un anno di Mussolini, Hitler, Josip Broz Tito, e dei kosovari albanesi insieme”.

Ma, secondo Ljubica Krstic, redattrice del sito web serbo Noizz.rs, le autorità stanno “giocando un gioco sporco attribuendo alle donne la responsabilità del basso tasso di natalità”, mentre le vere cause del problema sarebbe da individuare nei poveri standard di vita della Serbia, nel suo alto tasso di disoccupazione e nel “governo inefficiente”. Nevena Subotic, Direttrice dell’Agenzia di relazioni pubbliche Promotiveplus, con sede a Belgrado, ha dichiarato che la campagna degli slogan evidenzia due punti importanti sulla popolazione in declino della Serbia: “Lo stato ha riconosciuto che un tasso di natalità negativo è il nostro problema principale. Il secondo punto è che lo stato non ha idea di come affrontarlo”.

(Rferl, 17.02.2018)

https://www.rferl.org/a/serbia-pm-irked-by-have-babies-campaign/29045461.html

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