Kosovska Mitrovica: abbattuto il muro della tensione

I critici hanno salutato la decisione di rimuovere il muro che separa le popolazioni kosovara-albanese e di etnia serba della città, a seguito dell’accresciuta tensione tra Belgrado e Pristina.

Domenica, nella città di Mitrovica, nel Kosovo settentrionale, bulldozer hanno iniziato la demolizione del muro che, secondo i critici, ha contribuito ad alimentare le divisioni tra la popolazione kosovara albanese della città e quella di etnia serba. La demolizione del muro è stata resa possibile dal raggiungimento di un accordo tra le autorità e i serbi del Kosovo. 

Goran Rakic, sindaco del settore settentrionale della città a maggioranza serba, ha spiegato che il muro, di due metri di altezza, era stato inteso come barriera protettiva per una nuova zona pedonale che conduce al settore meridionale della città, in gran parte abitato dalla popolazione albanese.

Ma i critici hanno contestato la mossa, definendola una provocazione tesa a dividere ulteriormente la comunità, osservando un incremento della tensione nei rapporti tra la Serbia e gli albanesi del Kosovo.

“La sua demolizione costituisce assolutamente un buon segno, attraverso il quale viene dimostrato che, in presenza di una sufficiente volontà politica, entrambe le parti possono raggiungere un accordo”, ha dichiarato Nataliya Apostolova, rappresentante dell’Unione europea in Kosovo.

Il muro etnico 

I serbi di Mitrovica hanno iniziato la costruzione del muro nel mese di dicembre nei pressi del ponte che divide etnicamente la parte nord della città da quella meridionale.

L’esistenza del muro è stata giustificata sulla base dell’intento, puramente pratico, di avere un supporto fisico per il lungofiume, e non bloccare il traffico che attraversa il ponte.

Le autorità del Kosovo hanno però chiesto che il muro venisse demolito sia perchè la sua costruzione non ha seguito le norme vigenti, sia perché avrebbe potuto essere considerato una causa di divisione tra serbi e albanesi.

La disputa risultante ha causato il rinvio della prevista riapertura del ponte rinnovato sul fiume Ibar, che aveva lo scopo di garantire la libera circolazione tra il nord e sud della città.

La costruzione di barriere sopra o vicino al ponte sul fiume Ibar è una questione molto delicata nella città etnicamente divisa.

Per diversi anni, una grande barriera di pietra e sabbia, presidiata da serbi locali, ha impedito il libero flusso dei veicoli sul ponte, fino a quando è stata rimossa nel 2014.

Legami tesi

Alla costruzione del muro è seguita una fase di recrudescenza della tensione il mese scorso, quando un treno, decorato con simboli nazionali serbi, inclusa la frase “Kosovo è Serbia” scritta in albanese, ha cercato di entrare in Kosovo. Pristina ne ha impedito l’ingresso, presumibilmente prevedendo lo scoppio di disordini.

I politici serbi, tuttavia, hanno accusato i politici kosovari di cercare di avviare un conflitto, minacciando l’invio di forze armate serbe nel paese.

Gli albanesi del Kosovo, inoltre, non hanno accolto con favore l’arresto, nel mese di gennaio, del loro ex Primo Ministro Ramush Haradinaj a Parigi. L’arresto è stato disposto in base ad un mandato internazionale emesso dalla Serbia, che ha accusa Haradinaj per crimini di guerra commessi durante il conflitto nel 1990.

Le relazioni tra Serbia e Kosovo rimangono tese da quando i ribelli albanesi hanno combattuto le forze serbe durante il conflitto 1998-99. Anche se Pristina ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, la Serbia continua a negare la sovranità del Kosovo.

(DW, 05.02.2017)

http://www.dw.com/en/serb-bulldozers-demolish-wall-in-kosovos-divided-city/a-37421662

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