Migranti: la situazione in Serbia oltre il sensazionalismo mediatico d’emergenza

Circa 8.000 rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dai paesi del Medio Oriente, sono da lungo tempo bloccati in Serbia dopo che l’Unione europea ha interdetto l’accesso ai nuovi arrivati lungo il suo confine orientale nel tentativo di chiudere la cosiddetta rotta dei Balcani verso l’Europa occidentale.

E mentre il loro disagio non sembra diminuire, la forte riduzione del numero di migranti rispetto a due anni fa e il nostro limitato livello d’attenzione hanno portato a un minor numero di titoli sul tema in questi giorni.

Tuttavia, Medici Senza Frontiere ha registrato più di 70 morti tra i migranti sulla rotta dei Balcani tra la Grecia e l’Ungheria nel corso dell’anno passato. La maggior parte dei decessi è avvenuto per ipotermia o come risultato di annegamento, incidenti stradali, o suicidio.

E dopo aver guadagnato la stima internazionale per l’accoglienza e il trattamento riservato ai migranti, sembra che la simpatia e il rispetto per i rifugiati stiano attraversando un momento di crisi in Serbia.

Solo due anni fa, gruppi di cittadini fornivano volontariamente pasti e indumenti per i migranti in fuga dai conflitti o dalla povertà. Alcuni residenti di Belgrado hanno anche aperto le loro case ai rifugiati durante il rigido inverno del 2015. Molti serbi si sono dichiarati orgogliosi del fatto che il loro paese, ancora al di fuori dell’Unione europea, ha senza dubbio avuto successo nel prendersi cura di rifugiati e migranti, altrettanto favorevole a quello dei vicini europei Ungheria o la Bulgaria.

Eppure, la Serbia e la Macedonia rimangono tra i paesi criticati per le violazioni del diritto umanitario in un recente rapporto di Oxfam sulla base delle interviste dei lavoratori che prestano supporto ai rifugiati. La relazione si basa su dati raccolti dal Centro di Belgrado per i diritti umani e dall’associazione macedone Giovani Avvocati, sostenuta da Oxfam. E’ stata catalogata una lunga lista di episodi di abuso avvenuti a danno di rifugiati e migranti (compresi bambini) la cui responsabilità sarebbe da imputare alla polizia in Serbia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Macedonia.

RFE/RL di Belgrado riporta che alcune compagnie di autobus serbe (e croate) si rifiutano di trasportare migranti o rifugiati, anche quando questi sono provvisti di regolari e validi biglietti e documenti forniti dalle autorità serbe.

I dipendenti di Belgrado presso un centro per rifugiati chiamato Info Park sostengono che, nonostante i biglietti e le rassicurazioni da parte dei venditori circa la loro validità, non v’è alcuna garanzia che i rifugiati siano correttamente condotti verso la destinazione sperata.

“Ci siamo spesso trovati nella situazione in cui, una volta che i rifugiati venivano assegnati al campo di Presevo, non abbiamo trovato il modo di farli arrivare a destinazione perché la compagnia di autobus ha rifiutato di prenderli a bordo”, racconta Branislava Djonin di Info Park, che aiuta abitualmente i migranti ad acquistare i loro biglietti per l’autobus e trovare la loro strada per i campi assegnati. (Il giorno in cui ha parlato con RFE/RL, stava accompagnando tre giovani afgani che si erano registrati con la polizia serba e a cui era stato dato un termine di 72 ore per presentarsi in un centro di accoglienza profughi di Presevo).

“Compriamo per loro i biglietti e qualcuno del Commissariato per i rifugiati li accompagna alla stazione, esibendo un certificato che attesta le loro buone condizioni di salute, ma non gli viene permesso di salire a bordo del bus”, spiega Djonin.

Secondo RFE/RL l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) è a conoscenza di tale discriminazione non solo da parte delle compagnie di autobus, ma anche da parte delle società fornitrici di servizi ferroviari.

Quelli riportati non sembrano essere casi isolati. Al culmine della crisi dei rifugiati, un corrispondente di RFE/RL, sulla strada verso Subotica, nella regione settentrionale della Vojvodina, al confine con l’Ungheria, è stato testimone del gesto di un autista di autobus che ha costretto i rifugiati a sedersi nella parte posteriore del veicolo, anche se i biglietti recavano regolarmente l’assegnazione del posto.

“Purtroppo questo è un riflesso della nostra società: l’ignoranza e la mancanza del desiderio di capire gli altri e le altre culture”, spiega Djonin. “Penso che tutti dovremmo combattere insieme contro i pregiudizi, per contribuire a cambiare l’immagine dei rifugiati, che non sono diversi da noi”.

Nel frattempo, registrando una nota più positiva, sono state aperte le porte della prima scuola per bambini rifugiati nella regione dei Balcani, presso il campo profughi di Presevo. Oltre duecento minori, di età compresa tra i sette e i quindici anni, provenienti da Siria, Afghanistan, Pakistan, e di etnia curda frequentano presso la scuola lezioni di serbo e inglese, così come di matematica, geografia, arte e educazione fisica.

L’obiettivo dichiarato della scuola è quello di garantire che i figli dei richiedenti asilo possano essere più facilmente integrati nella società serba e nel sistema educativo del paese.

Così, nonostante la mancanza di titoli, la persistente crisi dei rifugiati continua a costituire una dura prova della capacità delle società balcaniche – considerando anche la recente memoria dei propri profughi di guerra – di percepire il dolore degli altri.

(RFE/RL, 11.04.2017)

http://www.rferl.org/a/balkan-sympathy-for-refugees-running-out/28424031.html

Un piccolo favore

Dal 2013 il Serbian Monitor offre gratuitamente ai suoi lettori una selezione accurata delle notizie sulla Repubblica di Serbia, un impegno quotidiano che nasce dal genuino desiderio di offrire un'informazione senza distorsioni su un paese troppo spesso vittima di pregiudizi e superficialità. Da novembre 2016 questo servizio viene proposto in inglese e in italiano, con sempre più articoli originali per offrire un quadro completo sull'economia, la politica, la cultura e la società del paese balcanico. Il nostro archivio è completamente gratuito, a disposizione di chiunque voglia conoscere il paese, studiarne specifici aspetti o esserne costantemente aggiornato. Questo progetto potrà proseguire solo grazie all'aiuto dei lettori, cui chiediamo un piccolo sostegno economico per continuare a garantire un'informazione sempre più ricca di contributi originali. Se apprezzate il nostro lavoro vi invitiamo a cliccare il tasto qui sotto

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top
Altro... crisi dei profughi, rotta balcanica
L’Ungheria rafforza il sistema di recinzione al confine con la Serbia

In morte della rotta balcanica: la strategia di UNHCR e IOM in Serbia
Chiudi