Migranti in Serbia indesiderati come vicini, colleghi di lavoro e familiari

La Croce Rossa serba ha presentato i risultati di un’indagine ai cittadini sugli atteggiamenti nei confronti della migrazione. I migranti sono indesiderabili come vicini e familiari e circa il 20% degli intervistati ritiene che i confini della Serbia dovrebbero essere difesi in modo che nessun migrante possa entrare nel Paese balcanico.

La ricerca, condotta dalla Croce Rossa serba in collaborazione con il “PIN – Psychosocial Innovation Network”, ha coinvolto 304 intervistati di sei città: Belgrado, Sid, Kikinda, Sombor, Subotica e Pirot.

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Come è stato detto nella conferenza stampa intitolata “Inclusione sociale dei migranti: ricerca sugli atteggiamenti nei confronti della migrazione e raccomandazioni per ridurre la discriminazione”, poco più di un terzo degli intervistati ritiene che i migranti possano entrare in Serbia, ma solo per continuare la loro marcia verso altri stati.

Circa un quarto degli intervistati ritiene che sia giusto per alcuni migranti essere in Serbia, ma non dovrebbero essere incoraggiati a rimanere, vale a dire non bisognerebbe fornire loro servizi che ne rendano piacevole il soggiorno. Il 17% degli intervistati ha invece un atteggiamento positivo e ritiene che i migranti dovrebbero essere forniti di tutti i servizi e aiutati a integrarsi nella società serba se lo desiderano.

Presentando i risultati della ricerca, Jovana Bjekić, dottoressa in scienze psicologiche del “PIN”, ha affermato che quando è stato chiesto se le persone hanno il diritto di trasferirsi in un altro Paese, compresa la Serbia, per motivi economici, il 10% degli intervistati ha risposto “NO”. Come ha sottolineato, gli intervistati non hanno alcun problema con il fatto che i cittadini serbi vadano a lavorare in un altro Paese, ma non è auspicabile che i migranti cerchino un lavoro qui.

Tra gli atteggiamenti positivi, la Bjekić ha elencato quelli che credono che se i cittadini della Serbia vanno in un altro Paese, allora dovremmo anche accettare altre persone in Serbia.

Un altro dei risultati della ricerca è che il 10% degli intervistati ritiene che non bisognerebbe lasciare il Paese di origine se c’è una guerra, ma che bisognerebbe combattere.

“Alla domanda se le persone hanno il diritto di fuggire in un altro Paese a causa di guerre e persecuzioni, inclusa la Serbia, il 5% degli intervistati non è d’accordo, il 7% in genere non è d’accordo, mentre un terzo non sa cosa dire”, ha riferito la Bjekić.

La stessa ha poi sottolineato che dei migranti come vicini, colleghi di lavoro e familiari, sarebbero poco accettati.

“Alla domanda se concordano sul fatto che un migrante rimanga permanentemente in Serbia, il 41% degli intervistati afferma di non essere d’accordo”, ha concluso l’esperta.

La ricerca ha dimostrato, tra le altre cose, che il tratto religioso è forte, quindi alcuni intervistati credono che i migranti non possano vivere in Serbia perché appartengono ad altre fedi, mentre alcuni intervistati ritengono che i migranti non vogliano adattarsi al “nostro stile di vita”.

https://www.danas.rs/drustvo/migranti-nepozeljni-kao-komsije-i-clanovi-porodice/

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