Michelangelo Pistoletto a Belgrado: “Coltivo la potenza rigenerante dell’arte”

Protagonista sin dai primi anni Sessanta della scena artistica mondiale, Michelangelo Pistoletto è stato a Belgrado per la sua prima retrospettiva nella capitale serba dal titolo “La pace preventiva”, inaugurata venerdì 10 maggio al Museo di Arte contemporanea alla presenza del Ministro della Cultura Nikola Selakovic, dall’Ambasciatore d’Italia Luca Gori, della Presidente della Provincia Autonoma di Vojvodina ed ex Ministra della Cultura Maja Gojkovic. In questa intervista esclusiva, Michelangelo Pistoletto presenta ai lettori del Serbian Monitor alcuni temi essenziali del suo percorso artistico. 

Maestro Pistoletto, anche la celeberima Venere degli stracci è esposta a Belgrado: la Venere, essenza della bellezza in senso classico, rischia di rimanere nascosta dal cumulo di scarti?

Al contrario: la Venere abbraccia e sostiene il cumulo di stracci perché la bellezza non si deteriora e Venere è la forza rigeneratrice per eccellenza, che rigenera quello che la produzione industriale e il consumo compulso getta via come inutile, usurato, scartato.  Venere rappresenta anche la memoria della bellezza, che rimane intatta, nonostante tutto. 

La retrospettiva di Belgrado propone anche Oggetti in Meno. Si tratta forse di un atto di ribellione alle categorie e alle regole che volevano imporle i grandi operatori del mercato dell’arte già sessanta anni fa?

Non parlerei di ribellione, ma fu allora la volontà di sottrazione dell’artista al sistema dell’arte consumista. E quest’opera ha senso ancora oggi, davanti all’iperproduzione, all’inquinamento, all’erosione delle risorse naturali. L’opera propone la ricerca di un equilibrio tra il necessario miglioramento delle nostre condizioni di vita e il rischio che esso si rivolti contro di noi, degradando l’ambiente in cui viviamo. L’esplorazione di questo essenziale equilibrio si ritrova e si risolve nella formula del tema-opera del Terzo Paradiso del 2003: i due cerchi agli estremi, che rappresentano rispettivamente il mondo naturale e quello artificiale sviluppato dalla tecnica, toccano e si fondono con il cerchio centrale per simbolizzare l’armonia tra mondo artificiale e mondo naturale. 

Quando lei iniziò il suo percorso artistico era centrale il tema dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, su cui varie correnti hanno lavorato. Oggi, nell’epoca dell’elaborazione di immagini di sintesi da parte dell’Intelligenza Artificiale, dove possiamo ritrovare l’aura di cui scriveva Walter Benjamin?

L’aura è il pensiero umano che attraverso l’artificio (termine che deriva da arte) raccoglie il pensiero e la memoria dell’intera società, anche dell’Intelligenza Artificiale. Spetta a noi coltivare una spiritualità diffusa, un’attitudine venerabile (termine che deriva da Venere) capace di uno sguardo unificante oppure lasciarci scomporre in una mostruosa, molteplice virtualità.

LA PACE PREVENTIVA

 

Una rassegna antologica del grande artista italiano, che spazia dagli anni ’60 ai giorni nostri, illustrando l’intero vocabolario dell’artista, comprese sculture e installazioni, ma anche fotografie, video, le prime azioni nello spazio pubblico fino ai dipinti più recenti costituiti da codici QR colorati che possono essere goduti visivamente come arte astratta, ma possono anche attivarsi rivelando le storie in formato digitale. Organizzata dal Museo di Arte Contemporanea di Belgrado in collaborazione con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, associazione Zerynthia e Istituto Italiano di Cultura a Belgrado, sotto gli auspici del Ministero della Cultura della Repubblica di Serbia e dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado, la mostra sarà aperta fino al 10 settembre 2024.

“Michelangelo Pistoletto è uno dei più importanti artisti italiani contemporanei. E’ pertanto un grande onore poterlo accogliere a Belgrado per una mostra che permetterà di rafforzare il forte legame culturale tra Italia e Serbia e di riflettere attraverso l’arte su un momento storico così delicato per la pace e la sicurezza in Europa”, ha dichiarato l’Ambasciatore d’Italia in Serbia, Luca Gori.

L’arte contemporanea sa ancora guardare oltre il presente oppure si limita sempre più a riflettere il senso comune e le attese del mercato?

Il mercato è una componente della società e non vi dovrebbe essere una discrepanza tra mercato e società. E’ necessario perseguire uno scambio equilibrato dei valori in campo, per evitare che esso si basi invece sui debiti (finanziari o ambientali) da lasciare ai nipoti.

Come è cambiata nel corso degli ultimi decenni la responsabilità sociale degli artisti? 

Molti artisti inseguono una pura affermazione individualistica, ma ve ne sono altrettanti che ancora oggi puntano a fondere la loro creatività individuale con la società e a realizzare così nuove forme di arte e di vita. La prospettiva di cambiare la società va oggi inquadrata nel lavoro creativo che ognuno può manifestare a suo modo. O ci si lamenta o si agisce. Io quando creo mi sento felice. Tutti, senza essere artisti, possono creare, contribuire a generare qualcosa o qualche iniziativa; e già stai meglio mentre lo fai. 

Quale era la temperie artistica che nel 1968 portò Germano Celant a riunire agli Arsenali di Amalfi giovani artisti come lei e, tra gli altri, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini nel leggendario evento “Arte povera, azioni povere”, che lanciò un nuovo modo di intendere l’esperienza artistica?

Fu un momento fondamentale. Il movimento definito “Arte Povera” non si caratterizzava tanto per i materiali usati, ma per il richiamo all’essenzialità, a una radicalità dell’esperienza artistica. Un semplice seme può generare una foresta. Questa capacità generativa dell’arte fu colta all’epoca da molti giovani. Era il momento del sogno per un’intera generazione, si prospettavano nuove forme di convivenza tra le persone e tra esse e la natura. A questo sogno subentrarono gli incubi degli anni Settanta. Anche oggi siamo circondati dagli incubi, ecco perché dobbiamo coltivare la potenza dell’arte di combattere certi incubi, preventivamente. 

MICHELANGELO PISTOLETTO, QR Code possession, Autoritratto 2019-2023. Photo by Damiano Andreotti.

Michelangelo Pistoletto è l’artista italiano vivente più noto nel mondo. Vincitore del Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia nel 2003, del Premio Imperiale in Giappone nel 2013, ha esposto nei più importanti musei al mondo, tra i quali il Louvre e il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Metropolitan Museum, il MoMA e il Salomon R. Guggenheim di New York, la Tate Modern di Londra, la Neue Nationalgalerie di Berlino.

Figlio del pittore Ettore Olivero Pistoletto, che lo avvicina sin da ragazzo alla tradizione pittorica medioevale e rinascimentale e alle tecniche di restauro dei quadri.  In seguito frequenta la scuola grafica pubblicitaria diretta da Armando Testa. Si afferma con i “quadri specchianti” per poi essere protagonista, nella seconda metà degli Anni Sessanta, del movimento artistico dell’Arte Povera. Nei decenni successivi continua a esplorare l’intersezione tra varie esperienze di vita artistica attraverso le installazioni e le performance chiamate Creative Collaborations, mentre negli anni Novanta presenta il Segno Arte, incontro di due triangoli che si compenetrano e rappresentano il segno-impronta-identità che ogni soggetto imprime nei vari ambienti che attraversa. Nel 2017 una riconfigurazione del simbolo del Terzo Paradiso è scelta come logo della missione spaziale VITA, durante la quale le foto scattate dall’astronauta Paolo Nespoli sono condivise attraverso la app SPAC3 per creare un’opera collettiva planetaria. Nello stesso anno viene pubblicato il suo testo Ominiteismo e demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società.

Nel 1998 ha fondato, negli spazi dell’ex Lanificio Trombetta a Biella, sua città natale, Cittadellarte, un luogo di incontro e di elaborazione collettiva artistica, sociale, culturale, ecologica che intende mettere in pratica l’incontro tra persone di estrazioni culturali e professionali diverse, la sintesi tra naturale e artificiale, per perseguire la loro profonda armonia e la rigenerazione dell’esistente.

L’immagine in evidenza è concessa cortesemente dal Museo di Arte Contemporanea di Belgrado. Autore: Bojana Janjić

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top