Mercato del lavoro: i problemi strutturali nei Balcani occidentali

Il tasso di creazione di posti di lavoro nei Balcani occidentali non è sufficiente per affrontare le sfide del mercato del lavoro e l’inattività nella regione rimane alta, secondo quanto emerge da un rapporto relativo alle tendenze del mercato del lavoro ed elaborato dall’Istituto di Vienna per gli studi economici internazionali (WIIW) e dalla Banca mondiale.

Secondo il rapporto del WIIW e della Banca Mondiale sulle tendenze del mercato del lavoro, pubblicato martedì, la disoccupazione nei Balcani occidentali è diminuita di circa 200.000 unità, passando quindi dal 23% al 21% della forza lavoro nel periodo tra il 2010 e il 2016, ma i livelli di disoccupazione giovanile si confermano criticamente alti (in Kosovo, per esempio, dove la disoccupazione giovanile raggiunge il 57%).

D’altra parte, nei paesi dei Balcani occidentali si è verificato un incremento del tasso di occupazione, pari a circa 300.000 posti di lavoro a partire dal 2010, dagli stimati 5,5 milioni del 2010 ai 5,8 milioni del 2016. Gli inaspettati beneficiari di questo incremento risultano essere gli adulti in età vicina alla pensione, ma un ruolo positivo è giocato anche dall’elevato livello di istruzione, a dimostrazione del fatto che la formazione qualificata rappresenta una chiave per l’ingresso nel mercato del lavoro, sostengono WIIW e Banca mondiale.

I tassi di attività nei Balcani occidentali subiscono una flessione al ribasso a causa della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. I tassi di attività maschile in Albania, Macedonia e Serbia reggono bene il confronto con quelli dei paesi UE, mentre la partecipazione femminile al mercato del lavoro appare significativamente più bassa in tutta la regione. Le differenze sono particolarmente evidenti in Kosovo, dove meno del 20% delle donne è attivo nel mercato del lavoro, e in Bosnia-Erzegovina, dove la percentuale si attesta al 42%.

La quota di persone tagliate fuori dal mercato del lavoro risulta essere più elevata in Kosovo (61,8%), e Bosnia-Erzegovina (45,4%), e la più bassa in Macedonia e in Albania, dove si attesta intorno al 36%. In alcuni paesi, come Macedonia, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, l’inattività femminile risulta essere il doppio delle percentuale registrata dal tasso maschile.

L’occupazione informale rimane una sfida significativa. In Serbia, dove l’occupazione informale viene misurata in modo esaustivo, circa la metà dei nuovi posti di lavoro creati di recente sono stati nel settore informale, suggerendo una forte relazione prociclica tra la crescita e l’occupazione informale, come viene evidenziato nel rapporto.

Un notevole aumento della produttività del lavoro ha avuto luogo in Kosovo e in Bosnia-Erzegovina e Macedonia, anche se ad un tasso inferiore. In Bosnia-Erzegovina e in Kosovo la produttività è stata determinata dalla contrazione dell’occupazione combinata ad una crescita del PIL più elevata, mentre in Macedonia e Montenegro è stata potenziata più dall’incremento del PIL che dalla crescita dell’occupazione.

Quasi tutta la regione si trova ad affrontare sia una stagnazione che una contrazione demografica, determinata dalla forte emigrazione e dal declino dei tassi di natalità. Dal 2010, la popolazione dei paesi dei Balcani occidentali è diminuita di circa 246.000 persone, attestandosi a 18,2 milioni nel 2015. L’unico paese a segnalare un aumento significativo della popolazione è stato il Kosovo (+ 8,2%), mentre la Serbia ha registrato il maggior calo (pari al 3,2%), secondo i dati elaborati da WIIW e Banca mondiale.

La contrazione della popolazione in età di lavoro potrebbe implicare una crescita del PIL inferiore in futuro, se non dovesse essere compensata da una corrispondente crescita della produttività. Inoltre, il continuo aumento del tasso di dipendenza nei prossimi anni potrebbe avere implicazioni sul sistema fiscale, così come potrebbe pesare sui sistemi di assistenza sociale.

Nel complesso, i dati suggeriscono che la sfida di posti di lavoro nei Balcani occidentali rappresenta un fenomeno di natura strutturale, e la crescita da sola non sarà sufficiente a creare il numero e i tipi di posti di lavoro necessari nel mercato del lavoro. Non è stato osservato alcun impatto significativo della crescita sull’occupazione, a seguito della crisi finanziaria nei Balcani occidentali, e l’impatto della crescita sulla disoccupazione appare esiguo.

Questo suggerisce che i paesi dei Balcani occidentali non si trovano ancora in una situazione in cui la crescita economica potrebbe garantire un ritorno alla crescita di posti di lavoro. Il passaggio alle moderne economie di mercato non è ancora completo, e molti sono i problemi strutturali da affrontare.

(SeeNews, 05.04.2017)

https://seenews.com/news/economic-growth-in-western-balkans-does-not-lead-to-labour-market-recovery-wiiw-world-bank-564196#sthash.P4vM0uEl.dpuf

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