Media in Serbia: attacco ai giornalisti indipendenti

In un articolo pubblicato il 10 settembre il tabloid Informer è tornato ad attaccare il coordinatore del progetto BIRN Slobodan Georgiev – apostrofandolo come “uno di quei giornalisti pagati dalla UE per creare caos in Serbia”.

A seguito dell’episodio, a quanto pare l’ennesimo di questo genere, i giornalisti coinvolti recentemente da questo tipo di accuse hanno ipotizzato che simili attacchi siano funzionali ad esercitare pressione sui donatori affinché interrompano la loro attività di finanziamento.

Si fa quindi strada la convinzione secondo cui il governo serbo e i media filo-governativi abbiano intenzione di ostacolare i finanziamenti all’informazione indipendente, consapevoli del fatto che in assenza di sostegno economico da parte di donatori e da parte della UE tali realtà sarebbero destinate a scomparire.

Nedim Sejdinovic, presidente dell’Associazione dei Giornalisti Indipendenti di Vojvodina, ha dichiarato che simili attacchi indirizzati ai media indipendenti sono finalizzati anche a veicolare il messaggio secondo cui la critica e il monitoraggio del lavoro del Governo rappresentano attività rischiose e inaccettabili.

“Senza il finanziamento da parte dell’UE e di altri donatori, i media liberi avrebbero già chiuso in Serbia; quando si guarda alla situazione della stampa libera ed indipendente la situazione appare drammatica”, sostiene Slobodan Georgiev.

Stevan Dojcinovic, redattore capo di KRIK, rete per le indagini sulla criminalità e la corruzione, ha dichiarato di temere che il governo potrebbe indurre l’Unione Europea a bloccare il finanziamento dei media indipendenti in Serbia, enfatizzando la propria convinzione che “non si tratti di una missione impossibile per il governo attuale”.

Dojcinovic ha inoltre accusato i tabloid e i funzionari del governo di usare un linguaggio infiammatorio e irresponsabile nei confronti dei giornalisti indipendenti.

Nel mese di agosto, Georgiev ha vinto in primo appello una causa per calunnia presso la Corte di Belgrado contro Informer e il suo capo redattore. Georgiev è stato infatti oggetto di una campagna denigratoria durata a lungo sulle pagine di Informer, nel contesto della quale era stato accusato di “tradimento”. A seguito della campagna, aspri e violenti commenti erano stati pubblicati sul suo sito web: a questo proposito Georgiev dichiara di sentirsi poco sicuro e preoccupato che dalle parole e dalle minacce a mezzo “social” si passi all’azione.

Il giornalista ritiene inoltre indicativo che le minacce si facciano più numerose e preoccupanti nel momento in cui vengono pubblicate nuove inchieste: “quando pubblichiamo indagini sulla corruzione nel governo o su abusi di potere, riceviamo accuse di tradimento da parte dei tabloid filo-governativi. In questo modo l’attenzione del pubblico viene deviata da quelli che sono i reali problemi del paese” ha spiegato Georgiev.

Anche Sejdinovic, spesso sotto attacco da parte dei tabloid filo-governativi, dichiara di non sentirsi più al sicuro: “minacciare me e i miei colleghi è diventata una prassi comune e diffuse sui social media, e lo Stato non oppone alcuna reazione a queste minacce”.

L’associazione dei giornalisti indipendenti in Serbia, NUNS, ha dichiarato di aver notificato alla Procura speciale per il crimine ad alta tecnologia il violento contenuto delle minacce che vengono regolarmente inviate sul social network a Sejdinovic, Georgiev e ad altri: “ci aspettiamo sulla questione una risposta veloce come quella che è stata fornita nel caso di minacce a personaggi politici”. NUNS ha inoltre pubblicamente reso noto ad Informer che, attraverso i suoi articoli e le sue accuse, l’integrità e la sicurezza fisica dei giornalisti viene messa a repentaglio.

(BalkanInsight, 12.09.2016)

http://www.balkaninsight.com/en/article/attacks-on-serbian-media-aim-to-cut-their-funding-09-12-2016

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