Marcia indietro della “Yura”; richiamati i lavoratori in produzione

Il sindacato “Nezavisnost” ha riferito che i dipendenti della fabbrica coreana “Yura” di Raca (Serbia Centrale) hanno ricevuto ordine dai loro “leader” di recarsi in fabbrica il giorno dopo e riprendere il lavoro regolare su tre turni, anche se erano stati rimandati a casa la mattina stessa. La produzione avrebbe dovuto ricominciare lunedì scorso dopo il congedo retribuito garantito dal 26 marzo a causa della pandemia da coronavirus.

Secondo il presidente del sindacato “Nezavisnost”, Sasa Markovic, gli operai si sono radunati davanti alla fabbrica la mattina di lunedì e si sono rifiutati di lavorare, così in seguito il datore di lavoro li ha rimandati a casa.

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Durante la stessa mattinata però, il dipartimento del personale dell’impianto ha riferito all’agenzia “Beta” che la “Yura” non avrebbe lavorato fino alla fine della settimana ma che avrebbe comunque preso in considerazione l’introduzione di un minimo di ore lavorative, con meno dipendenti e il rispetto della distanza prescritta tra i lavoratori.

Lo stesso sindacato afferma che presso la fabbrica, produttrice di cavi per l’industria automobilistica, sono impiegati 1.200 lavoratori.

“La produzione è organizzata in modo tale che ci sono 40 lavoratori su una catena lunga 25,30 metri e la catena successiva è a circa un metro di distanza”, ha dichiarato Markovic, il quale ritiene che tali misure non siano appropriate in questo momento di pandemia.

Uno dei dipendenti ha detto che i lavoratori hanno paura dell’infezione e che ci sono delle coppie sposate che temono per la propria salute.

Il sindacato ha garantito che avrà un incontro con i rappresentanti dell’unità di crisi della città e la fabbrica, e che insisterà che il rispetto di tutto ciò che è stato concordato sull’organizzazione del lavoro durante lo stato di emergenza venga messo nero su bianco.

Il comandante della stessa unità di crisi, Nenad Savkovic, ha riferito all’agenzia “Beta” di non essere a conoscenza delle ragioni che hanno portato a una marcia indietro da parte della fabbrica, poiché lui stesso era stato informato che lo stabilimento non avrebbe lavorato tutta la settimana.

Lo stesso Savkovic ha informato che il personale di crisi del governo della Serbia e della Camera di commercio è informato sull’accaduto.

“Ci sono persone di 10 comuni diversi che lavorano qui a Rača le quali vengono trasportate con viaggi organizzati. Non è saggio mescolare i lavoratori di diversi comuni dove ci sono anche casi registrati di coronavirus”, ha concluso.

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