Marchegiani (Camera di Commerco italo-serba): “Relazioni di lunga durata chiave del rapporto tra Italia e Serbia”

Giorgio Ambrogio Marchegiani, amministratore delegato del Gruppo assicurativo DDOR, dal 2015 ricopre il ruolo di Presidente della Camera di Commercio italo-serba, che ha indirizzato in un percorso di rilancio e ripensamento del suo ruolo e del valore che offre ai soci. 

La tradizionale serata di gala per la consegna del premio “Giuseppe Maria Leonardi”, assegnato quest’anno ad Annino De Venezia, direttore generale di Aunde, è stata un’occasione per fare con Marchegiani il punto sul ruolo della Camera di Commercio italo-serba all’interno delle relazioni tra i due paesi. 

La Camera di Commercio italo-serba festeggia i 15 anni di attività in Serbia. Si può dire che essa ha accompagnato la transizione del paese verso un’economia di mercato e pienamente inserita in uno stato di diritto. Quali sono stati a suo avviso i principiali contributi che l’associazione che presiede e le aziende associate hanno trasferito alla Serbia in questi anni?

Le aziende italiane socie della Camera in questi anni hanno portato in Serbia know-how tecnico e manageriale, oltre che capitali.  Devo dire che la Serbia è un “terreno fertile” non solo dal punto di vista agricolo, quindi questo trasferimento ha avuto molto successo. Ciò ha significato portare un modo di lavorare efficiente e strutturato in un Paese che non lo aveva, sia nell’area manifatturiera che nei servizi finanziari , dove il n. 1 e n. 3 delle banche, ed il n. 2 e n. 3 delle assicurazioni sono italiani.  La Camera è stata “sounding board” di queste esperienze, in modo da renderle fruibili da altre aziende italiane ed accelerare un processo virtuoso di sviluppo.

Il premio “Giuseppe Maria Leonardi” assegnato ogni anno a imprese italiane di successo in Serbia è andato quest’anno alla Aunde di Jagodina, che sotto la guida di Annino De Venezia in appena tre anni ha realizzato un progetto di investimento che si avvia a occupare quasi 700 persone servendo i maggiori marchi europei dell’automotive.

La Camera di Commercio italo-serba ha scelto da meno di un anno un percorso di rinnovamento. Quali sono i primi risultati e gli obiettivi che si pone a medio termine?

Questo rinnovamento si comincia a vedere dalle cose più semplici: la comunicazione, il rapporto quotidiano con i soci, l’atmosfera interna e la fedeltà dei soci.  Nel linguaggio digitale, il termine “Camera” è forse traducibile in “Rete”.  L’obiettivo a medio termine della CCIS è confermare il suo ruolo di “punto di  accesso” ad una rete di aziende e persone che lavorano tra Italia e Serbia, per scambiare esperienze e creare valore. Dobbiamo crescere, sviluppare la qualità dei servizi e “fare sistema” con le altre istituzioni italiane e serbe.

Il consiglio di amministrazione e la segretaria della Camera di Commercio italo-serba all’accoglienza degli ospiti della serata.

Ancora oggi l’Italia è tra i principali partner commerciali e politici della Serbia. Negli ultimi anni sono anche cresciuti gli investimenti e dunque il peso politico di paesi di recente protagonismo come gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia, l’India inizia a sviluppare relazioni importanti con il paese, mentre Russia e Cina giocano in Serbia partite geopolitiche delicate. Che ruolo vede per il sistema economico italiano in questo scacchiere?

Rispondo usando due metafore: la prima è che noi non giochamo a scacchi, ma facciamo business; obiettivo più modesto, ma anche piu’ costruttivo. La seconda è che le relazioni economiche tra due Paesi vicini e con un buon grado di affinità sono come un albero secolare ben radicato, che cresce ogni anno lentamente ma inesorabilmente. Altri Paesi che, per la loro dimensione o per il loro eccesso di capitali, devono mostrare crescite “stellari” nelle relazioni con la Serbia sono alberi forse più visibili, ma meno perenni.

Da amministratore delegato di una delle maggiori compagnie di assicurazioni del paese quale è DDOR lei tutti i giorni studia per valutare i rischi. Per un’impresa che intende aprire in Serbia quali sono, a suo avviso, i rischi presupposti ma per lo più trascurabili e invece quelli spesso non rilevati di primo acchito ma che possono condizionare lo sviluppo del progetto di investimento?

Il rischio maggiore e più trascurato è quello di non capire il Paese e le sue peculiarità, e quindi di fare errori nel reclutamento di persone e nell’approccio allo sviluppo dei progetti. Questo non e’ un rischio assicurativo, ma puo’ essere diminuito utilizzando il patrimono di rapporti esistenti di altri investitori – la Camera Italo Serba serve anche a questo.

Tra i rischi “assicurabili”, spesso le aziende trascurano i rischi connessi alla responsabilita’ civile quando esse sono parte di “supply chain” internazionali che termnano in Paesi UE, dove la “business interruption” puo’ avere costi elevati. L’altro elemento, mai abbastanza sottolineato, è il rischio di eventi naturali.  

Infine ci dica perché bisognerebbe iscriversi alla Camera di Commercio italo-serba. 

Credo che emerga dalle risposte alle domande precedenti. Riassumendo: ci si iscrive per accedere a relazioni con imprese e professionisti dei due Paesi, per capire più velocemente il contesto serbo (o italiano nel caso dei Serbi), per mettere in comune le esperienze, per sfruttare la rete di fornitori e distributori, ed infine, per avere un gruppo di “peers” con cui scambiare idee e fare progetti.

In termini finanziari, l’appartenenza alla Camera è un’opzione – a costo molto competitivo – per ridurre le incertezze di entrata e presenza in un mercato  “quasi UE”, ma ancora peculiare. In temini umani, la Camera è un bel gruppo di imprenditori e manager con cui discutere progetti e risolvere i problemi di chi opera tra Serbia e Italia.   

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