L’Unione pone alla Serbia otto condizioni sul Kosovo

Dalla piena implementazione degli Accordi di Brussels tra Belgrado e Pristina dipende quando l’Unione europea deciderà l’apertura dei primi capitoli negoziali per l’adesione della Serbia.

L’Unione europea pone alla Serbia otto domande/condizioni in merito ai suoi rapporti con il Kosovo. L’unione si aspetta innanzitutto di legge la bozza di statuto della comunità delle municipalità serbe in Kosovo e poi che vengano implementati gli accordi in merito a telecomunicazioni, energia e la costruzione di stabili valichi di frontiera tra i due territori.

Nel dettaglio i punti su cui insiste Brussels sono:

  1. La bozza di statuto della comunità delle municipalità serbe del Kosovo
  2. L’implementazione dell’accordo sulle telecomunicazioni e quindi l’attivazione delle chiamate verso il rpefisso telefonico internazionale del Kosovo
  3. L’applicazione degli accordi in campo energetico
  4. La costruzione di valichi di frontiera permanenti tra Kosovo e Serbia
  5. Il blocco dei passaggi transfrontalieri “per contrabbando”
  6. L’accettazione dei passaporti kosovari in Serbia
  7. La partecipazione di pristina a tutte le occasioni di collaborazione tra i paesi della regione
  8. La regolazione del “Parco della pace” a Kosovska Mitrovica

Alle autorità di Belgrado hanno fatto sapere che Brussels non è soddisfatta per la tempistica dell’applicazione degli Accordi di Brussels. Per quanto questo si sapesse già, il messaggio è stato ribadito recentemente.

Il rispetto degli Accordi di Brussels è particolarmente importante per la Germania, dove sia il governo di Angela Merkel, sia molti membri del Bundestag ritengono che i negoziati per l’adesione della Serbia debbano iniziare dal capitolo 35, ovvero quello inerente i rapporti con il Kosovo, e che per fare ciò sarà inevitabile implementare prima gli Accordi di Brussels. Lo stesso commissario Ue Hahn ha detto che anche in assenza di un governo kosovaro, Belgrado può mettere in pratica unilateralmente varie parti degli Accordi.

I diplomatici europei notano con preoccupazione che da sei mesi non vi sono passi avanti nel dialogo tra Belgrado e Pristina. Dopo la campagna elettorale sia Vucic che Dacic, ora ministro degli esteri, avevano detto sarebbe proseguito il dialogo con Pristina ma poi in primavera c’è stata campagna elettorale in Kosovo per le elezioni tenute a giugno e da allora i primi due partiti del paese, il DPK di Hashim Thaci e il DSK di Isa Mustafa, non hanno ancora raggiunto un accordo per la formazione del governo.

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