Il nuovo modello di allargamento dell’Unione Europea (UE), il cui annuncio è previsto per metà ottobre, porta cambiamenti epocali per i paesi candidati. Per la Serbia, l’“integrazione graduale” e la riduzione del potere di veto di stati come la Croazia e la Bulgaria potrebbero rivelarsi un biglietto d’accesso prioritario nel sistema europeo, osservano gli analisti.
Anticipazioni sulla proposta della Commissione Europea (CE) sono state fornite a Zagabria dalla Commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, la quale ha sottolineato che il mondo è cambiato e che, di conseguenza, anche il processo di allargamento deve adattarsi. Secondo Kos, l’UE si trova di fronte a un nuovo “momento Helsinki” – in riferimento al vertice dei leader europei nella capitale finlandese che aprì la strada all’allargamento “Big Bang” del dopoguerra fredda, quando 10 nuovi paesi entrarono nel blocco. Ha inoltre annunciato che la CE presenterà le proprie idee su come l’UE debba prepararsi man mano che i paesi candidati si avvicinano alla fine dei negoziati di adesione.
La proposta si basa su quattro pilastri fondamentali:
- Integrazione graduale: Abbandono del principio del “tutto o niente”. I paesi candidati dovrebbero ottenere benefici tangibili prima della piena adesione (come l’ingresso nel sistema di pagamento SEPA o il collegamento alla rete energetica).
- Controlli più rigidi sui candidati: Introduzione di meccanismi più solidi per tutelare la democrazia e lo stato di diritto, al fine di prevenire passi indietro da parte dei nuovi membri e bloccare potenziali “cavalli di Troia”.
- Processi decisionali dell’UE più rapidi: Per consentire a un’UE con oltre 30 membri di funzionare in modo efficiente, si propone di ridurre gli ambiti in cui un singolo stato può esercitare il diritto di veto, da attuare senza ricorrere a lunghe modifiche dei trattati ufficiali.
- Tutela degli interessi dell’UE: Bruxelles deve analizzare attentamente l’impatto dell’ingresso di nuovi membri sugli stati attuali e tutelarsi da potenziali rischi.
“Positivo se si riducono le possibilità di veto”
Commentando l’iniziativa, il politologo Miloš Pavković ha dichiarato a Blic che la proposta a cui sta lavorando la Commissione Europea sarà presentata il 15 ottobre e rappresenterà la prosecuzione del lavoro sul modello di adesione graduale. Ha precisato che il piano si concentra su una più forte gestione politica del processo attraverso:
- La riduzione delle possibilità di veto.
- Un’integrazione precoce più intensa, unita all’accesso alle istituzioni e ai programmi UE durante lo svolgimento del processo stesso.
“Per la Serbia sarebbe potenzialmente positivo se le possibilità di veto venissero ridotte a ogni passaggio”, ha evidenziato. “Tuttavia, la stessa proposta mette ancora più in risalto l’attenzione sullo stato di diritto e sulla democrazia attraverso clausole di salvaguardia. Si tratta proprio degli ambiti in cui la Serbia registra i risultati peggiori e che attualmente bloccano il processo di adesione”.
Ha aggiunto che, sebbene la nuova metodologia offra ai paesi candidati maggiori opportunità di integrazione graduale, al contempo potrebbe trasformarsi in un ostacolo per la Serbia se il processo di riforma nello stato di diritto e nel funzionamento delle istituzioni democratiche non subirà un’accelerazione con risultati concreti.
Il suo collega Strahinja Subotić ha dichiarato a Blic che l’UE sta chiaramente lavorando su due binari:
- Limitare il diritto di veto per i nuovi stati membri.
- Riformare l’UE al suo interno per ridurre il numero di settori che richiedono l’unanimità.
Vučić commenta la nuova metodologia
Anche il presidente serbo Aleksandar Vučić è intervenuto sui potenziali cambiamenti interni all’UE: “Se fossi cinico e un po’ maleducato, direi che Marta Kos preferirebbe vedere delle pecore piuttosto che dei cavalli, ma non lo sono, quindi non lo dirò. Che facciano il loro lavoro e si tutelino. Non hanno bisogno di cavalli di Troia né di altro tipo: non hanno bisogno di nulla. Bastano a se stessi”, ha affermato Vučić durante una visita nel distretto di Rasina.
Si parla da tempo di allargamento e diversi paesi dell’UE – in particolare Francia e Germania – hanno suggerito che il blocco debba ripensare la propria metodologia, specialmente attraverso un’“integrazione graduale” che offra benefici tangibili ai paesi candidati già nelle prime fasi.
La questione del veto rimane un nodo centrale, con il timore in Serbia che Croazia e Bulgaria possano guidare le opposizioni. Da Zagabria è stato ribadito più volte che ci saranno condizioni precise per dare il via libera a Belgrado verso l’adesione all’UE. Tra le principali questioni controverse figurano:
- La demarcazione dei confini lungo il Danubio.
- La questione delle persone scomparse.
- Le richieste di riparazioni di guerra.
Per quanto riguarda la Bulgaria, sono già state sollevate perplessità su come Belgrado tratta la minoranza bulgara presente nel paese.
(Blic, 27.08.2026)
