L’UE introduce alla Serbia dazi doganali su frutta e verdura

La Commissione europea prevede di iniziare ad addebitare determinati dazi doganali su alcuni prodotti dalla Serbia, in primo luogo, per gli ortifruttaggi come contromisura al “blocco” dell’emissione di licenze per l’esportazione di rifiuti metallici dallo scorso anno.

Questo  infligge milioni di euro di danni alle aziende coinvolte in questo, viola i principi del libero scambio e dunque anche l’Accordo di stabilizzazione e associazione, riporta il quotidiano “Danas”. Diversi Stati membri si sono lamentati del problema della mancata emissione di licenze e violazioni dell’ASA.  Vale a dire che diversi governi degli stati membri dell’Unione europea si sono lamentati del fatto che le licenze per l’esportazione di rifiuti metallici verso la Serbia si sono aspettate inutilmente per mesi. L’anno scorso la Serbia ha adottato una nuova legge che rende ancora più difficile il rilascio delle licenze. Invece di cercare di abolire completamente questi permessi, come aveva promesso di fare l’UE (entro la fine del 2018), la Serbia lo scorso anno ha emanato una nuova legge con la quale le aziende si ritrovano ad aspettare per mesi queste licenze, creando il problema dei rifiuti (ci sono solo due acciaierie in Serbia che possono acquistare questo tipo di rifiuti).

All’inizio di quest’anno, l’Ue ha inviato una lettera alla Serbia, ovvero al Ministero per la Protezione Ambientale chiedendo un incontro urgente su questo argomento, tuttavia questo non è ancora accaduto. Pertanto, l’Ue  ha deciso di avviare la procedura di sospensione per le misure commerciali autonome, il che implica l’addebito dei dazi doganali a determinati prodotti. Poiché questi prodotti non fanno parte dell’ASA, la riscossione dei dazi doganali potrebbe essere effettuata entro un mese, poiché non è richiesta alcuna procedura speciale. A febbraio, non abbiamo ricevuto risposta del Ministero dell’Ambiente riguardo alla questione del perché l’anno scorso la legislazione abbia modificato la legge e se la Serbia, come sostiene la CE, violi l’accordo e minacci il libero scambio.

“Noi insistiamo sul fatto che il potere discrezionale esercitato dalla procedura in connessione con la concessione di licenze sia esagerato e che, di fatto, porta ad un divieto assoluto di esportazioni”, ha sottolineato in una lettera di due mesi fa al direttore per i Balcani occidentali  Genoveva Ruiz Calavera indirizzata al Ministero per la Protezione Ambientale della Serbia.

La Commissione ha poi osservato che la Serbia ha il potere discrezionale quando si tratta di rilascio delle licenze per i prodotti coperti dalla convenzione di Basilea, ma qui stiamo parlando dell’esportazione di rifiuti che non rientrano nell’ambito della Convenzione, che si riferisce a problemi con l’esportazione di rifiuti non pericolosi. Come mostrato precedentemente, l’attuale procedura crea barriere ingiustificate al commercio tra l’UE e la Serbia, e pertanto, può essere considerata una violazione dell’articolo 36 dell’ASA, in base al quale ci deve essere alcuna restrizione quantitativa all’importazione o all’esportazione. “La Commissione si riserva il diritto di considerare ogni possibile protezione nel caso che la Serbia non sia conforme con gli obblighi assunti con la firma dell’ASA, soprattutto tenendo conto che la Serbia nel 2016 aveva 100 milioni di euro di esportazioni verso l’UE”, segnala una lettera della CE.

L’anno scorso, il Ministero per la Protezione Ambientale in due occasioni ha modificato l’ordinanza sul contenuto della documentazione presentata sulla richiesta di rilascio delle autorizzazione per l’importazione, l’esportazione e il transito di rifiuti. Non è ancora chiaro il motivo per cui lo stato della Serbia rafforzi ulteriormente la procedura per il loro rilascio. Nei negoziati con l’UE, la Serbia si è impegnata ad abolire le licenze per l’esportazione di rifiuti entro la fine del 2018, tuttavia, sono ancora necessarie per le società di esportazione.  Le contromisure pianificate dall’Unione saranno meno dannose di quelle che le aziende che esportano rifiuti metallici soffrono perché non possono esportare.

(https://www.danas.rs/ekonomija/eu-uvodi-srbiji-carine-za-voce-i-povrce/ )

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