L’ottobre di Mira Markovic

Editoriale di Aleksandar Apostolovski su Politika del 4 ottobre

Il quindicesimo anniversario della caduta di Slobodan Milosevic e di sua moglie Mirjana Markovic quest’anno viene oscurato dalla pubblicazione delle memorie della donna che si ritiene abbia portato alla rovina non solo la Serbia, ma anche il marito. 

Mira90_150x0“E’ stato così”, questo il titolo del voluminoso volume firmato da Mirjana Markovic, la vedova di Slobodan Milosevic. Nella ricorrenza del 5 ottobre si tratta di una sorta di assurdità politica quanto storica: la celebrazione dei quindici anni dalla caduta di Slobodan Milosevic e di sua moglie Mirjana Markovic oscurata dalla pubblicazione delle memorie della donna che si ritiene abbia portato alla rovina la Serbia e suo marito.

Mira Markovic ha avuto molti amici, scomparsi non appena lei ha perso il suo trono. Spariti con la stessa velocità e ferocia con cui si erano rifugiati sotto le sue gonne, quando lei veniva considerata la donna più potente del paese.

Chi è stata davvero Mira Markovic? Una moglie amata, incompresa dal suo popolo, con l’ambizione che tutta la Serbia diventasse come la leggendaria Prima Armata Proletaria dell’esercito jugoslavo, come enunciava nei suoi primi lirici testi da studentessa? Oppure è stata la Lady Macbeth di Pozarevac, che ha manovrato non solo Slobodan Milosevic, ma anche, come una piovra che allunga i suoi tentacoli nella politica, nell’Università, nei servizi segreti, nella mafia e tra i magnati?

Leggendo questo libro, pubblicato da Vecernje Novosti, sembra che la Markovic sia ancora la prima. Dunque tutto è iniziato con la Ottava Sessione (NdT: del Comitato Centrale del partito socialista di Serbia, quando Milosevic sconfisse il suo avversario liberale Dragisa Pavlovic). Così inizia il testo della Markovic, “La Serbia divenne un bosco incendiato”. Quindi ricorda l’incidente autombilistico cui incorsero Milosevic, appena nominato a capo del comitato centrale del partito in Serbia, e il figlio Marko di ritorno dalle celebrazioni del nuovo anno fuori Belgrado. Incidente da cui Milosevic uscì illeso e cui diede poco risalto “Chiunque sia stato si deve vergognare ma non ci è riuscito”.

mira-markovic1201-reuter-petar-kujundzic_fLa Markovic passa in rassegna i vari amici della coppia. Da Dobrica Cosic, che lei non considerava adeguato in quanto “sa di economia come di meccanica celeste”, scelto dal solo marito a diventare presidente della federazione, a Milan Panic, proposto da Dusan Mitevic come primo ministro federale. definito un ciarlatano capitato per caso a ruoli di grande responsabilità. Dopo un periodo di freddo con Mitevic, Slobo e Mira ripresero i contatti con lui, finquando seppero di un suo viaggio segreto negli Stati Uniti per incontrare anche esponenti della CIA. Nella cerchia degli amici della coppia vi è anche  Aleksandar Tijanic (NdT: giornalista e direttore della Televisione di Stato serba fino alla sua morte), presentato come il più importante giornalista jugoslavo e autore della prima intervista alla Markovic per il settimanale zagrebino Start e che successivamente presentò Mira sulle colonne della Slobodna Dalmacija. Così che i serbi conobbero il potere della Markovic in maniera indiretta, attraverso Tijanic e la Croazia. Tuttavia la Markovic considera l’amicizia con Tijanic un errore e questo a dimostrazione dei suoi frequenti errori nel valutare e scegliere i dirigenti, anche se questo sembra un modo ripulirsi la coscienza. Sebbene dopo la rottura lei lo definisca “un grande uomo con un piccolo cuore”, Tijanic fu nominato direttore delle televisioni Politika e BK e ministro dell’informazione, proposto proprio per le critiche al governo che portava avanti.

Comunque, la Markovic rimarca che Tijanic successivamente scappò in Bosnia, nel timore della propria vita e parla anche di Slavko Curuvija, con il quale si dice in contatto, anche se molti la collegano con l’assassinio di questo giornalista.

Tra altre accuse a vari esponenti del partito e già amici, Mira Markovic si prende lo spazio per raccontare il suo amore per Slobodan Milosevic. In uno dei suoi editoriali più famosi lo stesso Tijanic afferma che Milosevic è morto d’amore, dell’amore per Mira, che lo ha portato alla morte politica e clinica. Tijanic aveva ragione. Slobo ha regalato a Mirjana potere e addirittura un partito politico, anche se sapeva i danni che avrebbe prodotto tra i socialisti la Sinistra Jugoslava (NdT: il partito personale della moglie). In un paese machista girava la leggenda di uno Slobo in casa con la gonna e quando ha dovuto rinunciare al potere ha voluto garanzie per la moglie e il figlio, mentre lui è rimasto in Serbia, conscio che questo lo avrebbe portato al carcere del Tribunale dell’Aia.

La Markovic ricorda anche la lettera di protesta contro l’allora presidente della repubblica Boris Tadic, il quale pretese, per concederle di partecipare al funerale, che lei pagasse 15.000 euro di spese e che consegnasse il passaporto, fatto che la costrinse a restare tre mesi nel paese a causa di un procedimento giudiziario. La Markovic dimentica una cosa: che comunque doveva partecipare al funerale dell’uomo che le ha dato tutto, dall’amore al potere a una vita sicura a Mosca, per quanto pesante fosse poi il prezzo da pagare. Oggi sarebbe immorale attribuire tutto a una donna che molti ritengono abbia dominato il paese. Questa è in effetti un’illusione. Mira è stata solo la moglie del vero leader, la quale, a dispetto della tragedia della sua famiglia e del suo popolo, ha vissuto quel che molte donne possono solo sognare: essere sinceramente amate dal proprio marito.

(Politika, 04.10.2015)

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One Reply to “L’ottobre di Mira Markovic”

  1. Istriano ha detto:

    Mira ai funerali di suo marito? Per poterla tradire, come hanno fatto con Slobo, vergognosamente i tre personaggi alle piu’ alte cariche, che dopo aver firmato che non sara’ consegnato al Tribunale Aia, l’ hanno lasciato al kidnaping alla Far West! Vi rendete conto quanta sofferenza non poter andare ai funerali. Non dovrebbero restituirgli il passaporto? O deve far la fine di Bobby Fisher, che per aver giocato la partita di scacchi nel Montenegro (!) non ha potuto rientrare nel suo Paese!?

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