L’occupazione in Serbia è aumentata in modo significativo negli ultimi 10 anni

L’arrivo di investitori stranieri è stato fondamentale per ridurre le tasse e far crescere il numero dei datori di lavoro. I disoccupati in Serbia, secondo i registri del Servizio di occupazione nazionale, sono quasi 300.000 in meno rispetto a 10 anni fa. Il numero di persone senza un libretto di lavoro nel 2010 era pari a 767.418. Nei successivi cinque anni 7.500 di meno, e ancora meno l’anno scorso quando sono stati registrati 569.778 disoccupati. A febbraio di quest’anno ce ne sono ancora meno e ora risultano 514.119 persone registrate senza un lavoro.

Uno degli esempi più brillanti è il comune di Indjija, dove il tasso di disoccupazione è inferiore alla media europea e si attesta al 3,4%. Quando verranno creati altri 1.200 nuovi posti di lavoro nei prossimi due anni, nessuno rimarrà senza lavoro.

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Secondo Zoran Martinovic, direttore del Servizio nazionale, è la prima volta che il tasso di disoccupazione e il tasso di occupazione sono rimasti pressoché identici nel quarto trimestre rispetto al terzo trimestre. Il quarto ha realisticamente registrato un aumento del tasso di disoccupazione a causa di una diminuzione dell’occupazione nel settore agricolo e delle costruzioni e nel volume dei lavori stagionali.

“L’aumento dell’attività economica, l’arrivo di nuovi investitori in Serbia e la creazione di nuovi posti di lavoro, quindi la riduzione nei contributi da parte datori di lavoro, gli incentivi e la riuscita attuazione di politiche occupazionali attive sono stati i principali contributi alla riduzione della disoccupazione”, ha sottolineato Martinovic. Sulla base delle esigenze segnalate dai datori di lavoro, è emerso che un interesse esiste per tutti i livelli di istruzione, dal più basso al più alto.

Dall’altra parte, il professore della Facoltà di Economia di Belgrado, Ljubodrag Savic, ritiene che tre parametri debbano essere presi in considerazione quando si discute del calo della disoccupazione: una metodologia nuova per il calcolo del numero di occupati e disoccupati, la fuga delle persone dal Paese e un calo naturale dell’aumento.

“Questi sono indicatori quantitativi, e sebbene ci sia stata una vera diminuzione, è in misura minore, afferma il prof. Savic. Oggi si calcola che ogni persona che ha lavorato per almeno un’ora negli ultimi sette giorni prima di condurre l’indagine sulle forze di lavoro sia impiegata, il che è una metodologia radicalmente diversa dalla precedente. Non possiamo trascurare che circa 30.000 giovani lasciano la Serbia ogni anno e attualmente gli abitanti sono meno di sette milioni”.

Il modo più semplice per ottenere un lavoro oggi è essere laureato in ingegneria informatica, ingegneria elettrica e commerciale, elettronica, ingegneria meccanica e ingegneria civile con licenze appropriate. Lavoro c’è anche per professori di matematica, fisica, lingue straniere, anestesisti, cardiologi, pediatri, oculisti, ginecologi, farmacisti, biochimici, esperti finanziari e commercialisti.

“Quando si tratta di profili con istruzione inferiore, gli artigiani come fabbri, cuochi, carpentieri, muratori, falegnami, ma anche tecnici di meccanica, farmacia e infermieristica, infermiere e conducenti di mezzi di trasporto, trovano con più facilità un impiego”, conclude Martinovic.

https://www.novosti.rs/vesti/naslovna/ekonomija/aktuelno.239.html:851773-Skracen-spisak-nezaposlenih-za-300000-ljudi-Prema-podacima-Nacionalne-sluzbe-za-zaposljavanje-za-10-godina-znacajno-porasla-zaposlenost

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