Lo Stato inizia i controlli sul lavoro in nero

Sono iniziati i controlli a tappeto sul lavoro in nero, che si ritiene caratterizzi il 30% dell’occupazione, quanto il PIL, che si ritiene sommerso per il 30%.

Secondo i dati del Ministero della pubblica amministrazione e degli enti locali,  tra le attività dove si lavora in nero vi  sono innanzitutto le “manifatture” di prodotti tessili che operano in appartamenti, case, cantine e altri locali simili che producono capi di abbigliamento falsificando i marchi celebri. Seguono le vendite di capi contraffatti improvvisate in appartamenti in affitto, gli studi dentistici messi in piedi in abitazioni private, macelli e macellerie abusive, case di cura, attività di vendita di prodotti non alimentari, organizzazione di matrimoni e attività simili di intrattenimento.

In applicazione della legge sulle ispezioni, gli ispettori punteranno prima a chiudere quelle atività illegali che possono arrecare un danno alla salute dei cittadini o all’ambiente, quali panetterie, macellerie e rivendite di prodotti alimentari. Ilk ministro Kori Udovicki ha sottolineato che il primo obiettivoè quello di tutelare la salute dei cittadini e non di perseguire coloro che attraverso certe attività cercano solo di sopravvivere.

La nuova legge sulle ispezioni approvata lo scorso aprile consente agli ispettori di mettere in pratica anche le misure coercitive comminate allecosiddette “entità non registrate”, ovvero quelle che non sono registrate presso il Registro Imprese, non pagano le tasse danneggiando il bilancio statale e non si curano della sicurezza dei loro lavoratori e di quella dei consumatori.

Il presidente dell’Unione dei datori di lavoro Nebojsa Atanackovic dichiara che è difficile stimare quanti lavorano in nero in serbia ma si ritiene che il bilancio statale venga danneggiato per oltre il 30% per mancati introiti fiscali o contributivi. Secondo Atanackovic il grande numero di disoccupati fa sì che molte attività, quali idraulici, elettricisti, installatori di impianti di condizionamento, vengano erogati in nero da persone che cercano così di sopravvivere, per cui bisogna prima colpire gli imprenditori “veri”, ovvero coloro che posseggono impianti significativi ma operano in maniera irregolare. “Dovremmo partire da questi e poi passare alle attività più piccole”, dice Atanackovic.

La ministra Udovicki sottolinea l’importanza dell’aiuto concreto da parte di tutti e che gli ispettori affrontino tutte le modalità di lavoro irregolare: “Vi è vita anche senza documenti e dobbiamo iniziare a riconoscere tale vita”, afferma la ministra.

(B92, 03.08.2015)

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