Lo stato di emergenza non protegge i dipendenti dai licenziamenti

L’introduzione dello stato di emergenza e la cessazione del lavoro di alcune attività di servizi, nonché il ridotto volume di lavoro in altri settori, hanno già causato i primi licenziamenti in Serbia.

“Nulla cambia con l’introduzione di uno stato di emergenza; licenziamenti e riduzioni delle retribuzioni possono avvenire alle stesse condizioni come finora, sulla base dell’attuale legge sul lavoro”, afferma Mario Reljanovic dell'”Institut za uporedno pravo”.

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Ancor prima che venisse introdotto lo stato di emergenza, alcuni hotel avevano chiuso a chiave e licenziato i dipendenti perché non c’erano più clienti. La stessa strada potrebbe seguire il resto del settore dei servizi, ma anche altre attività che non possono organizzare il lavoro da casa.

L’area grigia dell’economia è un problema in più. In Serbia, secondo l’agenzia NALED, quasi il 20% delle imprese opera nell’area grigia.

“La situazione non può essere risolta senza la solidarietà dello Stato, dei datori di lavoro e dei dipendenti, dice Reljanovic, ma ciò non sta ancora accadendo nella pratica”. Vuckovic, redattore del portale “Radnik.rs”, sostiene che senza l’aiuto dello Stato i datori di lavoro si troveranno in una situazione in cui dovranno spesso scegliere tra licenziamenti o riduzione degli stipendi dei dipendenti.

“Il settore privato dipende da ciò che il datore di lavoro deciderà. Gli appelli dello Stato secondo cui i datori di lavoro non devono licenziare i lavoratori non significano molto, e in questa situazione è necessario un compromesso tra governo, datori di lavoro e sindacati”, afferma Vuckovic, aggiungendo che “i più vulnerabili in questo caso sono proprio quelli che hanno contratti a termine o lavorano in nero, e ora devono scegliere tra sopravvivenza e salute”.

Gli uomini d’affari chiedono aiuto allo Stato in modo da non dover licenziare i lavoratori e tra le proposte che potrebbero essere ascoltate vi sono la riduzione e la riprogrammazione del debito o dei sussidi salariali.

La legge sul lavoro stabilisce che un dipendente ha diritto a una compensazione del 60% del salario medio durante la cessazione del lavoro o la riduzione del volume di lavoro, che si è verificato non per colpe proprie. Lo stipendio non può essere inferiore al minimo salariale e questo diritto si attua per un massimo di 45 giorni in un anno solare.

La legge stabilisce inoltre che in caso di interruzione del lavoro, ovvero riduzione del carico di lavoro, il datore di lavoro può dare al lavoratore un congedo del massimo di 45 giorni, con il consenso del Ministro.

http://rs.n1info.com/Biznis/a579535/Vanredno-stanje-ne-stiti-zaposlene-od-otkaza.html

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