Lo smart working ha ridotto la produttività

Attrezzature tecniche insufficienti, incertezza tra orario di lavoro e tempo da dedicare alla famiglia, comunicazione difficile con colleghi e clienti, aumento dei costi che i datori di lavoro rimborsano raramente, ansia dovuta a notizie preoccupanti…A causa dell’incertezza affrontata dai giovani lavoratori nel mercato del lavoro durante la pandemia, ma anche a causa dei cambiamenti nel modo in cui si lavora, è stato recentemente fatto un sondaggio online dalla Federazione dei sindacati indipendenti della Serbia, a cui hanno partecipato 448 lavoratori dei sei Paesi dell’ex Jugoslavia.

Si è quindi scoperto che l’aumento della disoccupazione e della disuguaglianza preoccupa di più gli intervistati dalla Slovenia, e meno quelli dalla Serbia e dalla Republika Srpska. Lo stesso per l’aumento della povertà, mentre la più alta preoccupazione per la perdita di posti di lavoro è stata espressa dai lavoratori di Slovenia e Macedonia, e la più bassa da Croazia e Montenegro.

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Per quanto riguarda la Serbia, l’indagine ha mostrato che il numero di dipendenti non è cambiato durante la pandemia per il 65% degli intervistati, mentre è diminuito per il 23%, più nel settore privato che nel settore pubblico. In relazione alla regione balcanica, si è verificata una significativa riduzione del numero di dipendenti solo in Slovenia e Croazia.

L’orario di lavoro settimanale medio in Serbia è diminuito di 4,9 ore, da 37,6 a 32,7 ore. Il numero dei giovani che lavoravano meno di 40 ore prima dell’epidemia è aumentato dal 19,3% al 45,5% durante l’epidemia.

Circa un quinto degli intervistati serbi ha subito una riduzione salariale, un terzo dei quali lavora nel settore privato. Solo l’11% dei giovani lavoratori ha avuto un aumento di stipendio.

Per quanto riguarda il volume di lavoro, solo per un quinto di essi il volume è rimasto invariato, mentre è aumentato nel 31% degli intervistati, ed è diminuito fino al 47% per altri.

Il sondaggio ha anche confermato che il 49% degli intervistati in Serbia ha lavorato da casa; solo in Montenegro si lavora da casa più che in Serbia mentre la Croazia registra il livello più basso. La maggior parte dei dipendenti in Serbia ha utilizzato attrezzature di lavoro personali (computer, internet, telefono). Più della metà degli intervistati ha anche affermato che in futuro vorrebbe continuare a lavorare da casa.

Ben il 67,6% degli intervistati serbi ha espresso un atteggiamento positivo verso forme di lavoro flessibili, come lo smartworking, il lavoro da casa, il lavoro part-time.

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