Lo Cascio: “Ci attendiamo da Pristina comportamenti coerenti con lo spirito del Dialogo”

L’Ambasciatore d’Italia in Serbia Carlo Lo Cascio nell’intervista a Blic: “Belgrado ha dimostrato di essere ormai un elemento di stabilità nella Regione”.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva detto che l’Italia è “ambasciatore” della Serbia presso l’UE. Cosa significano le sue parole?

Italia e Serbia sono partner “strategici” non a caso, nel senso che ereditiamo i nostri legami dalla storia, dalla vicinanza geografica e dall’intensità dei rapporti commerciali. Per questo, confermiamo appieno quel tradizionale rapporto di amicizia che legittima l’Italia ad assumere il ruolo di “sostenitore” delle istanze di Belgrado presso l’UE nel quadro del negoziato di adesione; e con la Serbia, l’Italia intende continuare a lavorare – anche in campo economico – per consolidare la stabilità dei Balcani e la loro prospettiva europea. Comprendiamo che in questa fase possa esserci dello scoraggiamento a causa della mancanza di più rapidi progressi nel negoziato di adesione. Questo è il momento opportuno per ricordarci a vicenda le motivazioni che ci hanno portato fin qui e per non perdere di vista i nostri rispettivi interessi strategici – a cominciare dalla stabilità regionale. Sappiamo che il negoziato è complesso,  laborioso e richiede uno sforzo congiunto. Alla Serbia spetta portare avanti le riforme, già avviate; a noi sostenerne gli sforzi e ricompensare Belgrado, al momento opportuno, accogliendola nella famiglia europea, che resta il più grande progetto di pace e sviluppo degli ultimi 70 anni. A nostro avviso, la Serbia ha già fatto la scelta giusta per il suo futuro. Siamo certi che andrà avanti, affrontando la sfida con tutte le risorse di cui dispone. Forse ad alcuni può apparire un obiettivo ambizioso, ma noi ci crediamo.

Ci può dunque aiutare a interpretare le raccomandazioni della Commissione europea che separano Belgrado dall’ingresso nell’UE?

Osservando il panorama generale della Serbia, il miglioramento delle prospettive macroeconomiche, il serio risanamento di bilancio, la maggiore crescita, l’attrazione degli investimenti esteri, il più favorevole clima imprenditoriale descrivono un quadro positivo. Inoltre, la Serbia ha compiuto alcuni progressi verso l’adeguamento ai modelli europei nei settori della giustizia, della libertà e dei diritti fondamentali. In alcune aree, i cambiamenti sono più rapidi, in altre sono più lenti. Siamo consapevoli della complessità di queste riforme e del tempo necessario per attuarle. Sfogliando il rapporto di Bruxelles ci sono ragioni per essere soddisfatti, altre per non esserlo. La Serbia sa che deve fare di più, sa che può fare di più, per trasformare alcune parziali modifiche in innovazioni sostanziali. Del resto, durante sua la visita qui, il Presidente Conte, pur ribadendo l’apprezzamento dell’Italia per gli sforzi della Serbia, ha posto l’accento sulla necessità di un’azione più incisiva, in particolare nell’ambito dei capitoli negoziali 23 e 24 (giustizia, stato di diritto, libertà fondamentali), per imprimere un cambio di passo al negoziato con Bruxelles.

L’Italia continuerà a sostenere il processo di adesione della Serbia all’UE dopo queste elezioni europee?

Per noi questo è un punto fondamentale. Lo ha detto chiaramente il Presidente Conte e lo ha riaffermato recentemente anche il Vice Presidente Salvini, dopo l’incontro con il Presidente Vucic a Roma a maggio. Da ultimo, qualche giorno fa, anche il Ministro Moavero ha ribadito in Parlamento – con altrettanta convinzione – che noi siamo tra i Paesi di punta nel sostenere la necessità del processo integrazione degli Stati dei Balcani occidentali. Certo, siamo consapevoli – noi come gli amici serbi – che non possono esservi scorciatoie e che entrare nell’UE significa innanzitutto condividerne i principi e i valori e adeguare normative e prassi nazionali a quelle comunitarie . Detto questo, siamo decisamente favorevoli all’apertura di nuovi capitoli a favore della Serbia, affinché il negoziato possa effettivamente avanzare e Belgrado venga messa in condizione di fare di più in settori considerati chiave per  l’avvicinamento agli standard europei.

Cosa deve fare ancora la Serbia per imprimere una svolta al negoziato?

Ho seguito con attenzione il dibattito alla presentazione dell’ultimo “progress report”: leggendolo ritengo che esso costituisca un passaggio intermedio di un processo, che sta andando avanti, non certo l’“ultima parola” dello stesso. Bisogna proseguire il lavoro con impegno e fiducia. Quanto al dibattito interno, è auspicabile che tra tutte le parti si inneschi una dinamica di dialogo positiva e fruttuosa, specialmente nell’ambito parlamentare. Nel campo dello stato di diritto, prendiamo atto delle riforme che sono state approvate (anticorruzione, definizione della media strategy) e di quelle ancora in corso (sistema della giustizia). Tuttavia, mentre da una parte occorre più impegno per quanto ancora deve essere concluso, dall’altra serve mantenere la responsabilità perché anche la fondamentale fase dell’attuazione sia efficace. Ad esempio, ci attendiamo che la media strategy, una volta varata definitivamente, consenta realmente lo sviluppo di un clima rinnovato e armonioso per l’informazione, funzionale anche per accrescere la libertà d’espressione.

Quando riprenderà il Dialogo con Pristina la Commissione europea avrà una posizione più favorevole per il negoziato con la Serbia?

Abbiamo apprezzato gli sforzi serbi in seno al Dialogo per arrivare a una soluzione di compromesso con Pristina. La stabilità della regione dei Balcani occidentali è della massima importanza per l’intero continente europeo e un accordo omnicomprensivo e giuridicamente vincolante sulla normalizzazione tra Belgrado e Pristina è un elemento essenziale affinché tale stabilità possa essere pienamente conseguita e mantenuta a lungo termine. Siamo consapevoli degli ostacoli, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare i risultati ottenuti negli ultimi anni. In effetti, dobbiamo preservare il lavoro già svolto sotto l’egida dell’Unione europea e continuare a svilupparlo. Per questo, riteniamo che il dialogo facilitato dall’UE rimanga il quadro e il formato più idoneo per proseguire il processo. Il Dialogo è un esercizio complesso, lo comprendiamo, ma – come hanno di recente ricordato l’Alto Rappresentante Mogherini e lo stesso Presidente Vucic – lo “status quo” non è un’opzione percorribile. Pertanto, da parte italiana continuiamo a sostenere e incoraggiare la profusione di ogni sforzo possibile delle parti per raggiungere tale intesa.  Il raggiungimento di un  accordo omnicomprensivo e giuridicamente vincolante nel quadro del Dialogo tra Belgrado e Pristina è per entrambe condizione necessaria per il prosieguo del percorso di avvicinamento alla UE e – in particolare – è parte integrante del negoziato di adesione della Serbia.

Qual è la posizione italiana rispetto ai dazi imposti da Pristina e quanto accaduto nei giorni scorsi in Kosovo?

Da parte nostra abbiamo più volte sollecitato il ritiro dei dazi da parte di Pristina il prima possibile, per far ripartire il Dialogo. Crediamo che i colloqui debbano essere affrontati esplorando tutti i margini di manovra a disposizione per arrivare a una soluzione sostenibile. Abbiamo molto apprezzato l’atteggiamento responsabile che la leadership serba ha adottato sin dall’inizio della crisi. Belgrado ha dimostrato di essere ormai un elemento di stabilità nella Regione e auspichiamo che continui con questo approccio costruttivo. Ci attendiamo anche da parte di Pristina comportamenti coerenti con lo spirito del Dialogo. Entrambe le parti devono lavorare nella stessa direzione, per esempio lavorando alla introduzione di misure di rafforzamento della fiducia.

Nel 2019 si celebrano i 140 anni di relazioni diplomatiche e 10 di partenariato strategico?

I rapporti sono eccellenti, come dimostrato anche dal fatto che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato in visita in Serbia tre mesi fa, scegliendo la Serbia per la sua prima missione nei Balcani. E’ stato il momento più significativo, dal punto di vista istituzionale e non solo, di un periodo già molto intenso. Dal punto di vista economico, abbiamo chiuso il 2018 con un interscambio record di oltre 4 miliardi di euro, per cui l’Italia rimane il secondo partner commerciale e tra i primissimi investitori esteri in Serbia. Inoltre, l’Italia è stata quest’anno Paese partner della Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Novi Sad, con la partecipazione di più di 30 aziende italiane e l’intervento del Vice Ministro per l’Agricoltura, Franco Manzato. Continuiamo a lavorare anche affinché la presenza delle imprese italiane qui in Serbia crei sempre maggiore integrazione dei due sistemi economici, puntando a investire sia nei tradizionali settori di collaborazione come l’agricoltura, sia nei settori più innovativi, ossia le energie rinnovabili e l’IT.

Photo Credits:”Tanjug:Dusan Aničić”

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