Ljajic: Se Pristina non abolirà le tasse entro il 1° luglio, prenderemo in considerazione le contromisure

Se Pristina non abolirà le tasse imposte sulle merci provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia entro il summit dei leader dei Balcani occidentali a Parigi il 1° luglio, i due paesi prenderano insieme in considerazione l’introduzione di diversi modelli di contromisure, ha dichiarato il Ministero del Commercio, del Turismo e delle Telecomunicazioni di Serbia.

Il ministro del Commercio, del Turismo e delle Telecomunicazioni di Serbia, Rasim Ljajic e il Vice presidente del Consiglio dei Ministri e, ministro del Commercio estero e delle relazioni economiche della Bosnia-Erzegovina, Mirko Sarovic, hanno  concordato durante un incontro a Sarajevo che i due paesi dovrebbero agire insieme e svolgere attività coordinate, volte ad aumentare la pressione su Pristina di abolire le tasse.

I due ministri sono d’accordo anche per un maggior grado di integrazione economica nei Balcani, che implica la creazione di uno spazio economico comune, senza barriere e procedure complicate che ostacolano il libero flusso di beni, persone, servizi e capitali.

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La condizione per questo è l’abolizione incondizionata delle tasse imposte da parte di Pristina, si afferma nella dichiarazione. Se questo non dovesse avvenire, come si stima, l’UE andrebbe a minare ulteriormente la propria credibilità, e i paesi di questa regione perderebbero un’altra occasione per la ripresa economica e la normalizzazione della situazione politica.

Ljajic ha ricordato che dal 21 novembre, quando sono state introdotte le tasse, al 21 maggio, la Serbia sul Kosovo e Metohija ha spedito 189,5 milioni in meno di merci rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, che rappresenta una diminuzione del 80%.

Questo significa, come dice Ljajic, che il danno è leggermente più grande di un milione di euro al giorno.

Sarovic ha detto che negli ultimi sei mesi, la Bosnia-Erzegovina ha spedito 27 milioni in meno di beni in Kosovo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un calo del 97%. Secondo lui, nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati venduti beni per un valore di 500.000 euro.

I due ministri hanno concluso che anche i cittadini del Kosovo soffrono a causa di queste tasse, in quanto i prezzi al dettaglio sono aumentate del 5,3%, il deficit commerciale è aumentato del 5,4% e le importazioni del 6,4%.

Nel corso della riunione è stato osservato che a causa delle tasse si sono fermate quasi tutte le iniziative regionali, causando così danni politici e dificoltà per la normalizzazione dei rapporti nella regione. Ad esempio, il protocollo aggiuntivo 5 (agevolazione degli scambi nel CEFTA) non è stato ancora ratificato solo dall’Assemblea del Kosovo, il protocollo 6 (scambi di servizi), anche se armonizzato, non è stato firmato a causa di problemi causati dall’introduzione delle tasse, e per il protocollo 7 (risoluzione delle controversie) non sono state avviate le trattative per lo stesso motivo.

Si è anche convenuto che i due paesi chiedano alla Commissione europea un maggior coinvolgimento nelle urgenti riforme ddell’accordo CEFTA.

A causa delle tasse imposte ai due paesi dalle istituzioni di Pristina, il CEFTA di fatto non esiste nella forma in cui è stato costituito 13 anni fa, afferma la nota.

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