Ljajic: la Croazia viola l’accordo di stabilizzazione e associazione

Secondo il Ministro del commercio e del turismo della Serbia, Rasim Ljajic, l’introduzione di barriere non doganali da parte della Croazia costituisce una drastica violazione dell’Accordo di stabilizzazione e di associazione.

Per questo motivo, ha spiegato Ljajic martedì, la Serbia si rivolgerà alla Commissione europea, chiedendo di riconsiderare la decisione della Croazia, membro dell’Unione europea.

In precedenza, i media di Belgrado hanno riferito che il paese confinante ha ampliato l’elenco dei prodotti ortofrutticoli provenienti da paesi terzi, inclusa la Serbia, che devono essere sottoposti a controlli fitosanitari al confine e, al tempo stesso, ha introdotto nuove tasse, 22 volte superiori rispetto a prima.

Ljajic, che ricopre anche il ruolo di vice Primo Ministro, ha aggiunto che, per quanto riguarda la reazione della Serbia a questa decisione, alcune misure relative alla vigilanza fitosanitaria sono già state attuate.

Tramite una comunicazione pubblicata sul sito web del Governo serbo, il Ministro ha ricordato a questo proposito quanto previsto dall’articolo 36, paragrafo 1, dell’Accordo che stabilisce che “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente accordo non saranno introdotti nuovi dazi doganali sulle importazioni o sulle esportazioni o tasse di effetto equivalente”.

Ljajic ha annunciato che Belgrado contatterà i paesi della regione, in primo luogo Macedonia e Bosnia-Erzegovina, i quali subiscono gli effetti della misura stabilita dalla Croazia, per presentarsi congiuntamente dinanzi alla Commissione europea al fine di proteggere i propri interessi economici.

“La decisione della Croazia rappresenta anche una drastica violazione delle regole e dei principi dell’Organizzazione mondiale del commercio, secondo cui non dovrebbero esserci discriminazioni tra i prodotti nazionali e quelli importati in termini di tasse”, ha sottolineato Ljajic.

“Non vogliamo una guerra commerciale con la Croazia, perché non è nell’interesse di entrambi i paesi. Sarebbe meglio risolvere questo problema su base bilaterale, ma se ciò non sarà possibile, allora internazionalizzeremo il problema e cercheremo soluzioni nel quadro della Commissione europea”, ha concluso il Ministro.

(b92, 01.08.2017)

http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2017&mm=08&dd=01&nav_id=101964 

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