Libera concorrenza ancora utopia in Serbia

In molti settori dell’economia serba vengono rilevate violazioni delle regole di mercato: dalla produzione di olii alimentari alla produzione di energia elettrica, dalla vendita di sigarette fino alla produzione di gelati e di altri prodotti di largo consumo.  

Lo sottolinea la Commissione antitrust della Serbia, la quale ha ricevuto oltre 50 segnalazioni da parte di singoli cittadini, associazioni di consumatori e imprese che hanno evidenziato numerose situazioni di abuso di posizione dominante o violazioni dei regolamenti per le forniture statali. 

I consumatori serbi spesso pagano cifre estremamente differenti (a volte anche il doppio) per lo stesso marchio, che spesso è di qualità più bassa rispetto all’omologo acquistabile all’estero.  Questa situazione si rileva in tutti i settori (abbigliamento, calzature, prodotti per la scuola, apparecchiature tecnologiche, telefonini). La Commissione Antitrust rileva che di questi squilibri è responsabile la lobby degli importatori. “L’importatore generale fissa esattamente il prezzo minimo sotto il quale non potete andare e questo  significa che non c’è concorrenza. Un piccolo commerciante non può comprare un prodotto all’estero perché, se lo fa, deve pagare una percentuale all’importatore generale, che rappresenta nel paese un particolare produttore. Quindi egli deve caricare sul prodotto sia il suo guadagno sia quanto deve per questi extra costi che manipolano il mercato.  La lobby degli importatori deve essere sottoposta a controlli molto rigidi”, spiega Goran Papović dell’Organizzazione Nazionale dei Consumatori di Serbia. I problemi dipendono anche dal fatto che la Commissione Antitrust conta solo dieci dipendenti per coprire l’intero territorio del paese. 

Violazioni della legge sono anche evidenti nelle procedure di fornitura allo Stato. “Le più frequenti violazioni della corretta concorrenza nel settore delle forniture pubbliche avvengono quando I partecipanti si accordano tra loro per decidere chi vincerà il bando o quale prezzo sarà applicato alla documentazione di gara. Vi sono anche altre situazioni quando un serio offerente rinuncia a partecipare a un bando per poterne vincere un altro. Solo il 2,7% di chi presenta offerte fa parte dei fornitori delle amministrazioni statali. Le autorità che presiedono ai bandi dovrebbero definire in maniera trasparente e dettagliata le condizioni per parteciparvi, al fine di avere un numero maggiore di fornitori”, aggiunge Vladimir Antonijevic della Commission Antitrust

Qualche volta lo Stato, in quanto acquirente, è il primo a ostacolare la competizione e a mantenere regolamenti inadeguati. I regolamenti di bando fin troppo flessibili consentono agli enti appaltanti di definire alcune condizioni per far sì che solo un piccolo numero di imprese possa partecipare ai bandi con la speranza di vincerli. Degli abusi nella stesura e nella conduzione dei bandi di gara che minano il principio di concorrenza non hanno voluto parlare i rappresentanti della Commissione per il rispetto dei regolamenti nelle forniture pubbliche.

Di queste distorsioni della concorrenza il prezzo maggiore viene pagato dai cittadini, sia come fruitori dei servizi che come contribuenti.  

(RTS, 19.01.2018)

http://www.rts.rs/page/stories/sr/story/13/ekonomija/3007718/ko-krsi-trzisna-pravila-u-srbiji.html

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